Il ciuccio del piccolo di 4 mesi morto a seguito della tragedia
3 minuti per la letturaSi svolgeranno sabato 25 aprile i funerali di Anna Democrito e dei suoi due figli, tutti morti a Catanzaro al culmine di un gesto di disperazione della donna
CATANZARO – C’è un dettaglio, tra i rilievi della Polizia Scientifica in via Zanotti Bianco, che più di altri restituisce il senso di una tragedia sospesa tra fede e disperazione: Anna Democrito, 46 anni, è stata trovata senza vita con un rosario stretto tra le mani. Un legame con quella Chiesa che era la sua “seconda casa”, ma che non è bastato a illuminare il tunnel in cui era precipitata dopo la nascita del terzo figlio.
Le indagini della Procura di Catanzaro, guidata da Salvatore Curcio e affidate alla pm Graziella Viscomi, non lasciano dubbi sulla natura volontaria del gesto. Ma è nel “perché” che la città cerca risposte. Una traccia fondamentale arriva da don Vincenzo Zoccoli, che conosceva bene il tormento interiore della donna: «Dopo la nascita del terzo figlio ha iniziato a stare male. Era sempre più stanca e meno lucida, con la paura che potesse accadere qualcosa di grave ai suoi figli. Le avevo detto di farsi aiutare, anche dal suo medico, ma quei suggerimenti non sono riusciti a incidere sul suo stato interiore».
Un malessere latente, probabilmente una depressione post-partum sfociata in una forma severa di psicosi, ha alterato la percezione della realtà di Anna. Da stimata operatrice socio-sanitaria, si sarebbe convinta, in un tragico corto circuito, che la morte fosse l’unico modo per “proteggere” i suoi bambini da un mondo percepito come minaccioso. Accanto alla tragedia di chi non c’è più, resta il dramma di chi sopravvive tra le macerie di una famiglia distrutta. Francesco, marito di Anna e padre dei tre piccoli, è un uomo annientato dal dolore. Parasanitario nella stessa Rsa dove lavorava la moglie, quella notte è stato il primo a tentare l’impossibile, praticando disperatamente le manovre di rianimazione sui corpi dei suoi cari sull’asfalto.
Nemmeno i colleghi della struttura, dove Anna prestava servizio da quindici anni, avevano percepito l’imminenza del pericolo. Il presidente della Rsa, Paolo Mazza, la ricorda così: «Ci accoglieva sempre con il sorriso, era una persona sensibile e riservata. Nell’ultimo periodo era in maternità e non avevamo intuito nulla». Quel sorriso, oggi, appare come l’ultimo scudo dietro cui Anna ha celato un crollo psichico devastante. Tutte le speranze della città sono ora volate a Genova, al reparto di Rianimazione Pediatrica del Gaslini. Maria Luce, quasi sei anni, combatte assistita da macchinari di ultima generazione.
Il professor Andrea Moscatelli e la sua equipe lavorano per stabilizzare le gravi lesioni neurologiche. «L’obiettivo è permettere al suo cervello di esprimere il massimo potenziale di recupero. Speriamo possa avere ottime possibilità». La piccola è diventata il simbolo di una Catanzaro che non vuole arrendersi. Al suo fianco resta il padre, unico pilastro di un nucleo che fino a pochi mesi fa era descritto da tutti come solido e unito. Come sottolineato dalla criminologa Chiara Penna, la psicosi post-partum rappresenta una cornice interpretativa riconosciuta dalla letteratura scientifica. Si tratta di quadri rari ma gravissimi, in cui l’alterazione del pensiero trasforma l’amore materno in un gesto di “distruzione altruistica”.
In attesa dei risultati dell’autopsia eseguita al Policlinico di Germaneto e della riconsegna delle salme, Catanzaro resta in silenzio. Un silenzio fatto di preghiera, nella speranza che da Genova arrivi presto quel segnale di vita capace di restituire un briciolo di luce alla notte più buia della città.
La famiglia ha voluto condividere questo momento di commiato con tutti coloro che li hanno conosciuti e amati. Chi desidera porgere un ultimo saluto potrà farlo presso la Casa Funeraria Elysium, dove la camera ardente sarà aperta a partire dalle ore 11:30 di venerdì 24 aprile. Il culmine di questo abbraccio collettivo avverrà sabato 25 aprile: le esequie saranno celebrate alle ore 17, nella solennità della Basilica dell’Immacolata. La città si fermerà per accompagnare Anna, Giuseppe e Nicola, in una preghiera comune.
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