Un suggestivo scatto realizzato al Parco della lavanda (foto Daniele Arieta - Facebook)
4 minuti per la letturaMORANO CALABRO (COSENZA) – Ć la Provenza in Calabria. Un angolo di Francia tra le vette del Pollino. Protagonista ĆØ la lavanda, suggestivo arbusto che lāimmaginario collettivo lega, appunto, ai paesaggi dāOltralpe.
Ma che ha una nobilissima enclave botanica proprio sul massiccio che separa e al contempo unisce Calabria e Basilicata. Qui ĆØ nota come Loricanda, azzeccata crasi tra il pino loricato – simbolo di queste alture – e lāinfiorescenza viola la cui fragranza impera in cosmesi e cura della casa. Un nome che ne testimonia, al pari del maestoso patriarca, la straordinaria capacitĆ di adattamento ad un ambiente montano cosƬ ostile e affascinante come quello che caratterizza il Parco nazionale più esteso dāItalia.
La definizione di Loricanda ĆØ di Selene Rocco che, incappata in quellāarbusto spontaneo durante una passeggiata, lāha fatto analizzare. Ć lei lāanima e il cuore del Parco della lavanda, tra Morano e Campotenese, luogo suggestivo pensato come modello di sviluppo riproducibile con lāobiettivo di tutelare il territorio e innescare unāeconomia sostenibile.
Diffondere la coltura della lavanda ā recita la mission aziendale ā può contribuire a Ā«riqualificare ambienti rurali montani o marginali dove incombono degrado ambientale ed abbandono, dove l’agricoltura convenzionale non ĆØ redditizia o ĆØ in competizione con la fauna selvaticaĀ».
Di più Ā«l’agricoltura della lavanda ĆØ sostenibile solo se biologica. PoichĆ© la lavanda ha proprietĆ antisettiche, in montagna ĆØ particolarmente indenne da parassiti e non richiede interventi con antiparassitariĀ».
Il tentativo di diffondere il più possibile la conoscenza di questa pianta, ha fatto poi nascere lāesigenza di creare allāinterno dellāazienda una fattoria didattica con lo scopo principale di Ā«esaltare il metodo educativo dellāāimparare facendoāĀ» in ossequi al pensiero del grande artista e designer Bruno Munari: āSe ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capiscoā.
Non un semplice orto botanico, dunque, ma un luogo dove consapevolezza e rispetto dei ritmi naturali fanno il paio con lāindiscutibile fascino della specie vegetale che ne ĆØ protagonista e che diviene, non a caso, eccezionale sfondo di shooting fotografici in occasione di ricorrenze e cerimonie nonchĆ©, evidentemente, scenario privilegiato per gli immancabili selfie dei visitatori più social che spopolano e fanno il pieno di like su Instagram e Facebook.
Da giugno ad agosto il periodo più gettonato, in coincidenza con la fioritura che stende una magica pennellata di viola sullāaccogliente parco al quale si accede ad un prezzo simbolo o gratuitamente sotto i 14 anni.
Poco più in là è tempo di raccolta e di distillare le infiorescenze in oli essenziali o essiccarle per gli usi più disparati in una filiera produttiva cortissima, improntata al rispetto della materia prima e alla piena sostenibilità . Un modello virtuoso da premiare e promuovere. Anche in Calabria è possibile.
Le foto scattate dai visitatori e condivise sulla pagina Facebook del Parco della lavanda:
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