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I partecipanti giunti a Catanzaro

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La Calabria ha alzato la testa, ha accolto l’appello del Quotidiano e si è ritrovata a Catanzaro per chiedere una sanità più efficiente, una sanità che tuteli la salute dei calabresi


CATANZARO – È un pomeriggio assolato, cielo terso temperatura mite da tarda primavera, l’immancabile vento che non abbandona mai Catanzaro e al centro della scena la Calabria che protesta, quella che ha sofferto e soffre, quella che chiede di non essere ignorata, la Calabria di chi vuole una sanità che tuteli la salute pubblica. La Calabria che ha alzato la testa.

Sono diverse centinaia le persone che ordinatamente confluiscono verso piazza Prefettura a Catanzaro fin dalle 14. Provengono da tutta la Calabria e presto diventeranno una folla, migliaia di calabresi che hanno risposto all’iniziativa lanciata dall’Altravoce il Quotidiano nei mesi scorsi per spingere, dal basso, verso un cambiamento perché non ci siano più da registrare nelle cronache quotidiane casi di morti assurde, evitabili nella maggior parte dei casi, di sicuro inaccettabili.

In tanti arrivano a Catanzaro per testimoniare la propria presenza e raccontare i drammi vissuti in prima persona. Da Locri, ad esempio, arriva Liliana che denuncia come «mia mamma, Maria Concetta Repaci, non è stata soccorsa in tempo, l’hanno sballottata da un pronto soccorso all’altro e lasciata 30 ore in stato gravissimo. Potrebbe succedere a chiunque. Non mi posso rassegnare». Ma ci sono anche gli amici di Serafino Congi da San Giovanni in Fiore, il giovane morto durante il trasporto in ambulanza dopo aver atteso per ore l’intervento di un mezzo medicalizzato. Sono in piazza con un messaggio chiaro e inequivocabile «Siamo tutti Serafino».

SANITÀ IN CALABRIA, TUTTI IN PIAZZA A CATANZARO PER “ALZARE LA TESTA”

C’è la Cgil con le sue bandiere che ha sposato da subito la campagna dell’Altravoce il Quotidiano partita con un editoriale del direttore Massimo Razzi in cui l’invito era uno ed uno solo: “Basta. Calabria alza la testa”. Ma sono tanti i presenti: le Unioni sindacali di Base (Usb), i comitati di Bocchigliero, San Giovanni, Polistena, Serra San Bruno, Santa Barbara Rogliano e diversi altri provenienti da ogni dove. Tutte le province saranno in un modo o nell’altro rappresentate. Arrivano i sindaci, da Cosenza Franz Caruso, da Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, da Corigliano Rossano Flavio Stasi, il padrone di casa Nicola Fiorita e diversi altri.

E mentre la piazza si riempie alle 15.30 la delegazione ristretta, formata da Massimo Razzi, Gianfranco Trotta, Brunella Solbaro, Marisa Valensise, Daniela Primerano, Pino Mammoliti, Salvatore Veltri, Concetta Cuparo, Francesco Febbraio e Alessia Piperno, è andata a parlare con il prefetto. prima di dare il via all’evento che coordinato da Bianca Rende vedrà susseguirsi sul palco gli interventi dei numerosi partecipanti. La Calabria c’è. Ha risposto all’appello del direttore Razzi ed ha alzato la testa.

FOTO – Catanzaro 10 maggio 2025, sulla Sanità la Calabria ha alzato la testa

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10 MAGGIO LA CALABRIA A CATANZARO PER LA SANITÀ, GLI INTERVENTI

ORE 16.00 – La delegazione lascia la Prefettura. Il prefetto si è mostrato molto ricettivo, ha ascoltato le istanze dei comitati e ha detto che le porterà a Regione, Governo e Presidenza della Repubblica.

