Concorso scuola, il prezzo nascosto di insegnare al Sud
2 minuti per la letturaInsegnare al sud si dimostra ancora una volta una sfida in cui i docenti, a partire dal concorso scuola, pagano il prezzo nascosto di insegnare al Sud.
In Italia il sogno del posto fisso resiste. Per molti giovani calabresi è insegnare nella propria terra. Ma anche al Sud oggi è una corsa a ostacoli tra sacrifici e trasferimenti.
Tramite una consultazione al sindacato della scuola e una lettura dei bandi scorsi sappiamo che: «Dopo la laurea magistrale servono almeno 2500 euro per i 60 cfu, necessari ad accedere alle graduatorie, più 150 euro solo per una domanda di iscrizione che non è detto venga accettata. Per chi punta al Tfa (Tirocinio Formativo Attivo) per il sostegno la cifra sale intorno ai 2800 euro».
IL PREZZO DI INSEGNARE AL SUD
Ai costi iniziali si sommano quelli per aumentare il punteggio: circa 1500 euro per un Master L2, più certificazioni linguistiche, informatiche e Clil: «sì, anche se hai già un C2, quindi livello madrelingua».
«È assurdo pensare che per accedere ad un concorso pubblico devi investire più soldi di quanti ne investirei per il privato. Ho abbandonato questo sogno», racconta Chiara, 26 anni, laureata in Comunicazione. Aggiunge: «Mi piacerebbe fare la professoressa nella mia regione, ma i posti in Calabria sono veramente pochissimi, soprattutto per la mia classe di concorso (A-69)».
Infatti, come riportato dalla Federazione Uil (Unione Italiana del Lavoro) Scuola, il Ministero dell’Istruzione e del Merito nel 2025 ha autorizzato 48504 posti per le assunzioni a tempo indeterminato del personale docente di cui 1137 in Calabria. Abruzzo, Basilicata, Umbria, Molise e Marche non raggiungono neanche le quattro cifre.
CONCORSI, INSEGNARE AL SUD vs INSEGNARE FUORI
Al Nord le chiamate arrivano prima e il numero elevato di posti disponibili spingono molti giovani meridionali a trasferirsi. Chi accetta supplenze brevi viene pagato solo a fine incarico come Maria, insegnante precaria di Rende: «Ho lavorato due mesi a Belluno e ho visto il primo bonifico solo a fine contratto. Mi hanno dovuta aiutare i miei genitori. Tanto valeva restare a casa. Intanto come vivi? Non puoi certo dire alle spese di aspettare».
C’è però anche chi, pur dovendo lasciare la Calabria, rivendica con orgoglio questa scelta: «Sto acquisendo punteggio con le supplenze al Nord e se mi chiamassero domani partirei senza pensarci due volte», dice Federico, 30 anni, di Cosenza, Insegnante Tecnico Pratico. «Non c’è niente di male, se per insegnare devo investire e partire».
Nonostante il concorso scuola e il prezzo nascosto di insegnare al Sud, il sogno di diventare insegnante in Calabria resiste, alimentato dalla passione e dalla vocazione, ma si scontra ogni giorno con barriere economiche e opportunità scarse. Chi resta affronta un percorso di sacrifici continui, chi parte lo fa con la speranza di costruirsi un futuro. In entrambi i casi, la regione perde una linfa vitale: giovani preparati.
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