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Un celebre dipinto sul ferimento di Giuseppe Garibaldi sull'Aspromonte

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Il ferimento di Giuseppe Garibaldi nel 1862 sui monti dell’Aspromonte che ispirò la celebre filastrocca canticchiata da intere generazioni


COSENZA – Il ferimento di Giuseppe Garibaldi sull’Aspromonte rappresenta uno degli episodi più noti dell’epopea risorgimentale italiana. Oltre all’importante avvenimento storico c’è anche ben impressa nella cultura popolare la celebre filastrocca dedicata all’accaduto (la ballata cantata sull’aria Flik Flok dei bersaglieri) che per diletto intere generazioni di italiani hanno canticchiato. L’Eroe dei due Mondi fu ferito da una pallottola dei bersaglieri a un piede il 29 agosto del 1862 a pochi chilometri da Gambarie nel territorio di Sant’Eufemia d’Aspromonte. In realtà Garibaldi, già 55enne, venne colpito – oltre che al malleolo destro- anche all’anca sinistra.

LA NUOVA SPEDIZIONE DI GARIBALDI

Garibaldi era sbarcato in Sicilia poche settimane prima. L’obiettivo era di risalire la penisola e liberare Roma dove, seppur “circondato”, lo Stato Pontificio continuava a esistere. I garibaldini ritenevano incompiuta l’unificazione e, ad appena due anni dalla spedizione dei Mille, tentarono una nuova clamorosa sortita. Sembravano così lontani i tempi di Teano quando Garibaldi incontrò Vittorio Emanuele II. Il nuovo Regno d’Italia ambiva, al pari di Garibaldi, all’annessione di Roma ma non volle entrare in contrasto con la Francia. Una guarnigione transalpina infatti continuò a presidiare Roma a anche dopo l’Unità.

Un monito che Napoleone III volle dare alla neonata nazione: Roma e il Papa erano sotto la sua “protezione’’. Delicati e controversi equilibri di politica estera che a un uomo irruento come Garibaldi non potevano andare giù. La nuova spedizione, in parte improvvisata come le precedenti, si basava più sulla determinazione e sulla grinta dei veterani e dei volontari che su una concreta pianificazione strategica.

LO SBARCO IN CALABRIA

Garibaldi sbarcò, proveniente da Catania, nei pressi di Sant’Elia di Montebello Jonico alla testa di circa 3.500 uomini. La spedizione scelse di allontanarsi dalla costa, a causa della ferma reazione del Regio Esercito, e di proseguire verso le aree interne. La direttiva di Garibaldi era di evitare lo scontro armato o quanto meno di non dare il via a scaramucce. Poi sull’Aspromonte il conflitto a fuco con i bersaglieri divenne inevitabile. Uomini che per decenni avevano combattuto dalla stessa parte della barricata ora si fronteggiavano ad armi spianate. Dopo il ferimento di Garibaldi, i volontari arretrarono nella boscaglia, mentre gli ufficiali si recarono attorno al generale sanguinante. Anche i bersaglieri cessarono il fuoco.

LA RESA DELL’EROE DEI DUE MONDI

Lo scontro, in quella che passò alla storia come la Giornata d’Aspromonte, era durato pochi minuti, abbastanza per causare la morte di sette garibaldini e cinque regolari e il ferimento di venti garibaldini e quattordici militi del Regio Esercito. Garibaldi era appoggiato ad un pino (ancora oggi esistente, noto come “Il Cippo di Garibaldi”) con in bocca l’immancabile sigaro. Poi sopraggiunse dalle linee del Regio Esercito un ufficiale a cavallo che senza salutare intimò a Garibaldi la resa con tono sprezzante. Il Generale lo rimproverò e lo fece disarmare. Intervenne allora il colonnello Emilio Pallavicini che reiterò la richiesta, ma dopo essere sceso da cavallo, parlandogli all’orecchio e con la dovuta cortesia.

Tra i bersaglieri Garibaldi riconobbe soldati ed ufficiali che erano stati con lui nelle campagne precedenti: li vide cupi e rattristati. Il Generale venne adagiato su una barella di fortuna e trasportato a braccia in direzione di Scilla. A tarda sera venne ricoverato nella capanna di un pastore. Successivamente venne condotto a La Spezia e imprigionato. Sarà amnistiato dopo poche settimane in occasione del matrimonio di Maria Pia di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II.

IL MONUMENTO NEL CUORE DELL’ASPROMONTE

A Garibaldi è stato dedicato un mausoleo a Santo Stefano d’Aspromonte. Nonostante sia chiamato “mausoleo”, non è ovviamente un luogo di sepoltura, ma un monumento commemorativo. Esso è composto da una struttura in pietra e marmo, con una lapide che celebra l’eroismo di Garibaldi e dei suoi uomini. Nel cuore dell’Aspromonte il ricordo di una pagina memorabile del Risorgimento italiano.

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