ORE 16.30 – Inizia la manifestazione sulla sanità in Calabria apre il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita

«Questa è una piazza per la Calabria, per il futuro. È il problema di avere gli stessi diritti del resto del paese e dico che secondo me sé questa piazza non è contro nessuno, dico al presidente Occhiuto di mettersi in sintonia. Di ascoltare il proprio popolo e di portare le esigenze ai massimi livelli. Abbiamo bisogno di eguaglianza, sé questa è la piazza dell’orgoglio calabrese la dedico a chi non c’è. Questa piazza la dedico a Federica Monteleone»

ORE 16.42 – Marisa Valensise

«Noi vogliamo essere cittadini di serie A, la salute va garantita a tutti. Per fare tutto questo e creare l’uguaglia za non bastano più gli slogan di Occhiuto ma chiediamo che venga resa attrattiva la sanità calabrese, come ad esempio una scelta di buon gusto come offrire alloggi a medici e operatori recuperando gli immobili confiscati. Noi non vogliamo essere lo sfasciacarrozze della regione Lombardia. Alla giunta e al presidente dico che vogliamo far parte del tavolo tecnico, vogliamo essere controllori, non vogliamo più manager. Siamo qui oggi a lottare, resisteremo e vinceremo. Questa piazza non si fermerà qui siamo pronti ad andare a Roma»

ORE 16.45 – Enzo Romeo, sindaco di Vibo Valentia

«Questa piazza simbolo della Calabria che vuole cambiare, posso portarvi la testimonianza di un sindaco che vuole qualcosa in più dove invece diminuiscono fondi e posti letto, l’Asp di Vibo ha perso 31 milioni di euro. Siamo la Calabria che non ha infrastrutture ma pensano al Ponte sullo Stretto, siamo la Calabria che vive ogni giorno tantissime difficoltà, proviamo a trovare le soluzioni a tutto ma non si può trovare una soluzione a un qualcosa che è un nostro diritto, il diritto alla Salute, nella nostra regione, nelle nostre città nei nostri paesi. Calabria sveglia, calabresi svegliamoci, stiamo insieme per migliorare le nostre condizioni».

ORE 16.50 – Elena Hoo (Auser)

«In Calabria non abbiamo più il diritto alla sanità pubblica, ci chiamano utenti del servizio sanitario ma in realtà siamo diventati clienti della sanità privata per quanto si è ampliata la privatizzazione del sistema di cure. Oggi siamo qui in piazza come cittadini perché abbiamo deciso di uscire dal silenzio».

ORE 16.56 – Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria

«Presidente, la Calabria straordinaria che noi vorremmo, che tutti i calabresi vorrebbero è quella dove esiste una sanità territoriale, dove le ambulanze girano con i medici, dove non si muore di infezione e soprattutto dove le persone possono decidere di rimanere a curarsi perché è garantito il loro diritto costituzionale alla salute, questa è la Calabria che noi vorremmo e per questa Calabria e per tutte le persone che non ce l’hanno fatta e soprattutto per tutte le persone che continuano a lottare, noi questa piazza la continueremo a mantenere in vita».

ORE 17.10 – Franz Caruso, sindaco di Cosenza

«Siamo stanchi tutti e come sindaci non abbiamo gli strumenti se non il vostro sostegno per fare queste battaglie, e ringrazio la Cgil e ringrazio un genovese, popolo di navigatori e naviganti, sbarcato nel nostro territorio e che da una postazione dalla quale poteva solo guardare, criticare, verificare, suggerire ha deciso di scendere in campo, grazie Massimo (Razzi) te lo devo perché un genovese che viene in Calabria e vede la situazione della nostra sanità e decide di venire in piazza insieme a noi».

«Noi vogliamo impegnarci per mettere in campo un sistema sanitario che dia dignità ai nostri medici bravi ai nostri infermieri e a tutti coloro che lavorano nella sanità. Ma dobbiamo dare dignità anche a noi stessi che abbiamo diritto a rimanere qui nella nostra terra per essere curati degnamente, abbiamo bisogno di una sanità giusta, normale che ci consenta di evitare quei viaggi della speranza che purtroppo caratterizza la vita di ogni famiglia calabrese».

ORE 17.16 – Vittoria Morrone (Femin)

«Cos’è un diritto? Un diritto è qualcosa che non si compra, non si chiede in ginocchio, un diritto si pretende perché è parte della nostra dignità. Ebbene qui in Calabria ci hanno umiliato abbastanza, ci hanno lasciati morire sulle barelle soli nei corridoi degli ospedali, senza medici, senza cure, e senza rispetto. Ci hanno fatto credere che non ci sono soldi, ma i soldi per le convenzioni con le cliniche private li trovano sempre».

