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COSENZA – È un giovedì che all’Unical, come tutti i prefestivi, sa di venerdì ed è giorno di trolley, autobus e rientro. Tuttavia l’aula magna dell’ateneo era affollata per la cerimonia di passaggio di consegne (e delle chiavi dell’ateneo) tra il rettore uscente, Giovanni Latorre, rimasto in carica per 14 anni, e il rettore eletto a luglio, Gino Mirocle Crisci, che guiderà l’ateneo per sei anni. Classe ’49, il vulcanologo Crisci è stato preside della Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali, per due mandati e direttore del Dipartimento di Biologia, ecologia e scienze delle terra. Il saluto di Latorre è stato soprattutto un consuntivo. Rapido, accompagnato «da una forte emozione» e dai tradizionali ringraziamenti «a tutta la comunità universitaria, che mi ha concesso l’onore di essere rettore per quattordici anni». In senso tecnico, poi, il consuntivo in parte si è fatto pure preventivo, visto che Latorre ha dato un paio di numeri sul bilancio. «In cassaforte lascio 4,6 milioni di euro, che si sommano ai 2 milioni e 200 mila euro che l’Unical otterrà dal ministero, visto che il Fondo di finanziamento ordinario crescerà l’anno prossimo di 150 milioni di euro. E poi ci sono i fondi per la premialità previsti dal Parlamento» ha detto il magnifico uscente. Per il futuro sarà impegnato in una ricerca che dimostri «scientificamente» le penalizzazioni subite dagli atenei del Sud. Il neo rettore ha rivolto un appello alla coesione e all’unità, dopo le contrapposizioni degli ultimi anni e soprattutto della campagna elettorale. «Il più subdolo dei rischi che corriamo è quello di dividerci. Ma oggi siamo come una nave in mezzo ai marosi e per tirarci fuori dobbiamo remare tutti nella stessa direzione. Io non farà distinzioni, non guarderò bianchi, rossi, neri: voglio collaborare con tutto l’ateneo. La mia porta sarà sempre aperta – ha detto – a tutte le istanze lecite. Non sarò mai un uomo solo al comando: dirigerò una squadra ampia che è tutta l’università e il cui vero motore dovranno essere gli studenti».

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