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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Una cena fra amici. Ma lo è stata fino a un certo punto. Alla fine, infatti, l’organizzatore della cena si trova in carcere dopo essere stato denunciato da un invitato. Una cena, insomma, dagli sviluppi inimmaginabili. Soprattutto per chi ha raccontato di essere stato ricattato e quindi costretto a denunciare l’epilogo (e forse anche il motivo dell’invito) della cena.

In carcere c’è finito un giovane e il denunciante è un prete che ha raccontato alla Guardia di Finanza di essere stato ricattato dal giovane ora nei guai per estorsione. Il prete, in particolare, ha raccontato di aver partecipato a una cena organizzata dal giovane arrestato il quale, al termine della cena, avrebbe fatto salire il prete in un appartamento dove il prete avrebbe consumato atti sessuali con un terzo ragazzo allo stato ancora ignoto. L’arrestato avrebbe chiesto la somma di 50 mila euro al prete, altrimenti avrebbe messo in rete un video che avrebbe compromesso il prete. E che se non avesse accettato la “proposta” avrebbe anche interessato il programma televisivo “Le Iene” e le gerarchie ecclesiastiche. Il prete ha poi raccontato anche di aver consegnato al presunto ricattatore alcune somme di denaro (complessivamente 2900 euro) e all’ultima richiesta, il giovane arrestato sarebbe stato convocato dal sacerdote per la consegna del denaro, ma quando il presunto estortore si sarebbe presentato davanti al sacerdote all’appuntamento c’erano pure i finanzieri che hanno arrestato il giovane (i finanzieri hanno monitorato l’incontro che sarebbe avvenuto in un bar e dopo i due si sarebbero recati presso una banca).

Tutto avrebbe avuto inizio a metà dello scorso novembre, quando il giovane lametino di 26 anni, C.P. avrebbe contattato il prete mostrandogli il video del rapporto consumato pochi giorni prima con l’ignoto ragazzo, richiedendogli la somma di 100 mila euro. Richieste che sarebbero continuate con messaggi su Instragram. Poi il 26enne avrebbe richiesto piccole somme di denaro a titolo di acconto sull’importo complessivo di 50 mila euro. Richieste a cui il prete avrebbe dato seguito consegnando 400 euro, poi 2500 euro e il giorno dell’arresto altre 300 euro che però il presunto ricattatore avrebbe rifiutato in quanto avrebbe preteso il versamento tramite bonifico della maggiore somma richiesta. Alla Finanza (che dopo la denuncia ha avviato le indagini andate avanti anche attraverso intercettazioni telefoniche e l’acquisizione delle registrazioni delle telefonate) il sacerdote ha anche consegnato i messaggi Instagram e 70 screenshot.

Il giovane, difeso dall’avvocato Salvatore Cerra, davanti al gip Rossella Prignani (che ha convalidato l’arresto su richiesta del pm Falcone) si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando però dichiarazioni spontanee in cui avrebbe riferito di aver agito per questioni morali, per evitare il ripetersi di questi atteggiamenti da parte dei prelati della comunità lametina (dei quali ha riferito di essere in possesso di altri video simili).

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