Tempo di lettura 3 Minuti

 

“GRANDE musica da film”   per un indimenticabile concerto che per due giorni  ha emozionato la Basilicata, a Matera per il “Festival Duni”  e  al teatro romano del sito archeologico di Grumento Nova  per  “Teatri di pietra”. Ad eseguire colonne sonore e brani di Astor Piazzolla, l’orchestra della Magna Grecia con al pianoforte il grande maestro Luis Bacalov. Prima della sua esibizione a Matera,  il   maestro premio Oscar per  “Il postino”,  si concede ad un’intervista per il Quotidiano.

Maestro, intanto quanto è cambiata Matera da quel famoso  “Il Vangelo secondo Matteo”  di Pasolini  per cui lei ha composto le musiche?

«Certamente 50 anni fa, quando ho conosciuto questa città, era molto diversa. E’ diventata oggi qualcosa di differente da tanti punti di vista. E’ una città oggi più dinamica e sembra saper valutarsi per la grande storia e bellezza che ha».

Come si compongono colonne sonore così immortali come quelle che lei ha regalato al cinema?

«Intanto non so se sono immortali, lo dirà la storia. Si parla di ispirazione: di colpo c’è un’illuminazione e uno trova uno spunto, un tema, una strategia compositiva però io sono d’accordo con il sommo compositore Bach che  disse: per scrivere musica ci vuole il 5% di ispirazione e il 95% di aspirazione. Non serve, per scrivere un pezzo, un momento nel quale si capisce che si è trovato un tema, bisogna lavorare costantemente».

Nei concerti di questi giorni musiche composte da lei per i film ma anche un po’ di Astor Piazzolla.  Esiste secondo lei un muro tra la musica detta “colta” e quella più popolare come  il tango?

«La barriera che separa la musica popolare dalla musica cosiddetta colta, in Argentina per esempio, è meno forte: nel muro ci sono dei varchi che vengono transitati continuamente. Tanti importanti  direttori d’orchestra  dell’Argentina, suonano  anche nelle orchestre di tango. Oltretutto a me la parola colta non piace. Non esiste musica “incolta”, purtroppo le parole che si usano sono ideate da accademici che per farsi belli si inventano una serie di definizioni, per sentirsi superiori».

Maestro, viste le sue tante collaborazioni con registi e pensatori italiani, da chi come uomo ed artista si sente di aver imparato di più?

«Se uno ha la testa aperta si impara moltissimo da tutte queste persone di grande spessore artistico. Io ho imparato moltissimo da Fellini. E’ uno che quando ho scritto la musica della “La  città delle donne” viveva per il suo film, era la cosa più improntate della sua vita, tutto il resto era secondario. Questo è un grande insegnamento». 

 Concludiamo. Cosa è per lei la Bellezza?

«E’ un concetto difficile da acchiappare, ci sono filosofi che l’hanno cercata  come Platone, Aristotele, Kant e io non posso dirlo, non lo so, io sono solo un umile musicista».  

 

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •