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Viaggio tra i servizi igienici dell’Unical: igiene trascurata, carenze strutturali e disagi quotidiani per gli studenti.
Una luce sfarfalla. Il battito accelera. Una goccia di sudore scende sulla fronte. Fa caldo e gli effluvi che risalgono in superficie sono fetidi. Non resta che gridare aiuto, ma l’unico suono in risposta è quello di una goccia d’acqua che scende ritmicamente da un rubinetto.
No, non sto descrivendo una scena al cardiopalma di un thriller. No, questa era la descrizione della sensazione che si prova rimanendo imprigionati in un bagno. Ridete, vi sento anche da qui, ma chiedete ai vostri colleghi, io l’ho fatto, e scoprirete che una buona parte di loro è rimasta imprigionata in uno dei bagni dei cubi dell’Unical.
Se avete ormai superato indenni il primo anno di corsi e per quanto ancora c’è chi si perde tra un piano e l’altro dei cubi, sicuramente una cosa a cui vi sarete abituati è la noncuranza delle più banali norme igienico-sanitarie. Le principali, relative ai servizi igienici, le possiamo trovare sul sito dell’Alitec, che si occupa di consulenza di direzione e organizzazione aziendale e di sistemi di sicurezza e medicina sul lavoro. Si può leggere sul loro sito quanto segue:
«Per garantire un servizio igienico efficace, i bagni pubblici devono essere dotati di alcuni accessori fondamentali. Innanzitutto, è necessario che ci sia un lavabo con acqua corrente, sapone liquido e asciugamani monouso o un asciugamani elettrico. Inoltre, non può mancare un WC dotato di tavoletta e carta igienica, possibilmente in dispenser per evitare sprechi e garantire maggiore igiene».
Norme igieniche: teoria vs realtà
Il sito continua poi elencando altre norme su cui si può soprassedere come la presenza di bidet e specchi, ma dice anche che
«Per garantire un alto livello di igiene, la normativa impone che i servizi igienici siano puliti con regolarità e che vengano effettuate manutenzioni periodiche delle attrezzature. In particolare, devono essere previsti protocolli di pulizia giornaliera e la sostituzione di materiali consumabili, come sapone e carta igienica. Inoltre, devono essere eseguiti controlli regolari degli impianti idrici e di scarico per prevenire malfunzionamenti e garantire il corretto funzionamento».
I cubi di alcuni dipartimenti presentano alcune, se non tutte, delle normative di cui sopra ma, la maggior parte dei cubi manca di quelle necessarie. Pulizia minima o del tutto assente, sapone non pervenuto, per non parlare della carta igienica e di quella per le mani. Esiste poi più di un bagno con chiusure inesistenti, tubi dei lavandini rotti o che perdono acqua da tutti i punti meno che da quello da cui effettivamente dovrebbe uscire. Water ricoperti (da anni!) da sacchi neri condominiali legati con nastro di carta. Qualche raro bagno è provvisto di tavoletta, ma proprio per via di quella dubbia pulizia, chi ha davvero il coraggio di sedersi? C’è poi da chiedersi perché alcuni dipartimenti navighino nel sapone seduti su rotoli di carta igienica, mentre altri finiscono per nuotare contro corrente in un mare di qualcos’altro?
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Sopravvivere al bagno del cubo 18
Parlando con alcuni studenti, mi sono stati raccontati aneddoti che denotano una situazione singolare e preoccupante.
Alcuni, stanchi di non poter nemmeno lavarsi le mani dopo aver usufruito dei bagni, hanno deciso di pensarci da soli. Sapendo che avrebbero usato sempre lo stesso bagno per l’intero semestre, hanno acquistato un sapone per il cubo. Quanto dev’essere grave la situazione se, il giorno dopo averlo posizionato sul lavandino, non lo hanno più ritrovato? Anche dopo il furto però, non si sono abbattuti ed anzi, raccontano, hanno ricaricato direttamente il dispenser del bagno così da poterne beneficiare tutti.
Una studentessa, invece, racconta di come, entrando in un bagno, si è trovata davanti a quello che sperava fosse uno scherzo: alcuni preservativi usati. La studentessa è ritornata poi più volte nei giorni a seguire, nello stesso bagno, ma ritrovando sempre lo stesso oggetto indesiderato. Sicuramente questo dà da pensare sì sulla pulizia tenuta nei bagni dell’Unical ma anche, ovviamente, sulle condizioni della normale igiene pubblica.
Sono molti poi, come vi dicevo all’inizio, quelli che sono rimasti bloccati nei bagni. Dalle varie testimonianze si evince come i bagni dei cubi 18B e 18C siano quelli che più spesso fanno vivere la scena ansiogena che vi ho descritto inizialmente. Ragazze che raccontano come ormai, per paura di rimanere di nuovo bloccate, preferiscano andare al bagno sempre insieme ad una collega e di come, purtroppo, i bagni problematici pur essendo stati segnalati non vengano poi effettivamente sistemati o chiusi.
Se come recita l’adagio di Eraclito, l’unica costante è il cambiamento, speriamo che andando avanti ci sia effettivamente un rinnovamento. Mentre aspettiamo tutti insieme che i bagni imbustati vengano finalmente spacchettati che dirvi se non, munitevi di igienizzante mani, fazzoletti, e mi raccomando: attenti ai bagni del 18!
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