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Il sit in davanti alla clinica Sacro Cuore

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COSENZA – “Non chiudete le porte alla vita”: questo il leitmotiv del sit-in svoltosi ieri mattina, su Corso Italia a Cosenza, per dire no alla chiusura del centro nascita del Sacro Cuore. E’ Alessia Principe ad aprire la manifestazione, giovane donna in dolce attesa e militante del gruppo spontaneo di mamme che ha promosso l’iniziativa: «Il 14 marzo scorso c’è stata l’emanazione del decreto n. 69 del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto – dice la Principe – il quale ha stabilito una diversa distribuzione della rete ospedaliera e, come conseguenza di ciò, si è decisa la chiusura del punto nascite del Sacro Cuore. Noi oggi siamo qui per difendere il diritto di scegliere liberamente il luogo del parto, diritto sancito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità».

Ma non è questo l’unico motivo che muove la protesta pacifica: «Crediamo che il Sacro Cuore possa offrire a noi donne un parto totalmente “umanizzato”», continua Alessia. La mobilitazione e le testimonianze di madri e donne che si susseguono al microfono, attirano allora la curiosità dei passanti che si lanciano in parole di sostegno, prendendo attivamente parte al sit-in,«nella fervida speranza del mantenimento di un’eccellenza calabrese».

Insieme alle attiviste Rossella Brescia, Simona Ranieri, e Antonella Muglia, in strada anche alcuni papà e rappresentanti delle istituzioni e dell’amministrazione comunale di Cosenza, nonchè il dottore Raffaele Misasi, responsabile del dipartimento Materno-Infantile: «La sanità soffre di una malattia cronica ormai da molto tempo – dice Misasi – e dopo la pandemia ci aspettavamo una soluzione al problema. Il presidente Occhiuto si sta dando da fare in questi anni per ripristinare una sanità in coma. Con l’ultimo decreto, però, ha previsto l’aumento dei posti letto nei settori pubblici a discapito delle strutture private accreditate e, in particolar modo, per quanto riguarda il nostro reparto, ne prevede la chiusura, per via della riapertura del centro nascita all’ospedale di Cetraro. È giusto che il pubblico venga potenziato. Ma sarebbe forse opportuno ascoltare i bisogni delle tante donne che si sentono private dalla loro libertà di scelta».

Gli fa eco Cecilia Gioia, nella doppia veste di psicologa psicoterapeuta dell’Unità Operativa del Sacro Cuore e presidente dell’associazione “MammacheMamme”: «La nascita è un evento che coinvolge tutti ed ecco perché lo abbiamo rivolto a tutta la popolazione. Riteniamo ormai che un approccio integrato sia il modo migliore per venire al mondo e quindi, da 12 anni, utilizziamo questo modello, su, in media, mille parti all’anno». Le mamme allora, in una lettera aperta – in cui avevano già invitato Occhiuto a prendere parte al sit-in – si «affidano alla sua sensibilità», chiedendogli di «non privare la città di presidi così importanti, come anche la terapia intensiva pediatrica». La domanda fondamentale, allora, alla fine, è una soltanto: «Perché chiudere una struttura che funziona?».

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