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CATANZARO – Parola d’ordine “emergenza”. Che impatto avrà sugli uffici giudiziari calabresi la mastodontica inchiesta che l’altra notte ha portato all’operazione Rinascita Scott, con cui i carabinieri del Ros e la Dda di Catanzaro hanno smantellato le cosche del Vibonese e le loro proiezioni al Nord mettendo a segno 334 arresti (anche se gli indagati sono 416) e un sequestro da 15 milioni di euro? Ne abbiamo parlato con Nicola Gratteri, il capo della Procura distrettuale, che ha coordinato il lavoro dei pm De Bernardo, Falvo, Frustaci e Mancuso e già sta cercando un’aula adatta per la maxi udienza preliminare e soprattutto si appresta a chiedere un potenziamento degli uffici di Catanzaro.

La prova devastante si era già avuta con un’altra mega inchiesta, quella denominata Stige, condotta nel gennaio 2018 sempre dalla Dda; allora furono 170 gli arresti con cui furono decapitati il “locale” di ‘ndrangheta di Cirò e le sue articolazioni al Nord. L’aula bunker di via Paglia, a Catanzaro, collassò quando si arrivò all’udienza preliminare e buona parte degli avvocati non trovò manco il posto per sedere; il dibattimento che si sta celebrando al Palazzo di giustizia di Crotone, invece, grazie ad alcune accortezze adottate dal Tribunale penale, che ha previsto l’ampliamento di un’aula e ha predisposto un serrato calendario, procede speditamente.

Procuratore, gli uffici e l’edilizia giudiziaria calabresi sono idonei per la trattazione di procedimenti di queste dimensioni?

«No. La Procura di Catanzaro e la Corte d’Appello alla luce di questa indagine devono essere potenziati sia come magistrati che come impiegati. E’ una richiesta che farò nei prossimi giorni al ministro della Giustizia e al Csm. Al Tribunale di Vibo Valentia, inoltre, serviranno almeno altri due magistrati. Intanto l’emergenza è a Catanzaro, dove bisogna già pensare a organizzare l’udienza preliminare. Per il dibattimento c’è ancora tempo. Ma c’è un serio problema all’ufficio gip, al Tribunale del Riesame, alla Corte d’appello».

L’aula bunker collassò alla prova Stige…

«Abbiamo solo mesi per pensare a questo. Si sta già ragionando su dove fare l’udienza preliminare. In Calabria non ci sono aule per celebrare processi di queste dimensioni».

La sua proposta dei Tribunali distrettuali potrebbe contribuire a risolvere il problema?

«Non passerà mai perché in Parlamento non ci sono maggioranze in grado di approvarle».

Ma c’è chi osserva che si svuoterebbero i Tribunali circondariali ridotti a trattare solo reati bagatellari, e che verrebbe meno la valenza simbolica dei processi celebrati nei territori in cui si consumano quei reati….

«I Tribunali circondariali sarebbero proporzionali alle Procure. Nel 2019 non possiamo pensare ai campanili. La valenza simbolica non c’entra, la gente di Crotone, di Vibo o di Cosenza deve sentirsi sicura, sapendo che i detenuti restano in carcere e che i processi sono celeri. Che i processi si facciano a Crotone o a Catanzaro ha poca valenza».

Il maxi processo Aemilia si era pensato di farlo a Firenze o Bologna. Ma Reggio Emilia, epicentro della piovra cutrese al Nord, ha voluto fortemente il processo proprio per la sua valenza sociale…

«Sa quanto è costato quel giochino? Due milioni di euro. Soltanto il tendone è costato 600mila euro, e noi ancora in Italia pensiamo alla valenza simbolica? Con 600mila euro si potevano assumere chissà quanti cancellieri e impiegati. Siamo alla canna del gas e non possiamo fare filosofia. Bisogna fare i conti con le risorse che ci sono».

Anche in termini di edilizia giudiziaria?

«Certo, tutto ciò comporta un adeguamento dell’edilizia, infatti a Catanzaro stiamo costruendo la Procura nuova, e dove ci sarà la Procura ci sarà anche la Corte d’Appello. E’ impensabile una struttura solo per quattro magistrati».

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