X
<
>

Guerino D'Ignazio e Mimmo Talarico

2 minuti per la lettura

Il confronto con il docente Guerino D’Ignazio sull’Unione dei Comuni nell’area urbana di Cosenza promosso dall’associazione AttivaRende


COSENZA – Dal primo dicembre 2024 qualcosa è cambiato: nonostante il responso delle urne, il discorso sulla città unica è ancora attuale, anche se declinato in termini nuovi e diversi. Cosa vuol dire l’unione (non fusione) dei comuni? Un primo tentativo di rispondere al quesito è stato avviato il 17 aprile presso il Museo del Presente di Rende su iniziativa del comitato Attiva Rende, anche La recente esperienza referendaria ha messo in evidenza la necessità di ragionare in una nuova ottica su uno strumento tanto vantaggioso quanto complesso. Il punto da cui partire è l’assenso dei cittadini attraverso la consapevolezza di cosa significhi unire i comuni.

A tal proposito l’ex consigliere comunale di Rende, Mimmo Talarico, ha precisato: «I cittadini rendesi e non solo, devono partecipare alla discussione su questioni così importanti: questo è lo spirito dell’iniziativa» e a garantire su questo proposito arriva l’annuncio di altri incontri della stessa natura che affronteranno man mano i molteplici aspetti dell’unione. Ricordiamo che il Comune di Rende ha già provveduto a inviare ai Comuni di Cosenza, Montalto e Castrolibero una bozza dello Statuto dell’Unione dei Comuni.

LE PAROLE DI GUERINO D’IGNAZIO

Il protagonista del primo appuntamento è stato Guerino d’Ignazio, docente di diritto regionale e degli enti locali. Il professore, espressosi tempo addietro contro la fusione, ha analizzato il progetto dell’associazionismo dei comuni sotto una nuova luce.

La premessa è che in Calabria, dove regna la frammentarietà territoriale, è necessario aprire la porta a queste innovazioni: «In virtù di ciò è necessario darsi da fare. Proprio noi che ci siamo opposti alla fusione vogliamo guardare all’associazionismo come un miglioramento, ma anche come l’occasione per lanciare un modello regionale e nazionale» esordisce D’Ignazio. I punti chiavi per cui promuovere l’unione tra comuni sono stati elencati con chiarezza e precisione dal professore: «I vantaggi sarebbero numerosi: in primis si parlerebbe di una migliore efficienza amministrativa e dei servizi che migliorerebbero la qualità di vita del cittadino. Migliore sarebbe anche la programmazione strategica perché un territorio che agisce in modo unitario è avvantaggiato nel definire politiche di sviluppo, superando la logica del confine. Inoltre, questo tipo di cooperazione consentirebbe una riduzione dei costi e un’economia di scala significativa, diventando un’area attrattiva».

Per gli scettici, D’Ignazio aggiunge: «L’unione è un modello flessibile e migliorabile grazie alla cooperazione tra le varie realtà amministrative». Guerino d’Ignazio non ha comunque trascurato le criticità che potrebbero derivare da questo progetto: «Serve maggiore coordinamento e una visione condivisa tra gli amministratori, nonché una forte capacità di mediazione». Ostacoli, tuttavia, non insormontabili. Giunto il momento di tirare le somme, il professore si congeda così: «L’associazionismo è un’opportunità. Non è solo una soluzione tecnica, ma un progetto politico che potrebbe giovare ai cittadini e alle autonomie locali. L’intervento dovrà essere tempestivo ed elevarsi come esempio nel panorama nazionale».

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA