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Ricerca in laboratorio

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CATANZARO – Il virus che corre e che è in continua mutazione piazza un altro colpo in Calabria. Dopo la Xj “scovata” a Reggio Calabria, tocca alla nuova ricombinazione XL.

La scoperta è stata possibile grazie alla flash survey periodica che viene condotta dai laboratori calabresi su impulso e direttiva del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e della Fondazione Bruno Kessler. Le attività sono coordinate dal Laboratorio di Microbiologia e Virologia del “Pugliese” di Catanzaro, diretto dal dottor Pasquale Minchella.

I due pazienti positivi alla ricombinazione vivono in provincia di Crotone e l’attività di sequenziamento è stata condotta materialmente dal laboratorio del Policlinico “Mater Domini” di Catanzaro, diretto dal professor Giuseppe Viglietto. Una ricombinazione si ha quando un soggetto ha contratto il virus per due volte.

La nuova variante (Omicron in questo caso) entra in contatto con un organismo che aveva già “ospitato” il virus e genera quindi una ricombinazione. Ad ora non si ha nessuna informazione sulle caratteristiche di questa ricombinazione. Potrebbe infatti non necessariamente essere qualcosa di allarmante. Non c’è ancora nessun dato scientifico che possa suffragare una tesi su una potenziale maggiore contagiosità o virulenza.

Altro dato assodato invece è che l’Omicron 2 è ormai largamente prevalente e circola con una percentuale ormai vicina all’80% – con 25 tamponi positivi sui 36 sequenziati – ed ha relegato ai margini il lignaggio originario di Omicron, che era stato individuato in Calabria per la prima volta soltanto nel mese di dicembre. In poco più di tre mesi c’è stata una sovrapposizione di un sottolignaggio più contagioso, che spiega anche gli elevati numeri di contagio delle ultime settimane (ora in flessione) e ricorda quanto questo virus sia capace di mutare repentinamente.

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