Panorama dell'area urbana
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Il primo dicembre del 2024 il referendum consultivo sulla fusione di Cosenza, Rende e Castrolibero. Stravinsero il no e l’astensione
COSENZA – Era una domenica uggiosa del primo giorno del dicembre di un anno fa quando i cittadini di Cosenza, Rende e Castrolibero si recarono alle urne per il referendum consultivo sulla città unica. Un appuntamento con la storia per l’area urbana di Cosenza. Stravinsero il no e l’astensione, com’è noto.
Rende e Castrolibero premiarono con percentuali bulgare il no alla fusione, a Cosenza vinse nettamente il sì ma la percentuale dei votanti non raggiunse nemmeno il 20 per cento nel capoluogo. Meglio andò a Rende e Castrolibero ma il dato complessivo dell’affluenza fu flop con il 26 per cento dei votanti.
GLI SCHIERAMENTI NEL REFERENDUM CONSULTIVO SULLA FUSIONE
Poco male per l’agguerrito e variegato fronte del no. Tante cose sono successe infatti nell’ultimo anno: le amministrative a Rende con la straripante vittoria di Sandro Principe, le elezioni regionali con il bis di Occhiuto e l’ingresso a Palazzo Campanella del sindaco di Castrolibero Orlandino Greco.
I partiti nel referendum consultivo furono schierati tutti da una parte della barricata, ovvero per il sostegno alla fusione. Centrodestra, Partito democratico, Sinistra italiana (il Movimento cinque stelle decise di non dare indicazioni di voto) spinsero per il sì. Ma il messaggio non passò, troppe incognite hanno spinto l’elettorato a votare no o a restare a casa. Lo spauracchio della fusione “a freddo”, la questione identitaria, il debito monstre di Cosenza, solo per citare alcuni capisaldi degli oppositori alla città unica, incisero in modo decisivo.
IL RUOLO DI RENDE E DEGLI ALTRI COMITATI DEL NO NELLA CAMPAGNA REFERENDARIA
Nell’autunno del 2024 proliferarono i comitati pro e contro la fusione. Il fronte del no puntò sul civismo e ha visto senza dubbio una forza trainante a Rende. Qui, ricordiamo che il Comune era commissariato dal 28 giugno del 2023 in seguito allo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, personalità politiche spesso in contrasto tra loro decisero di unirsi contro la città unica caldeggiata dal centrodestra e dal Pd con una proposta di legge regionale molto contestata.
A guidare il comitato rendese fu chiamato (su proposta di Amerigo Castiglione) Sandro Principe che sei mesi dopo il successo referendario del no è tornato a indossare la fascia tricolore a Rende. Orfana di un’amministrazione comunale e lontana dai partiti la classe politica rendese informò e sensibilizzò l’opinione pubblica con numerose iniziative. Attivissimi furono, tra glia altri, Pierpaolo Iantorno, Fabio Liparoti, Clelio Gelsomino e Franco Bartucci.
LA BATOSTA PER IL FONTE DEL SI’ NEL REFERENDUM SULLA FUSIONE
A Cosenza si distinse invece il Comitato per la città policentrica contrario alla fusione e anche Castrolibero fece ovviamente la sua parte.
Il fronte del sì uscì con le ossa rotta dalla consultazione del 1° dicembre. Fu evidente il disimpegno di molti esponenti politici e in alcuni casi non mancarono, a detta di molti, i franchi tiratori. Nel centrodestra, secondo i più maliziosi, in pochi si strapparono le vesti per la mancata affermazione. Nello schieramento l’impressione a caldo fu che si volesse dimenticare in fretta l’accaduto. E in effetti, al netto delle dichiarazioni post voto, in pochi sono ritornati sull’argomento (ad eccezione di qualche sortita di Pierluigi Caputo e Mario Occhiuto).
Il sindaco di Cosenza Franz Caruso, pur contestando la proposta di legge regionale, si schierò alla fine pubblicamente per il sì ma non si distinse di certo per un’attività frenetica in campagna elettorale. Lo stesso sindaco aveva infatti stigmatizzato il metodo portato avanti sul progetto di fusione.
Caruso in una recente intervista al Quotidiano ha adombrato l’ipotesi che il progetto della città unica fosse in qualche modo legato alla realizzazione del nuovo ospedale ad Arcavacata. Durante la campagna elettorale per le elezioni regionali del 5 e 6 ottobre del 2025 la fusione è stata trattata solo marginalmente costituendo probabilmente motivo d’imbarazzo. In entrambe le coalizioni figuravano infatti sostenitori della città unica.
LA PROPOSTA DI UN’UNIONE DEI COMUNI
All’indomani del referendum nel fronte del no, anche alla luce del pericolo scampato, in molti evidenziarono tuttavia la necessità (in primis lo stesso Principe) di realizzare l’Unione dei Comuni andando oltre le tre municipalità di Cosenza, Rende e Castrolibero per una gestione condivisa e migliorativa dei servizi. Passi in avanti in questi mesi sono stati fatti sulla mobilità e sulle infrastrutture ma la strada è evidentemente ancora lunga e impegnativa.
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