Luigi “Gino” Tucci nel suo storico locale
2 minuti per la letturaUn sentito ricordo di Gino Tucci, uno degli ultimi barbieri storici della città ad un anno dalla scomparsa. Storico il suo salone dietro allo Stabile
POTENZA – Nel trascorrere dei secoli il barbiere è stato molto più di un artigiano. È stato medico improvvisato, musicista, narratore di storie, confidente silenzioso della vita quotidiana. Oggi, in un tempo di saloni standardizzati e mode veloci, questa figura sembra appartenere a un’altra epoca. A Potenza, fino a un anno fa, a quella tradizione si ascriveva ancora il nome di Luigi Tucci, per tutti Gino.
IL RICORDO DI GINO TUCCI
Scomparso il 4 febbraio 2025, Gino è stato uno degli ultimi barbieri storici della città. Nato nel 1943 a Balvano, iniziò a imparare il mestiere quando era poco più di un bambino a Salerno. A sedici si trasferì a Potenza, dove affinò il mestiere lavorando nei saloni storici, prima dal maestro Misuriello e poi nella barberia Mattioli. Nel 1978 aprì il suo salone in via Teatro Stabile 9, nel cuore del centro storico, dando avvio a un percorso artigiano durato mezzo secolo.
«Io sono un barbiere», amava dire con orgoglio, in difesa di un mestiere che sentiva suo fino in fondo. In quelle parole c’era una scelta precisa: fedeltà ai gesti antichi, a un’idea di lavoro fatta di manualità, rispetto e relazione umana. Lo dimostravano i suoi arnesi, di cui aveva cura quasi rituale: il rasoio affilato sulla “strappa”, la schiuma alle mandorle per insaponare la barba, l’allume di rocca per lenire la pelle, il dopobarba Floïd, che acquistava personalmente a Napoli.
Le pareti del salone erano un archivio di memoria: cartoline, appunti, fotografie. Attori, clienti affezionati, volti noti e anonimi. Tra tutte, la foto con Gino Bramieri, colto in una risata piena mentre gli tagliava i capelli, raccontava meglio di molte parole il clima di quella bottega. Per Gino il rapporto con i clienti non era un dettaglio, ma il cuore del mestiere. Amava dire che, pur avendo solo la quinta elementare, il suo lavoro gli aveva regalato un’università quotidiana fatta di dialoghi, racconti e confronti. Così i clienti diventavano amici, e molti padri hanno portato i figli sulla sua poltrona, tramandando un’abitudine familiare e un modo di stare insieme.
Gino Tucci è stato il barbiere di fiducia di intere generazioni di potentini. Con loro ha attraversato le trasformazioni della città senza mai snaturarsi, tra un taglio e l’altro, mentre il tempo sembrava fermarsi davanti allo specchio, sospeso tra passato e presente.
A un anno dalla sua scomparsa, quella poltrona non c’è più. Con lui se ne va qualcosa di fragile e prezioso: se ne va un modo di stare al mondo, fatto di pazienza, curiosità e dignità del lavoro. A noi resta il ricordo di un uomo che, con un sorriso cordiale e l’abilità delle sue mani, ha saputo prendersi cura delle persone.
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