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Lutto cittadino e tante autorità alle esequie del militare dell’Arma

NELLA chiesa Madre di Marsala si è svolto il funerale del maresciallo capo Silvio Mirarchi, 53 anni, originario di Catanzaro, ucciso martedì sera in contrada Ventrischi mentre era impegnato, con un collega, in un servizio di appostamento nei pressi di alcune serre di marijuana (LEGGI LA NOTIZIA). All’arrivo del feretro, in piazza della Repubblica, affollata da almeno tremila persone, è partito un lungo applauso. Per oggi il sindaco di Marsala, Alberto di Girolamo, ha proclamato il lutto cittadino.

Alle esequie sono presenti il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il comandante dell’Arma dei carabinieri, generale Tullio Del Sette, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Antonio Ardizzone, il prefetto di Trapani Leopoldo Falco. Ai funerali erano presenti anche i parenti giunti da Catanzaro, tra i quali la madre e i fratelli del maresciallo. Poche ore dopo la morte del carabiniere è stato arrestato il proprietario della piantagione (LEGGI), mentre le indagini continuano per individuare i responsabili dell’omicidio. 

«Una purezza di cuore tradotta in integrità e fedeltà», ha detto l’ordinario militare per l’Italia, monsignor Santo Marcianò, nell’omelia. «Da una parte Silvio – ha aggiunto – è stato disposto a morire per i giusti, affinché tanti innocenti, soprattutto giovani e ragazzi, fossero protetti dai lacci di quei mercanti di morte; dall’altra è stato pronto a morire per gli empì, per assicurare questi mercanti di morte alla giustizia e, assieme, alla possibilità di recupero, di redenzione. È un messaggio di pace, questo; nascosto tra le pieghe del servizio umile e forte. Un servizio che vuole confermare l’Italia nella “vocazione alla pace” della quale il presidente della Repubblica ha parlato qualche giorno fa, ricordando peraltro “i militari che hanno perso la vita, in Italia e all’estero” per difenderla».

Dai primi approfondimenti investigativi seguiti all’omicidio, è emerso che il militare e un suo collega, notando la presenza di più persone che al buio si comportavano in maniera sospetta, si sono avvicinati e, giunti a circa 60 metri da loro, hanno acceso le torce e si sono qualificati come carabinieri. Da qui la repentina reazione che ha portato al ferimento di Mirarchi con un’arma da fuoco e poi alla morte del carabiniere. Secondo i dati raccolti, un gruppo di criminali stava portando via le piante di marijuana da alcune serre di contrada Ventrischi e, vistisi scoperti, non hanno esitato a reagire sparando.

Ai funerali era presente anche il gonfalone della città di Catanzaro. Il gonfalone è stato retto dal maresciallo Ivan L’Arocca e dal brigadiere Roberto Dara. A guidare la pattuglia della polizia locale, il tenente colonnello Franco Basile.

Il sindaco Sergio Abramo, che ha voluto la presenza del simbolo della città ai funerali del maresciallo Mirarchi, si è sentito telefonicamente con il primo cittadino di Marsala, Alberto Di Girolamo.

«Catanzaro e Marsala sono due città unite dal dolore e dall’impegno contro le mafie», ha commentato Abramo. Il sindaco di Catanzaro ha voluto sottolineare, con commozione, le parole dell’omelia di monsignor Marcianò, ordinario militare per l’Italia. Riferendosi al maresciallo Mirarchi, ha detto: «Una purezza di cuore tradotta in integrità e fedeltà».

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