Il caveau della Sicurtrasport sfondato

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CATANZARO – Otto condanne e una sola assoluzione nel processo con il rito abbreviato per l’assalto al caveau di Caraffa della Sicurtransport fruttato otto milioni di euro a una gang calabro-pugliese secondo l’accusa con legami con la ‘ndrangheta, e in particolare con la cosca Mannolo di San Leonardo di Cutro.

Sono state accolte quasi in toto dal gup distrettuale Claudio Paris le richieste del pm Antimafia Paolo Sirleo.

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Due anni sono stati inflitti a Annamaria Cerminara, 42enne di Catanzaro che ha collaborato con gli inquirenti (per lei erano stato chiesti 2 anni); 10 anni e 8 mesi ciascuno sono stati comminati a Carmine Fratepietro, 41enne di Andria, Matteo Ladogana, 47enne di Cerignola, Leonardo Passalacqua, 46enne di Catanzaro, Pasquale Pazienza, 50enne di Bitonto (per loro erano stati chiesti 14 anni); 12 anni è la pena per Alessandro Morra, 38enne di Cerignola (ne erano stati chiesti 14); 14 anni a testa sono stati dati a Giovanni Passalacqua, 54enne di Catanzaro (chiesti 14 anni), e Dante Mannolo, 39enne di Cutro (per lui erano stati chiesti 13 anni e 4 mesi); unico assolto Mario Mancino, 43enne di Cerignola (per il quale erano stati chiesti sempre 14 anni).

Il gup (che ha già rinviato a giudizio altre tre persone nei cui confronti il processo si sta celebrando col rito ordinario), ad eccezione della posizione di Mancino, difeso dall’avvocato Mario Lucente, ha sostanzialmente recepito le risultanze dell’inchiesta che ha portato a un’operazione condotta in due tranche dalla Squadra Mobile di Catanzaro che condusse un’indagine da manuale.

La prima scattò nell’aprile 2018, ma due indagati erano sfuggiti e furono pizzicati nell’agosto scorso nel loro covo pugliese. Morra, pluripregiudicato specializzato in reati predatori di alto impatto come l’assalto ai blindati e ai caveau, non si era arreso, insieme all’altro latitante, Pazienza: i due tentarono la fuga scavalcando il muro di recinzione di una masseria ma gli agenti avevano cinturato l’intera tenuta.

Si strinse così il cerchio attorno alla presunta banda che assaltò il caveau della Sicurtransport – di cui uno degli imputati che ha scelto il rito ordinario era dipendente – il 4 dicembre 2016 e aveva legami con la cosca Mannolo e vari referenti in ambienti criminali del capoluogo calabrese. Il commando, organizzato militarmente, avrebbe studiato il colpo in ogni minimo dettaglio. Dalle previsioni meteorologiche al tempo necessario per portare a termine il raid (circa 15 minuti) alla via di fuga per far perdere le proprie tracce (il greto del fiume Corace, quella sera secco per la scarsità di piogge), fino all’utilizzo di “jammer” per inibire le conversazioni telefoniche e all’uso dei mezzi necessari sia per il trasporto che per l’assalto al caveau. Per penetrarvi fu utilizzato un grosso escavatore munito di punta demolitrice per la “spaccata”.

Il commando la sera della rapina non si era fatto scrupoli, nel bloccare le vie d’accesso dell’intera zona industriale della città capoluogo fino al caveau, utilizzando auto e mezzi pesanti – precedentemente rubati – a mo’ di sbarramento, incendiandoli per ostacolare un eventuale intervento delle forze di polizia, oltre a cospargere le strade di grossi chiodi. Secondo la Dda, ad organizzare il colpo sarebbe stato Giovanni Passalacqua, esponente della criminalità di origine rom di Catanzaro che per mettere in atto il piano, e prima di rivolgersi ai foggiani, avrebbe chiesto il benestare delle cosche crotonesi, alle quali sarebbe andato parte dell’ingente bottino.

A dare una svolta decisiva alle indagini durate un anno e mezzo, consentendo agli inquirenti una concreta conferma degli elementi raccolti, è stata la collaborazione con la giustizia di Annamaria Cerminara; compagna di Giovanni Passalacqua, lei stessa complice della banda dei rapinatori – in veste di cuoca e autista – che si presentò in Questura impaurita, perché temeva di essere uccisa dal proprio convivente, che l’accusava di aver rubato parte degli otto milioni.

Agli inquirenti ha raccontato tutto quello che sapeva del commando e della rapina, dalla presenza di un basista all’interno della Sicurtransport, che forniva alla banda notizie riservate necessarie per accedere nei locali eludendo e prevenendo i controlli, al ruolo svolto da un imprenditore di Rossano il quale a un mese dall’accaduto denunciò il furto di uno dei suoi mezzi. Pare che i rapinatori gli avessero consigliato di fare così dopo avergli dato del denaro. Folta la pattuglia difensiva, composta anche dagli avvocati Aldo Casalinuovo, Luigi Falcone, Francesco Gambardella, Elisabetta Gualtieri, Anselmo Mancuso, Stefano Nimpo, Domenico Pietragalla.

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