L'immagine radar della stazione cinese

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CATANZARO – L’ipotesi che frammenti del primo modulo sperimentale cinese Tiangong-1 possano cadere sulla Calabria è al momento remota, eppure la macchina della Protezione civile è stata avviata. L’ordine del giorno trasmesso dal Comando provinciale dei vigili del fuoco a tutto il personale e finito nelle mani di tanti cittadini, ha aggiunto ulteriori allarmismi. 

Per affrontare al meglio ogni ipotesi, si è tenuto nel pomeriggio di giovedì, nella sede del Dipartimento della Protezione Civile della Calabria, un nuovo incontro del tavolo tecnico che sta seguendo le operazioni di rientro in atmosfera del primo modulo sperimentale cinese.

Alla riunione, oltre all’Asi (Agenzia Spaziale Italiana), hanno partecipato il consigliere militare della Presidenza del Consiglio, i Ministeri dell’ Interno, della Difesa e degli Esteri, Enac, Enav, Ispra e la Commissione Speciale di Protezione civile. Sulla base degli ultimi dati forniti dall’Agenzia Spaziale Italiana, al momento, la previsione di rientro sulla Terra è stimata per il 1 aprile, all’alba del giorno di Pasqua, alle 4,50 ora italiana, con una finestra di incertezza di circa venti ore.

Nel corso della riunione è stato evidenziato che “non è ancora possibile escludere, all’interno di questo arco temporale, la remota possibilità che uno o più frammenti del satellite possano cadere sul territorio calabrese”. Le previsioni indicano che le finestre di interesse per l’Italia, che al momento coinvolgono le regioni che si trovano a sud del 44° parallelo nord, potranno essere confermate e definite nelle 36 ore precedenti il rientro. Le previsioni di rientro sono soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento della stazione spaziale rispetto all’orientamento che assumerà nello spazio e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché alle conseguenze sulla materia dell’attività solare.

Rispetto alle informazioni rese disponibili dalla comunità scientifica, sono state fornite alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione. I consigli sono semplici: è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate.

Altro suggerimento è quello legato ai frammenti che, impattando sui tetti degli edifici, potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone; pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici.

Inoltre, all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti. ALtro aspetto è quello legato al fatto che sia poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto. Infine, alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero sopravvivere all’impatto e contenere idrazina. Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, senza toccarlo e mantenendosi a un distanza di almeno 20 metri, dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti.

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