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Claudio Tomaino

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LAMEZIA TERME – Per la quarta volta le indagini sul presunto suicidio nel carcere di Viterbo di Claudio Tomaino devono proseguire. Ancora una volta, infatti, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Viterbo ha ordinato al pm di proseguire le indagini su un suicidio ancora non chiaro. Il pm, per la terza volta, aveva chiesto l’archiviazione, ma il gip, accogliendo invece le istanze (ancora una volta) degli avvocati Francesco Balsamo e Noemi Balsamo, legali di Cecilia Pane, la madre di Claudio Tomaino, dopo l’udienza del 15 luglio scorso ha sciolto la riserva ordinando al pm di Viterbo di proseguire le indagini perchè evidentemente la tesi del suicidio non convince. Una morte in carcere, dunque, che dopo oltre 8 anni non è ancora stata chiarita, così come che a uccidere quattro persone sia stato solo Tomaino.

 LEGGI DEI PRIMI DUBBI SULLA MORTE DI TOMAINO

Il 27 marzo 2006 in una zona di campagna di Caraffa furono rinvenuti i corpi senza vita dell’infermiere Camillo Pane, della moglie, Annamaria, casalinga con un passato d’insegnante, della figlia diciottenne, Maria, studentessa al quarto anno del liceo scientifico di Decollatura, e del figlio ventenne, Eugenio, studente di Farmacia a Roccelletta di Borgia.

Le vittime erano, rispettivamente, zii e cugini di Claudio Tomaino, ovvero di quel giovane che avrebbe sparato per un movente legato ad un debito contratto e mai saldato allo zio, nell’ambito di un contesto di aste giudiziarie mai del tutto chiarito. Secondo gli avvocati Francesco e Noemi Balsamo, il presunto suicidio di Tomaino nel carcere di Viterbo e il fatto che Tomaino abbia agito da solo per uccidere quattro persone, restano due casi a tutt’oggi irrisolti. E così dopo vari richieste di archiviazioni (e diversi rigetti) del pm di Viterbo sulla morte di Tomaino e del pm di Catanzaro sulla strage di Caraffa, mentre il gip di Viterbo accoglie ancora una volta l’opposizione dei legali di Cecilia Pane, dalla Procura di Catanzaro invece ancora nessuna risposta. A maggio 2014, infatti, il gip di Catanzaro Giuseppe Perri, riaprì (per la seconda volta) il caso accogliendo l’opposizione proposta dei legali della signora Pane, contro la seconda richiesta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore, Paolo Petrolo, fissando un termine di 6 mesi per portare avanti ulteriori indagini. Ma ad oggi ancora nulla, nonostante il gip aveva ordinato al pm Paolo Petrolo di ascoltare tutti i testi “dimenticati” e, soprattutto, disponendo un’ispezione giudiziale, con la simulazione di una strage. Le prove portate all’attenzione del gip sono state infatti ritenute sufficienti ad indagare ancora. E cioè che Tomaino non avrebbe potuto da solo uccidere quattro persone.

LEGGI DEI DUBBI DELLA MADRE DI TOMAINO

 Il sospetto è che Tomaino non fosse solo e quindi avrebbe voluto coprire altre persone e per questo motivo – sostengono i legali – emergerebbero forti dubbi sul suo suicidio nel carcere di Viterbo, arrivando ad ipotizzare che Tomaino invece sarebbe stato ucciso in carcere per non rivelare i nomi di presunti complici della strage. Sul presunto suicidio, infatti, il gip di Viterbo ha nuovamente, di fatto, riaperto l’inchiesta, rigettando la richiesta di archiviazione presentata il 30 aprile 2013 dal pm che ora dovrà indagare ancora relativamente alle cause della morte di Claudio Tomaino avvenuta presso il penitenziario di Viterbo a gennaio del 2008. Il pm dovrà fornire gli ulteriori accertamenti disposti dal gip e richiesti dagli avvocati Francesco Balsamo e Noemi Balsamo, nell’interesse della madre del presunto suicida in carcere, per ricostruire compiutamente le ultime ore di vita di Tomaino.

Accertamenti che riguardano l’esatta posizione del corpo del Tomaino durante le fasi dell’ispezione cadaverica e l’esistenza o meno di un verbale delle operazioni ispettive, per capire chi, insieme al consulente tecnico d’ufficio Pinnavaia, aveva presenziato alle operazioni di ispezione. Quindi, ricostruire ogni circostanza relativa alle fasi immediatamente successive all’ispezione fino al momento in cui il cadavere del Tomaino è stato posizionato nella cella frigorifero dell’obitorio del luogo dove è stata eseguita l’autopsia e chi e in che modo e a che ora ha provveduto al trasporto del cadavere dalla cella all’obitorio; chi ha effettuato i controlli sul detenuto Claudio Tomaino nella giornata del 18 gennaio 2008 fino al momento in cui è stato rinvenuto cadavere e soprattutto acquisire i verbali di interrogatorio di un altro detenuto, tale Lillo Barletta, che, sentito in merito ad una missiva inviata dallo stesso alla Procura della Repubblica di Viterbo, avrebbe confermato che Tomaino non si era suicidato, ma era stato ucciso addirittura il giorno precedente al rinvenimento del corpo, ovvero il 17 gennaio. Da qui la necessità di far luce sulle tracce di sostanze ematiche rinvenute sul lenzuolo e sul cuscino del Tomaino che non sono mai state esaminate, e di stabilire i controlli che sono stati eseguiti nella cella n. 24, ovvero quella nella quale era ristretta la vittima, in quanto allo stesso era stata garantita una sorveglianza speciale con controllo ogni mezz’ora da parte di un altro detenuto, tale Attilio Mazza di Taurianova, che, tuttavia, aveva dichiarato nell’immediatezza dei fatti che alle 23 del 17 gennaio lui dormiva profondamente a causa dei medicinali che assumeva. Una circostanza, questa, rispetto alla quale dovrà fare chiarezza l’Istituto penitenziario.

E cioè: come è stato possibile affiancare al Tomaino un detenuto che, a causa della terapia assunta, non era in grado di provvedere a se stesso. Il penitenziario dovrà anche dimostrare tutti i controlli eseguiti a tutela del Tomaino. Insomma a distanza di oltre 8 anni dalla morte di Tomaino gli avvocati e soprattutto la madre del giovane attendono risposte soddisfacenti sulle cause reali del decesso che potrebbero riaprire nuovi scenari su eventuali altri responsabili della strage. Pochi giorni prima dell’udienza davanti alla Corte d’assise in cui avrebbe dovuto essere depositata la perizia psichiatrica su Tomaino che avrebbe determinato l’esito del processo, Tomaino fu trovato morto e al processo non si presentò mai: il 18 gennaio 2008 si sarebbe tolto la vita soffocandosi nel carcere di Viterbo. Ufficialmente Tomaino si sarebbe ucciso perchè non reggeva il peso del senso di colpa per lo sterminio dei familiari, ma la madre e i suoi legali sono convinti che dietro quel gesto folle ci sia stato anche dell’altro.

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