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CATANZARO – Politici e imprenditore interlocutori principali di una ‘ndrangheta capace di esprimere «un radicato livello di penetrazione nel mondo politico ed istituzionale, ottenendo indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche». Un meccanismo che si è consolidato nella storia della criminalità organizzata calabrese, ma che negli ultimi anni è diventato ancora più diffuso, radicato e coinvolgente. La Direzione Investigativa Antimafia ha tracciato il profilo della ‘ndrangheta calabrese, pubblicando la relazione semestrale sulle attività svolte nei primi sei mesi del 2019. I nomi e cognomi delle famiglie mafiose restano invariati, ma cambiano spesso gli assetti, le alleanze, le figure emergenti che si sostituiscono agli elementi finiti in carcere nelle numerose operazioni portate a termine in questi mesi.

Quello che emerge dalla relazione semestrale della Dia, rappresenta una fotografia inquietante del potere ‘ndranghetistico, capace di dialogare con altre mafie (a partire da quella siciliana e pugliese), ma soprattutto inquinando fortemente sia gli apparati della politica e della pubblica amministrazione, sia quelli dell’economia.

Imprese corrose dalla malavita

D’Altronde, la Dia sottolinea come «l’infiltrazione nel settore imprenditoriale le consente di inserirsi nelle compagini societarie sane, ottenendo il duplice effetto di riciclare i proventi illecitamente accumulati e di acquisirne ulteriori attraverso i canali legali, arrivando anche a ‘scalare’ le imprese fino a raggiungerne la titolarità». Le inchieste portate avanti nel periodo prese in esame, hanno restituito «l’immagine di una ‘ndrangheta tendenzialmente silente, ma più che mai viva nella sua vocazione affaristico imprenditoriale, saldamente leader nei grandi traffici di droga, ambito in cui continua ad acquisire forza e “prestigio”, anche a livello internazionale».

Struttura arcaica ma affari “moderni”

I segreti dell’organizzazione restano immutati, perché «l’efficacia delle consorterie calabresi è da ricercarsi, innanzitutto, nella loro struttura organizzativa a base familiare, compatta dall’interno e per questo meno esposta al fenomeno del pentitismo. Ciò rende la mafia calabrese la più affidabile anche dinanzi ai paritetici gruppi criminali stranieri, con i quali intesse relazioni, espandendosi capillarmente. Uno dei punti di forza della ‘ndrangheta risiede nella sua capacità di stabilire legami diretti con diversi interlocutori. Le più recenti investigazioni – prosegue la Dia – hanno dato prova di come le ‘ndrine riescano a relazionarsi egualmente con le altre organizzazioni criminali del Sud o del Centro del Paese, ma anche con interlocutori di diversa estrazione sociale, siano essi politici, imprenditori o figure professionali in ogni caso utili ai tornaconti delle cosche».

GUARDA LE FOTO CON I NOMI DI TUTTE LE COSCHE IN CALABRIA

Le inchieste hanno permesso di evidenziare, infatti, «un radicato livello di penetrazione nel mondo politico ed istituzionale, ottenendo indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche. Parimenti, l’infiltrazione nel settore imprenditoriale le consente di inserirsi nelle compagini societarie sane, ottenendo il duplice effetto di riciclare i proventi illecitamente accumulati e, nel contempo, di acquisirne ulteriori attraverso i canali legali, arrivando anche a “scalare” le imprese fino a raggiungerne la titolarità».

Di fatto, «ci si trova di fronte ad una mafia arcaica nella struttura e moderna nella strategia, capace di creare e rafforzare sempre di più i propri vincoli associativi interni, creando seguito e consenso soprattutto nelle aree a forte sofferenza economica, ma allo stesso tempo in grado di adattarsi alle evoluzioni del contesto esterno, nazionale ed internazionale, tenendosi al passo con i fenomeni di progresso e globalizzazione, anche grazie alle giovani leve che vengono mandate fuori regione a istruirsi e formarsi per poi mettere a disposizione delle ‘ndrine il bagaglio conoscitivo accumulato».

La crisi economica come leva

Ad alimentare lo sviluppo del fenomeno ‘ndranghetistico c’è un importante aspetto socio-economico che, secondo la Dia, costituisce «una leva per le consorterie criminali, ben disponibili a sostituirsi alle Istituzioni di fronte alle necessità delle classi meno abbienti, proponendosi anche come portatrici di un modello culturale in cui riconoscersi».

Se politici e imprenditori sono sempre più disponibili a dialogare con le cosche, è stato evidenziato, si riscontra che nel semestre di riferimento sono stati adottati 70 provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di ditte calabresi operanti nei più disparati settori commerciali, produttivi e di servizi. Dal commercio di veicoli ed automezzi al trasporto di merci su strada, dalla raccolta di materiali inerti alle costruzioni edili, dai servizi di lavanderia, alla vendita di prodotti petroliferi. Tutto questo rende l’idea della pervasività delle cosche fuori dai territori d’origine e offre ulteriori spunti di riflessione in merito ai rapporti sempre più fitti tra le consorterie e personaggi di rilievo del mondo politico ed imprenditoriale.

La mappa delle cosche in Italia

La Dia ha anche realizzato una mappa rappresentativa dei locali di ‘ndrangheta “censiti” nel Nord Italia dalle indagini degli ultimi anni, riscontrando la forza espansionistica delle cosche e della loro capacità di riprodursi secondo lo schema tipico delle strutture calabresi. In totale sono emersi 43 locali, di cui 25 in Lombardia, 13 in Piemonte, 4 in Liguria e 1 in Valle d’Aosta.

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