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Il corteo contro il riarmo e contro l’occupazione israeliana in Palestina in occasione della Liberazione il 25 aprile
Cosenza si tinge di rosso, bianco, verde e di nero per celebrare la Resistenza partigiana del 25 aprile e per sostenere la Resistenza palestinese che combatte l’occupazione di Israele, mentre il mondo piange la morte di Papa Francesco e il Governo Meloni indice cinque giorni di lutto nazionale.
Il corteo si è radunato in Piazza Kennedy la mattina del 25 aprile. Ad aprirlo, una piacevole esecuzione di Bella Ciao al violino suonato da Arianna Luci. Dopo un “sobrio” minuto di applausi per Papa Francesco, definito dalla folla «faro di pace in questo mondo in guerra», il corteo ha preso vita.
Nel corteo, tra bambini a cui i genitori spiegavano la storia dell’antifascismo, docenti dell’Unical, studenti e studentesse che attivamente sventolavano bandiere e intonano canzoni partigiane, si scorge qualche anziano che, nonostante gli acciacchi, ritiene importante esserci, come Maria, 85 anni, che si avvicina e racconta in dialetto «queste parate le facevo pure io, da sempre comunista, me l’ha insegnato la mia mamma. Quando ero piccola ci portava le spillette e i volantini e poi io ho insegnato ai miei figli e ai miei nipoti a non farsi mettere i piedi in testa dai fascisti. Fate bene a combattere per il futuro, io ho due nipoti laureati e ancora disoccupati, dove andremo a finire?».
Uno sfogo che si intreccia con il tema principale di questo 25 aprile: il riarmo europeo «una questione che ci riguarda dal punto di vista etico ma anche materiale poiché si toglieranno miliardi al wellfare» parla Jessica Cosenza, popolare per il suo attivismo con collettivi come La Base e Fem. E conclude «ogni azione quotidiana può essere mossa dall’antifascismo».
«Celebrare la Liberazione oggi significa lottare contro il genocidio in Palestina»
La manifestazione prosegue tra canti, balli e saluti, ma arrivano dritti al petto gli slogan urlati a gran voce dal corteo «il 25 aprile non è una ricorrenza. Ora e sempre resistenza» e ancora «vogliamo un mondo di tutti i colori. Razzisti ed oppressori ne rimarranno fuori», parole che riassumono il desiderio sempre più vivo di una libertà per tutti, in tutto il mondo.
Tra gli striscioni un pensiero comune: sebbene si celebri la Liberazione «l’Italia è complice di quello che sta succedendo in Palestina», parole sostenute da Federico Giordanelli che esclama «Oggi essere antifascisti significa che ci tocca lottare con la popolazione Palestinese contro le bombe di Israele. Bisognerà continuare a fare lotta antifascista quotidiana contro l’oppressione, in Italia e non solo. Non dimentichiamo quello che avviene in giro per il mondo, non abituiamoci a quello che sta avvenendo in Palestina, per non abituarci a quello che sta avvenendo anche nelle nostre città».
Fermati a Largo dei Partigiani, nel Centro Storico, vengono ricordati i nomi dei partigiani cosentini caduti «per farli vivere ancora, per non farli morire mai».
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Le parole del sindaco Franz Caruso sulla Liberazione
Segue il comizio dei rappresentanti delle associazioni e dei collettivi presenti. «I fascisti e i fascismi di oggi sono ancora una piaga. Nonostante promuoviamo la cultura della pace, sembra tutto insufficiente per raggiungere l’abolizione dei totalitarismi» dice Carlo Antonante Bugliari di ANPI sezione Cosenza, e prosegue «dobbiamo rinnovare il nostro diritto di essere resistenti, di liberarci di questa gran rottura di scatole dei fascisti una volta per tutte».
Infine, partecipa anche il sindaco, Franz Caruso «siamo portatori di ideali e di valori che se oggi consentono ai Ministri e ai Parlamentari di governare è perché c’è stato chi prima di loro ha pensato di combattere per consentirgli di essere libero oggi e governare un Paese che si poggia sulla una carta costituzionale scritta con il sangue della resistenza e bisogna ricordarglielo» dichiarandosi successivamente «orgogliosamente antifascista».
Continua Caruso «dobbiamo continuare a combattere, perché non c’è più la forma del fascismo del secondo millennio, però attenzione, ci sono le forme del fascismo del terzo millennio, e questo tipo di governo, illiberale, illibertario, antidemocratico, che cancella quelli che sono gli equilibri del potere, che ritiene, nella muova forma di imperialismo globale, di poter governare annullando gli equilibri che rafforzano la democrazia e che difendono la libertà solo perché hanno vinto le elezioni, non ha capito quello che è il disegno della storia, per questo è importante ricordarla con la Liberazione».
Per i manifestanti cosentini essere antifascisti significa «stare sulle barricate nelle lotte e non dimenticare il senso dell’antifascismo» e il 25 aprile 2025 lo hanno ribadito con forza ed enfasi. Mentre il governo Meloni invitava alla sobrietà per la morte del Papa, Cosenza ricordava rumorosamente i nomi di chi ha costruito la Resistenza e non smette di alzare la voce per chi oggi non ce l’ha.
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