X
<
>

Una foto di Mohamed Amin Bessioud

2 minuti per la lettura

Il 27 luglio si terrà a Cosenza un corteo per Mohamed Amin Bessioud, il 25enne morto lanciandosi nel vuoto durante una perquisizione dei carabinieri


COSENZA – La tragica morte di Mohamed Amin Bessioud, il giovane di venticinque anni che si è tolto la vita a Cosenza all’interno della propria abitazione durante una perquisizione dei carabinieri, si trasforma in un caso istituzionale e riaccende con forza il dibattito sulle modalità d’intervento delle forze dell’ordine in presenza di soggetti ad alta vulnerabilità psicologica.

Una vicenda drammatica che lascia dietro di sé una scia di dolore, rabbia e forti interrogativi, culminata nel grave malore che ha colpito la madre del ragazzo: sopraffatta dalla disperazione per la perdita del figlio, la donna ha minacciato di lanciarsi dal balcone del medesimo appartamento di via dei Mille, rendendo necessario il tempestivo intervento dei familiari e dei sanitari del 118, che l’hanno presa in carico insieme agli operatori del Centro di Salute Mentale prima del trasferimento all’ospedale “Annunziata”.

LE RICHIESTE DELL’AVVOCATO OSVALDO ROCCA

A chiedere con fermezza che si faccia piena luce su quei minuti cruciali è la famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Osvaldo Rocca, il quale sollecita una seria riflessione sull’adeguatezza dei protocolli operativi in contesti di particolare fragilità. Il giovane, pur registrando recenti vicissitudini giudiziarie per uso e piccolo spaccio per le quali stava seguendo un percorso di recupero con il Sert e i servizi sociali, attraversava infatti una fase di profondo disagio, acuitasi dopo un periodo di detenzione e contrassegnata da un precedente e recente tentativo di suicidio. Non un profilo criminale di spessore, chiarisce il legale, ma una persona problematica che necessitava di tutela.

Al momento dei fatti il ragazzo era visibilmente agitato, tremava e piangeva, condizioni che avrebbero dovuto suggerire cautele ben diverse, come l’allerta immediata ai sanitari o l’ingresso della madre per stemperare la tensione, mentre la pressione e le modalità verbali dell’operazione potrebbero aver agito da devastante innesco.

IL CORTEO DEL 27 LUGLIO

Sulla stessa linea di ferma condanna si attesta il collettivo “La Base Cosenza”, che parla di un’altra vita spezzata e di un quadro agghiacciante fatto di isolamento e minacce, denunciando come sia inconcepibile che un ragazzo fragile sia finito al centro di un intervento drammatico davanti a chi avrebbe dovuto tutelarlo.

Per pretendere verità, giustizia e l’accertamento di ogni eventuale responsabilità su quello che viene definito un fallimento del sistema di protezione sociale, il movimento ha promosso e organizzato una manifestazione di protesta per il pomeriggio di lunedì 27 alle 18.30, con un corteo che muoverà proprio da via dei Mille, sotto l’abitazione in cui si è consumata la tragedia.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA