Eugenio Guarascio
3 minuti per la letturaE’ stato chiesto il processo per 11 indagati per traffico illecito di rifiuti: tra gli indagati tre società e il patron del Cosenza Calcio Eugenio Guarascio
VIBO VALENTIA – Sarà il gup del Tribunale di Catanzaro a decidere se mandare a processo undici persone e tre società coinvolte nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla gestione dell’impianto Eco Call di Vazzano. La Dda ha chiesto il rinvio a giudizio al termine delle indagini che ipotizzano un presunto sistema finalizzato alla gestione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti, con accuse che vanno, a vario titolo, dall’associazione per delinquere ai reati ambientali, fino alla rivelazione del segreto d’ufficio e al falso ideologico.
Tra gli indagati figurano anche Eugenio Guarascio, patron del Cosenza Calcio e amministratore della 4EL Group, la sorella Ortensia Guarascio, indicata dagli inquirenti come presunto vertice dell’organizzazione, oltre a dirigenti regionali, funzionari dell’Arpacal e imprenditori.
L’udienza preliminare fissata dal gup Marilena Sculco si terrà il prossimo 6 novembre, quando il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta della Dda o se gli imputati opteranno per riti alternativi. Oltre ai fratelli Guarascio, rischiano il processo Maria Carmela Amato, Giuseppe Antonio Caruso, Francesco Currado, Rosario Fruci, Alessandro Giardiello, Gianfranco Comito, Vincenzo De Matteis, Franco Dario Giuliano e Nicola Anselmo Ocello. La richiesta riguarda anche tre persone giuridiche: Eco Call Spa, Ecologia Oggi Spa e 4EL Group Srl.
TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI: IL RUOLO DI GUARASCIO E DELLA SORELLA
Secondo la ricostruzione della Procura antimafia, tra il 2021 e il 2024 si sarebbe costituita un’associazione finalizzata a consentire la gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti nell’impianto Eco Call di Vazzano, nelle Preserre vibonesi. L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di incrementare il volume d’affari attraverso l’ingresso e il trattamento di quantitativi di frazione organica superiori rispetto alle reali capacità dell’impianto, ottenendo così un illecito risparmio dei costi di gestione e maggiori profitti.
Al vertice del presunto sodalizio la Dda colloca Ortenzia Guarascio, amministratrice unica di Eco Call e amministratrice delegata di Ecologia Oggi, ritenuta la figura incaricata di coordinare l’attività dello stabilimento, seguire il ciclo produttivo e gestire i rapporti con gli enti di controllo e con la Regione Calabria. Il fratello Eugenio Guarascio, amministratore unico della 4EL Group, secondo l’impostazione accusatoria avrebbe affiancato la sorella nella gestione dell’attività imprenditoriale.
LE ACCUSE AGLI ALTRI INDAGATI
Tra gli episodi contestati figura anche la relazione tecnica redatta da Francesco Currado, responsabile tecnico dell’impianto, nella quale si sarebbe attestato falsamente che la struttura fosse in grado di aumentare del 50% la capacità di trattamento dei rifiuti, nonostante, per gli inquirenti, presentasse gravi criticità strutturali.
Nell’inchiesta compare anche Gianfranco Comito, direttore generale del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, al quale si contesta di avere favorito l’incremento dei quantitativi di rifiuti conferibili all’impianto pur essendo, secondo la Procura, consapevole dell’inadeguatezza della struttura. Coinvolto anche Vincenzo De Matteis, dipendente regionale del settore Ciclo integrato dei rifiuti, accusato di avere comunicato indebitamente informazioni riservate relative ai controlli in corso. Tra gli indagati figurano anche i funzionari Arpacal Franco Dario Giuliano e Nicola Anselmo Ocello.
Secondo la Dda, dopo le verifiche effettuate presso l’impianto avrebbero omesso di segnalare la necessità di sospendere l’attività nonostante le criticità riscontrate. A Giuliano si contesta la presunta divulgazione anticipata dell’arrivo dei carabinieri, informazione che sarebbe poi giunta ai vertici dell’azienda. Sarà ora il giudice dell’udienza preliminare, nel contraddittorio tra accusa e difese, a valutare la fondatezza della richiesta formulata dalla Dda di Catanzaro.
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