«Questa non è una emergenza è una problematica strutturale, la sanità in Calabria è a pezzi ed è un problema strutturale trattarlo come emergenza è una scelta politica. Vogliamo una sanità pubblica, gratuita, efficiente. Ora, subito, senza scuse, senza chiacchiere. Non siamo più disposti ad elemosinare un diritto e allora ve lo diciamo forte, o ci ridate la sanità pubblica o noi blocchiamo tutto, blocchiamo le strade, occupiamo gli ospedali come abbiamo già fatto. La Calabria non è da svendere è una terra che esiste, è una terra che lotta, non moriamo in silenzio».

ORE 17.20 – Caterina Perri (moglie di Serafino Congi)

«L’Asp i spieghi come fa a rimanere ancora in silenzio. Hanno posticipato di ben un’ora l’ingresso di Serafino nel presidio di San Giovanni in Fiore. Entra come codice giallo e fanno uscire due ambulanze per pazienti geriatrici. Il primo elettrocardiogramma ha orario 15.15, l’Asp come fa ancora a coprire situazioni del genere? Il diritto alla salute e formalizzato nella nostra costituzione, pretendiamolo e smettiamo di essere l’angolo muto d’Italia, no non ci stiamo la salute non ha un colore politico. Io voglio solo giustizia e non giustizialismo, giustizia e risposta per le figlie di Serafino che hanno scelto di rimanere in Calabria, ma vogliamo l’appoggio di tutti voi perché si dica no al silenzio e all’indifferenza».

ORE 17.25 – Agostino Chiarello, sindaco di Campana

«Dobbiamo avviare una rivolta delle coscienze, io rappresento i 327 sindaci delle comunità interne, ma rappresento soprattutto i 20 sindaci delle comunità ultraperiferiche, sono ultraperiferiche in tema sanitario quando non è garantita la cosiddetta goldenhour ossia l’ora necessaria affinché un infartuato venga soccorso per evitargli la morte. Il caso di Serafino Congi addirittura 4 ore di attesa, 4 ore di attesa in un paese civile non è possibile. Noi viviamo quotidianamente questo dramma».

«È arrivato il momento di dire basta, questa non è una manifestazione contro qualcuno, noi non siamo contro nessuno, noi siamo a favore del cittadino, del popolo che ha bisogno di tutela sanitaria pubblica. Noi vogliamo la sanità pubblica per tutti perché non è concepibile che qualsiasi malato oncologico oggi debba migrare al nord per salvarsi, non è concepibile che per fare una tac ci vogliano dai 6 mesi in su. Dobbiamo essere uniti, dobbiamo marciare uniti perché da questa piazza parte il futuro della Calabria».

ORE 17.31 – Santo Gioffré

«Noi dobbiamo capire una cosa, tutti i discorsi sono validi ma se non sappiamo perché siamo stati ridotti così non ne usciamo più. La Calabria è da 16 anni dentro una macelleria sociale che si chiama Piano di rientro. CI siamo entrati insieme a 10 regioni, 9 regione dopo 3 anni sono uscite, noi dopo 16 anni siamo dentro il piano di rientro. Perché dopo 16 anni non usciamo dal piano di rientro?»

«In Calabria abbiamo perso la prevenzione, abbiamo perso le diagnosi, abbiamo perso la cura. E non l’avremo più. Perché ormai siamo entrati in un contesto in cui c’è convenienza a tenerci in questa maniera. Perché noi copriamo i buchi della sanità del nord. I medici cubani, grandi, ci hanno salvato. Però i medici cubani non sono un fatto strutturale, i medici cubani possono andare via in qualsiasi momento e crollerà tutto il sistema perché noi non abbiamo medici. O questa è una piazza che si trasforma in un grande movimento di lotta o per noi è finita e ve lo dice che sa cosa significa la medicina».

ORE 17.38 – Patrizia Falbo, comitato San Marco Argentano

«Se non ci muoviamo noi come cittadini non risolviamo niente. Abbiamo nella valle dell’Esaro, una valle di 64mila utenti, io la definisco la valle delle lacrime perché non abbiamo niente. Né ambulanza con medico a bordo, né guardia medica, non c’è proprio niente».

ORE 17.45 – Michele Tripodi, sindaco di Polistena

«Chi dirà che la manifestazione non è riuscita dirà una fesseria. Perché questa piazza dimostra davvero che si è ottenuto un grande risultato di partecipazione. E io voglio ringraziare chi ha organizzato questo bel fermento di popolo, innanzi tutto la stampa, il giornalismo, perché il giornalismo libero oggi è qui. In un paese che è classificato per libertà di stampa come l’Italia al 49esimo posto della classifica mondiale. Questa piazza è una piazza coraggiosa, una piazza che non ha paura, una piazza che non china la testa».

«Ed è una piazza che ha molto anche della mia città, Polistena il comitato ha dato un grande contributo perché questa manifestazione potesse riuscire. È un’onda che è partita lo scorso anno, abbiamo fatto tante piazze come questa sul territorio, non ci siamo rinchiusi nelle stanze di un palazzo. Abbiamo sostenuto le battaglie per i diritti. Eccoci siamo qui uniti in questa piazza per dire che la sanità pubblica è un diritto stabilito dalla nostra costituzione e come tale lo pretendiamo anche in Calabria, che lo sappia il presidente commissario Occhiuto».

«Tre anni e mezzo sono passati e se all’inizio ti avevamo dato credito oggi non te ne diamo più perché non solo sei il presidente della Regione ma sei il commissario alla sanità, hai poteri di protezione civile, non hai scuse quando muoiono le persone negli ospedali. Questa piazza e tutte le piazze che l’hanno preceduta sono determinate ad andare avanti. Nessuno di noi molla, saremo qui a presidiare questa battaglia per la vita»

ORE 17.56 – Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano

«Oggi ci avete fatto vedere la Calabria vera, la Calabria che noi sindaci incontriamo davanti le nostre sedi tutti i giorni, la Calabria che va ne pronto soccorso quando è fortunata ad arrivarci e trova dei parcheggi sociali e non trova delle cure, la Calabria che chiama le ambulanze e le trova senza medici, la Calabria che fa i viaggi della speranza. La Calabria che tutti i giorni si scontra con un sistema sanitario che non esiste. Che non è la Calabria che ci raccontano invece sui social in maniera ossessiva ormai da tre anni e noi avevamo persino il dubbio che quella Calabria in qualche angolo di regione potesse esistere e invece ogni giorno noi sindaci ci rendiamo conto che quella Calabria che ci raccontano non esiste».

«Perché la Calabria della sanità pubblica la stanno smantellando e lo hanno fatto e ce lo dobbiamo dire, in parte lo hanno fatto anche con il nostro silenzio. Perché ce ne siamo disinteressati perché abbiamo pensato che forse potevamo anche noi andare a Bologna, a Milano, a Genova, a Roma a curarci perché abbiamo pensato che a noi non sarebbe capitato e invece vi assicuro che capita ad ogni famiglia di calabresi. Noi oggi abbiamo una grossa occasione, oggi non dobbiamo soltanto denunciare l’emigrazione sanitaria che regala milioni e milioni alla sanità del nord, noi oggi dobbiamo denunciare anche il rinuncio alle cure sanitarie. Siamo ad un punto in cui i nostri concittadini preferiscono stare a casa, preferiscono chiamare il proprio medico».

«Noi oggi dobbiamo dire che questa Calabria del finanziamento ai privati, questa Calabria dell’accentramento del potere nelle mani della giunta regionale e di pochi commissari, la Calabria delle deroghe, la Calabria degli appalti e dei subappalti con i quali dicono che stanno realizzando gli ospedali, ma non vi dicono che grazie alla deroghe, grazie ai poteri speciali quegli ospedali stanno costando tre volte la media in Italia spendendo i soldi dei calabresi. Questi ospedali saranno gestiti dai privati per 30 anni, anche gli ospedali pubblici saranno gestiti dai privati per 30 anni. Noi oggi dobbiamo dire che esiste una Calabria che pensa un’altra cosa».

«Noi non stiamo facendo una manifestazione contro (Occhiuto), noi stiamo dicendo apri le orecchie perché c’è una Calabria che invece ha voglia di sanità pubblica. C’è una Calabria che non vuole scappare per curarsi. Perché c’è una Calabria che vuole un nuovo sistema sanitario, una sanità che la smetta di finanziare i privati. A noi interessa che quei soldi vadano alla sanità pubblica, ai medici, ai servizi, alle strutture. E abbiamo bisogno di una nuova governance sanitaria. Non siamo per i commissariamenti e le deroghe. Siamo per una sanità dei territori. Che oggi inizia una sanità dei calabresi e dei territori».

ORE 18.25 – Don Pino De Masi, referente Calabria di Libera

«La cosa più importante di quest’oggi ci sono i calabresi sganciati da ogni forma di partito o di altro. La prima cosa importante per noi calabresi è di finire di piangerci addosso, di essere sudditi di questo o di quello, dobbiamo ritornare ad essere cittadini capaci di camminare a testa alta e con la schiena dritta. Siamo qui per dimostrare che i calabresi esistono, che i calabresi vogliono essere cittadini e non intendono chiedere l’elemosina di favoritismi per quello che invece tocca loro come diritti. Dobbiamo finirla di far passare i nostri diritti per favori».

«E allora il messaggio che vogliano rivolgere questa sera a tutti quegli spezzoni di politica, di qualunque formazione siano che pensano ancora di far passare i diritti per favori. Incominci a stare buoni perché è giunto il momento i calabresi intendiamo alzare la testa. Le passarelle le facciano altrove, invece di fare passarelle incomincino a lavorare in altro modo. Se il diritto alla cura è un diritto sancito dalla costituzione loro devono guardare in faccia e mettere al primo posto i bisogni della gente. I nostri governanti di ieri e di oggi, i nostri sindaci di ieri e di oggi non guardano spesso il bisogno della gente, non mettono al centro la persona. Ma mettono al centro le clientele, le lobby, le connivenze con i corrotti e con i mafiosi».

«Fin quando non scardiniamo questo sistema il diritto alla cura come gli altri diritti saranno una chimera. Questa manifestazione che nasce dalla base, nasce dalla gente che ha sofferto e ha portato sulle proprie spalle i drammi di non essere curati. Scardiniamo questo sistema e il diritto alla cura sarà elargito non per favore ma perché ci tocca»

ORE 18.42 – Gianfranco Trotta, segretario regionale Cgil

«Ringraziamento a tutti i comitati che oggi sono stati in piazza con noi e hanno reso questo pomeriggio un valore aggiunto alla Calabria, al prefetto che ci ha ricevuto e a cui abbiamo consegnato la piattaforma che è stata elaborata che parla di più medici, di più sanità a ora, degli ospedali di comunità della medicina territoriale. Una piattaforma che contiene tutto ciò che è stato qui detto. Un ringraziamento alle forze dell’ordine che sono state con noi qui che ci hanno agevolato nell’organizzare questa giornata».

L’invito che faccio è al presidente Occhiuto, caro presidente non la butti in politica. La risposta che lei ha dato al Quotidiano è errata nel merito e nella forma. Lei oggi doveva stare qui ad ascoltare la voce dei calabresi che pongono problemi che vivono sulla loro pelle. Un pensiero in questo momento va alle vittime della malasanità e ai loro familiari. Penso che rispetto a questo il presidente avrebbe quantomeno il dovere dell’ascolto. Non la butti in politica. Perché se lei dà responsabilità alla politica lei è complice della politica».

«Lei è protagonista della politica e lo è stato da 20 anni a questa parte. Perché quando hanno chiuso gli ospedali, presidente della Regione e commissario Scopelliti, lei era al suo fianco nel chiudere gli ospedali. Poi lei ha continuato la carriere politica da parlamentare delle Repubblica italiana quindi eletto dai calabresi, ed io in 20 anni non le ho mai sentito dire una parola sulla sanità calabrese che nel frattempo i suoi sodali smantellavano in questa Regione attraverso i commissariamenti che hanno distrutto la sanità in Calabria. La colpa è anche sua».

«Qui pretendiamo diritti, una sanità giusta che ci dia certezza di cura e che consenta ai calabresi di curarsi a casa, non andare a sostenere con i loro soldi (ospedali fuori regione, ndr), ogni anno la regione paga intorno ai 300 milioni di euro per le cure che quelle regione prestano ai calabresi. Presidente Occhiuto si dia una mossa e dia risposte alla Calabria che oggi è stata in piazza che non è una Calabria politica ma è una Calabria civica fatta di donne e uomini giovani che hanno sentito il dovere di essere in piazza per gridare il loro malcontento rispetto alla sanità. Come Cgil prendiamo l’impegno di continuare il percorso della giornata di oggi».

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