Francesco Miceli Picardi
3 minuti per la letturaChi sono gli Onorevoli di Calabria, scopriamo le biografie dei parlamentari che dal 1946 ad oggi hanno rappresentato i calabresi in Parlamento, conosciamo Francesco Miceli Picardi
Uomo politico prima e dopo il fascismo, fiero oppositore del regime e grande avvocato.
Francesco Miceli Picardi nasce a Paola nel 1882 da una famiglia antica e nobile, forse discendente da Picardo, seguace di San Francesco di Paola, e con solide relazioni sociali in tutta la provincia. Si trasferisce a Roma per frequentare l’università e il 1908 si laurea in Giurisprudenza. Inizia subito ad esercitare l’attività di penalista con successo, tanto in Calabria quanto nella capitale, partecipando a processi dall’alto rilievo mediatico in cui si fa notare per la sua straordinaria abilità oratoria.
Con la nascita del Partito popolare nel 1919, aderisce al l’organizzazione di don Sturzo e nel 1920 è a Napoli, per partecipare al secondo congresso nazionale del partito con la delegazione cosentina, guidata da don Carlo De Cardona. Intanto, alle elezioni politiche del 1919 si era candidato alla Camera dei deputati, risultando eletto con poco più di 4 mila preferenze.
LA PRIMA CAMPAGNA ELETTORALE
Durante la campagna elettorale, che lo vide molto attivo come oratore in diversi comizi, fu suo malgrado protagonista di un piccolo scandalo. “La parola socialista”, giornale di Pietro Mancini, scrisse di un suo presunto elogio a Filippo Turati che non si sarebbe tradotto in un’iscrizione al partito solo perché questo non era ben strutturato. Miceli Picardi smentì subito con una lettera pubblicata su “Cronaca di Calabria”.
Nel 1921, raddoppiando quasi le preferenze ricevute, conferma il seggio alla Camera.
In questi anni, si impegna per migliorare le vie di comunicazione in Calabria, sia su strada che su ferro, per reperire nuovi fabbricati da utilizzare come scuole e per il possibile frazionamento del latifondo in favore della creazione di una piccola proprietà contadina. Ma si occupa anche della riforma della magistratura e cerca di incidere con un emendamento sulla legge elettorale voluta dal Governo Mussolini per le elezioni del 1924. E proprio nel 1924, non sarà rieletto per la ferma
opposizione dei fascisti al suo nome.
ONOREVOLI DI CALABRIA, FRANCESCO MICELI PICARDI: L’USCITA DALLA POLITICA E IL RIENTRO IN PARLAMENTO
A quel punto si ritira dalla vita politica, dedicandosi all’avvocatura e non mancando di criticare anche pubblicamente il regime. Era solito ripetere con triste ironia: “ogni mattina compro il giornale, sperando di leggere che Mussolini è morto”. Nel 1943 è tra i fondatori della Democrazia cristiana in provincia di Cosenza e riprende subito l’attività politica col vigore di un tempo.
Candidato all’Assemblea costituente, nonostante le oltre 9 mila preferenze non viene eletto, mentre nel 1948 centra l’obiettivo in Senato, con un vero e proprio trionfo nel collegio di Paola-Castrovillari (supera il 60%) e diviene questore di Palazzo Madama. Si occupa sempre molto della sua città natale, con un particolare sguardo ai lavori ferroviari della Paola-Cosenza e alla soppressione degli uffici lavori ferroviari di Paola, ma interviene pure su vicende connesse alla questione meridionale e sul riordino dei giudizi di Assise.
Cinque anni più tardi, pur essendo il più votato della circoscrizione, per il complesso meccanismo dell’allora legge elettorale del Senato, non viene rieletto e si ritira, questa volta definitivamente, a vita privata, trasferendosi di nuovo a Paola dove morirà nel 1954.
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