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IL ROSSO del peperoncino di Calabria ha acceso la notte di Serragiumenta, trasformando una celebrazione istituzionale in un racconto collettivo fatto di terra, identità e futuro. Il riconoscimento IGP del peperoncino di Calabria è arrivato così, tra voci, volti e orgoglio, a segnare un passaggio atteso da anni.

Non è stato un traguardo rapido. Piuttosto un percorso lungo, complesso, a tratti quasi epico, che oggi si traduce in un marchio capace di cambiare il destino di un’intera filiera.

A raccontarlo, nel corso di un talk guidato dal giornalista Francesco Mannarino, è stato il presidente del Consorzio Pietro Serra, padrone di casa e voce di un comparto che ora chiede riconoscimento e prospettiva. «L’ottenimento del marchio IGP è molto più di un riconoscimento simbolico», ha spiegato Serra. «Significa tutela per il prodotto e per chi lo coltiva, distinzione netta rispetto ai prodotti importati e nuove opportunità sui mercati internazionali».

Parole che restituiscono il senso di una svolta: economica, prima ancora che simbolica. Il peperoncino, qui, non è solo un ingrediente. È un codice culturale, un segno distintivo che racconta una cucina schietta, solare, capace di trasformare la semplicità in carattere. «È da sempre il simbolo della Calabria nel mondo», è stato ribadito più volte.

E oggi, con l’IGP, quel simbolo acquisisce strumenti concreti per difendersi e crescere.

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