La Corte d'appello di Catanzaro
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Processo per l’omicidio di Luca Bruni, restano discordanti le versioni dei collaboratori di giustizia Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna
COSENZA – SI sono confrontati, in videocollegamento con la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro da siti riservati, ma nessuno dei due è tornato sui propri passi. I collaboratori di giustizia Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna – chiamati a esporre le proprie versioni nell’ambito del processo per l’omicidio di Luca Bruni, che vede imputati Marco e Luigi Abbruzzese – hanno confermato quanto già dichiarato ai magistrati, rimanendo ancorati su posizioni divergenti. Foggetti ha chiesto e ottenuto di poter parlare a volto scoperto, e non di spalle, come accade di consueto con i collaboratori di giustizia.
LE FASI SUCCESSIVE AL DELITTO
La Corte ha chiesto loro un confronto, con particolare riferimento a quanto accaduto nelle fasi successive all’omicidio. Luca Bruni, ultimo boss della famiglia dei “Bella Bella”, fu ucciso in un agguato mafioso il 3 gennaio 2012 e il suo corpo fatto sparire. Verrà ritrovato anni dopo grazie alle indicazioni fornite proprio da Foggetti.
“Il Biondo” sarebbe andato via subito dopo il fatto insieme a Lamanna e non avrebbe visto nessuno di coloro che avrebbero partecipato al successivo occultamento del cadavere. Al contrario, Lamanna ha ribadito di essersi allontanato da solo.
LE CONTRADDIZIONI SUL TRAGITTO COMPIUTO
Ulteriori contraddizioni sono emerse in relazione al tragitto compiuto: Foggetti ha dichiarato che entrambi sarebbero tornati indietro, effettuando il percorso inverso rispetto all’andata e imboccando la rotonda che conduce alla sopraelevata, e che Lamanna lo avrebbe accompagnato nei pressi della sua abitazione, da dove poi si sarebbe mosso per recarsi a casa di Franco Bruzzese, riconosciuto quale mandante dell’omicidio.
Lamanna ha smentito questa ricostruzione e chiedendo poi a Foggetti se si fossero fermati prima da qualche parte e se avessero buttato qualcosa. Quest’ultimo ha risposto che non vi sarebbero state tappe intermedie e che i due si sarebbero disfatti del telefono di Bruni.
IL GIALLO DEL CELLULARE
Ma per l’uno l’apparecchio sarebbe stato gettato per strada, per l’altro fatto a pezzi. La Corte ha, poi, rigettato la richiesta di confronto tra altri due collaboratori, Anna Palmieri e Andrea Greco della Procura generale. Il 15 settembre ci sarà la requisitoria della pg, Raffaella Sforza. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Cesare Badolato e Antonio Sanvito.
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