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COSENZA – Oltre 17300 i casi accertati – due dei quali in Italia –, 362 i decessi, un caso sospetto (poi rientrato) in Calabria: sono alcuni numeri del Nuovo Coronavirus (nome scientifico 2019 n-CoV), l’epidemia che sta generando il panico in tutto il mondo. Anche in Italia, nonostante il ministero della Salute abbia fatto sapere che la situazione è sotto controllo, è ormai psicosi da Coronavirus: i voli da e per la Cina sono bloccati, in molti preferiscono boicottare gli esercizi commerciali orientali giungendo addirittura a ipotizzare un contagio attraverso la merce, e diversi sono stati gli episodi di razzismo ed emarginazione ai danni di cittadini cinesi. Ma quanto c’è di vero e di falso nelle informazioni che stanno circolando a proposito del virus? Ne abbiamo parlato con il professor Filippo Luciani, esperto di Malattie infettive e Virologia all’ospedale “Annunziata” di Cosenza, con il quale abbiamo cercato di fare chiarezza su alcuni aspetti.

Professor Luciani, ma davvero il Coronavirus è davvero così pericoloso come sembra?

«La pericolosità di questo virus è alla stessa stregua di numerosissimi altri agenti patogeni virali che, solitamente, sono più pericolosi per tutta una serie di categorie di persone come ad esempio i diabetici, i cardiopatici importanti, i bronchitici cronici e le persone il cui sistema immunitario è deficitario per l’uso di farmaci (cortisonici e chemioterapici) oppure per malattie che debilitano gravemente il sistema immunitario stesso (Hiv, tumori)».

Quali sono i sintomi specifici del Coronavirus?

«Il nuovo Coronavirus non ha sintomi specifici: infatti tosse e febbre e in alcuni casi (più rari) diarrea, sono sintomi comuni a moltissime malattie respiratorie sia virali che di altra eziologia».

Come avviene il contagio?

«È molto verosimile che il contagio avvenga tramite piccole goccioline del secreto respiratorio emesse dal paziente infettato con starnuti, tosse e linguaggio parlato; anche le mani contaminate dalle stesse goccioline possono essere un ottimo veicolo di trasmissione, non escludendo le feci dei pazienti infettati».

Qual è la situazione attuale in Calabria?

«Il quadro attuale in Calabria è assolutamente confortante: nessun caso importato fino a questo momento».

In attesa del vaccino adatto, il comune vaccino antinfluenzale può essere sufficiente a immunizzare dal contagio?

«Il vaccino anti-influenzale può conferire protezione nei confronti dei virus influenzali (A e B), ma non contro altri tipi di virus come appunto il nuovo Coronavirus».

Qual è il tasso di mortalità e quale la differenza con quello di una semplice influenza?

«Il tasso di letalità/mortalità del nuovo Coronavirus è al momento molto basso (circa il 2,1% ed è probabilmente sovrastimato) se lo si confronta con quello dell’influenza stagionale ad esempio, che fa, per complicanze respiratorie, 5000 morti l’anno solo in Italia. Se lo si confronta con quello della Sars e della Mers (10% e 30% rispettivamente) è ovviamente assai più basso. Questo virus, proprio perché è molto meno letale si diffonde di più, in quanto i pazienti infettati (compresi ovviamente quelli con sintomatologia scarsa), non sono costretti a letto oppure in ospedale e quindi, continuando la vita di sempre, diventano diffusori di virus».

Mortalità o conseguenze del contagio: quale il vero problema?

«La mortalità, come dicevamo prima, non è il vero problema; semmai ciò che realmente deve preoccupare è la possibile diffusione planetaria del virus (“pandemia”) e le conseguenze economiche gravissime che un enorme numero di contagiati potrebbe ingenerare; al momento però il maggior numero di contagiati (circa 17mila) e di morti (360 su 362 totali) è appannaggio della Cina (un miliardo e 380 milioni di abitanti), Paese appunto dal quale è partita l’epidemia e che attualmente (città di Wuhan: 11 milioni di abitanti) è sotto un doppio cordone sanitario di quarantena. Nel resto del mondo i casi sono “soltanto” 176 con un decesso. Quindi, alla luce delle notizie che vi sto fornendo, il mio invito a tutti è quello di abbandonare in fretta atteggiamenti allarmistici che portano soltanto alla psicosi del contagio».

Quali precauzioni è opportuno adottare?

«Le precauzioni da adottare sono le seguenti: evitare di recarsi in Cina proprio adesso (a meno che il viaggio non rappresenti una urgenza): potremmo fermarci qui visto che mancano casi autoctoni e i due casi ricoverati a Roma sono rappresentati da una coppia di turisti provenienti dalla Cina. In ogni caso è bene adottare una serie di precauzioni non soltanto per questo virus, ma per tutti gli altri che circolano e su tutti il virus influenzale che in questo momento pare stia raggiungendo il picco di diffusione in Calabria: stare a casa quando si hanno sintomi come febbre, tosse e mal di gola; coprire con un fazzoletto oppure con una mano o con il braccio il naso o la bocca quando si starnutisce o tossisce; mantenere una buona igiene delle mani».

Quali sono le fasce di popolazione che potrebbero venire maggiormente colpite dal virus?

«In tutte le fasce di età si possono verificare casi di contagio».

Quali sono le differenze con Sars e Mers?

«Fondamentalmente le differenze con i due Coronavirus che hanno cagionato prima la Sars (Sindrome respiratoria acuta grave) nel 2002/2003 e poi la Mers (Sindrome respiratoria mediorentale) tra il 2013 e il 2019 stanno in termini di mortalità; il virus della Sars su 8400 casi provocò 813 decessi (10% di mortalità), mentre dalla Mers scaturirono 2500 casi dei quali 858 mortali (mortalità quindi maggiore del 30%). Inoltre il materiale genetico dell’ n-Cov 2019 contiene sequenze omologhe sia al Sars-Cov che al Mers-Cov».

È vero che bisogna evitare di entrare in negozi cinesi, o consumare alimenti di derivazione cinese?

«Non è assolutamente vero che bisogna evitare di entrare o di sostare nei pressi di negozi cinesi, o consumare alimenti di derivazione cinese».

Quanto a lungo si stima che possa durare l’emergenza?

«È difficile prevedere quanto durerà la diffusione del virus e quindi anche lo stato di emergenza; a mio parere dovranno passare ancora alcuni mesi prima che l’epidemia si affievolisca e cessi del tutto».

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