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Squadre di soccorso al lavoro nei locali del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide

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Il maltempo a Sibari, tra acqua e fango. Il Crati rompe gli argini: il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide e scantinati sono allagati per la seconda volta. Casabianca è sommersa. Problemi con le idrovore. Il direttore dell’area archeologica, Filippo Demma: «Non ci stiamo perdendo d’animo»


​CASSANO – La furia dell’acqua non dà tregua al patrimonio archeologico della Sibaritide. È una vera lotta contro il fango quella che si sta consumando al Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide e nel settore dell’area archeologica di “Casabianca”. Per quanto riguarda il Museo, i seminterrati e le pertinenze sono nuovamente allagati. Tutto il lavoro svolto nella giornata di domenica è risultato vano. Grazie all’intervento della Protezione Civile del Gruppo Lucano (proveniente da Lavello e dalla Val d’Agri) e ai mezzi del Consorzio di Bonifica della Calabria, si era riusciti a svuotare i locali e il piazzale tramite l’uso di tre pompe.

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La tregua, però, è durata solo poche ore. Nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 febbraio 2026, il canale adiacente alla struttura ha esondato nuovamente. È stato annullato ogni sforzo fatto riportando l’acqua là dove qualche ora prima era stata rimossa. A darne notizia ieri mattina, lunedì 16 febbraio 2026, tramite un video messaggio, è stato il direttore dell’area archeologica, Filippo Demma

DEMMA: «I LOCALI SONO DI NUOVO PIENI DI ACQUA»

«Non è una buona giornata oggi per il museo nazionale archeologico della Sibaritide. Purtroppo l’enorme lavoro di svuotamento svolto ieri (domenica 15 febbraio ndr) si è rivelato inutile perché stanotte – ha comunicato il direttore Demma – il canale che fiancheggia l’area del Museo ha esondato e i locali sono di nuovo pieni d’acqua». Solo qualche ora prima, domenica sera, lo stesso Demma aveva annunciato con soddisfazione il ripristino dei locali: «Il piazzale è completamente sgombro, non c’è più acqua. Nel museo resta un po’ di fango che ricominceremo a spalare domani».

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Ieri mattina, lunedì 16 febbraio 2026, nonostante lo sconcerto per il nuovo allagamento, la direzione dell’area archeologica non si è persa d’animo così come la macchina dei soccorsi non si è fermata. «Non ci stiamo perdendo d’animo – ha sottolineato nel video messaggio il direttore Demma – naturalmente sono attive le pompe. Qui abbiamo tutta la squadra di Calabria Verde che ci sta dando una mano a eliminare il fango residuo dal piazzale. Certo che se non riusciamo a far scendere il livello del canale – ha evidenziato – purtroppo tutto quello che facciamo sarà inutile. Dobbiamo comunque ringraziare sempre la protezione civile per il supporto, il Comune di Cassano e il sindaco, Gianpaolo Iacobini, per il coordinamento, il consorzio di bonifica, che anche oggi ci sta dando una mano con i mezzi a cercare di drenare il canale qui di fianco, Calabria Verde e l’assessore Gallo che prontamente sono venuti in nostro soccorso», ha concluso il direttore Demma.

LA SITUAZIONE NELLE AREE ARCHEOLOGICHE

Per quanto riguarda la situazione nelle aree archeologiche questa si presenta a due facce. Mentre il fossato provvisionale realizzato d’urgenza nella giornata di venerdì a protezione del Parco del Cavallo ha retto e ha salvaguardato il patrimonio archeologico, la stessa cosa non si può dire per l’area Archeologica “Casabianca”. Qui l’esondazione ha colpito duro. L’area, normalmente chiusa al pubblico, è stata invasa dall’acqua. In avaria anche le tre idrovore nuove installate pochi mesi fa. Per liberare dall’acqua e dal fango l’area archeologica “Casabianca” ci vorrà del tempo.
«Non si può intervenire al momento perché è tutto completamente allagato. Interverremo con la Protezione Civile non appena possibile utilizzando una serie di idrovore», ci ha detto, sentito telefonicamente, il direttore Demma.

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