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Cosenza e oltre 40 città italiane hanno risposto alla mobilitazione contro la violenza sulle donne organizzata dalla rete nazionale D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. Un coro unanime di dolore e denuncia, la richiesta di un cambiamento che non può più attendere.


Una piazza che risuona di silenzi eloquenti, sguardi determinati e passi risoluti. Così, sabato 9 novembre, oltre 40 città italiane hanno risposto alla chiamata contro la violenza sulle donne, in una manifestazione che non lascia spazio a dubbi: l’Italia si è fermata, ha marciato, ha gridato per dire “basta” ai femminicidi e alle violenze domestiche. Organizzata dalla rete nazionale D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, la mobilitazione è stata un coro unanime di dolore e denuncia, di richiesta di un cambiamento che non può più attendere.

IL CORTEO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: A COSENZA, DA PIAZZA CARRATELLI A PIAZZA XI SETTEMBRE

A Cosenza, il corteo promosso dal Centro antiviolenza Roberta Lanzino è partito da Piazza Carratelli, avanzando compatto e solenne verso Piazza XI Settembre. In testa, una coreografia potente e simbolica con un gruppo di donne vestite di bianco, unite da un filo rosso, metafora delle catene invisibili che tengono prigioniere le vittime di violenza. Un’immagine forte e drammatica, ma al tempo stesso carica di speranza. Al termine della marcia, infatti, tra applausi e commozione, le donne hanno spezzato quel filo a simboleggiare la liberazione e il desiderio di emancipazione dalle catene della violenza. Un momento carico di intensità sulle note di “Bandiera” di Giulia Mei. Un inno di empowerment femminile che risuona come un grido di libertà.

La manifestazione di Cosenza, come quella che ha attraversato le altre città italiane, ha il chiaro intento di risvegliare le coscienze e di denunciare un’escalation di femminicidi e abusi sempre più preoccupante. Uno striscione emblematico ha sferzato l’aria: “Non lo vedete che ci stanno ammazzando? Adesso basta!”.

La partecipazione delle istituzioni locali ha dato un segno di vicinanza a questa causa, con la presenza di Maria Pia Funaro (già vicesindaco di Cosenza) e dell’assessore al Welfare Veronica Buffone, a testimonianza che il problema non riguarda solo le donne, ma l’intera comunità.

D.I.RE – DONNE IN RETE CONTRO LA VIOLENZA

Antonella Veltri, presidente della rete nazionale D.i.Re e socia fondatrice del Centro Antiviolenza Lanzino, ha ribadito la necessità di una risposta strutturata al problema: «Il femminicidio non è mai un gesto isolato o occasionale, ma l’ultimo atto di un ciclo di violenze che affondano le loro radici in dinamiche patriarcali e culturali. Un fenomeno che si consuma tra le mura domestiche e nella dimensione pubblica».

La presidente della rete nazionale D.i.Re ha ricordato l’importanza di un intervento capillare e continuo, sottolineando che il ruolo dei centri antiviolenza va ben oltre l’accoglienza e include anche attività di prevenzione nelle scuole e di formazione. Tuttavia, i centri operano spesso in condizioni di volontariato, e la loro attività, fondamentale, è messa a dura prova dalla mancanza di supporto stabile da parte delle istituzioni. «Da Aosta fino a Catania, ci sono state diverse mobilitazioni in tutta Italia. Speriamo in un’assunzione di responsabilità collettiva che parte dalle istituzioni e arriva fino alla società civile per cambiare l’atteggiamento culturale di banalizzazione e di superficialità sul tema della violenza maschile alle donne», ha concluso Antonella Veltri.

CENTRO ANTIVIOLENZA LANZINO

Roberta Attanasio, presidente del Centro Antiviolenza Lanzino, ha sottolineato la drammaticità della situazione: «Negli ultimi quattro anni, oltre 500 donne si sono rivolte a noi per chiedere aiuto, e solo nell’ultimo anno abbiamo assistito centinaia di vittime». Inoltre, ha posto l’accento sulla vulnerabilità di giovani donne, che sempre più spesso si trovano intrappolate in situazioni di violenza, con percorsi di vita e studio interrotti e minacciati: «Abbiamo seguito alcune ragazze che, per poter frequentare l’università, necessitano addirittura di una scorta». La presidente del CAV Lanzino ha poi sottolineato la necessità di un approccio unitario e normativo su scala nazionale: «La normativa è spesso disomogenea sul territorio, rendendo la protezione frammentaria e lasciando scoperti settori cruciali. Invece, sono essenziali la formazione e la sensibilizzazione di tutte le figure che interagiscono con la violenza».

Cosenza ha risposto con forza alla chiamata: questa mobilitazione ha portato in piazza la voce di migliaia di donne e uomini contro una realtà che, ancora oggi, uccide e intrappola le donne. «Non vogliamo più piangere altre sorelle», ha affermato Attanasio, esprimendo un sentimento condiviso che spera di risuonare ben oltre le piazze italiane, affinché il cambiamento sia reale e duraturo.

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