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L’ingegnere e professore Massimo Ruffolo

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COSENZA – Se dici Altilia e sei della provincia di Cosenza, ti viene spontaneo pensare al piccolo comune adagiato nella zona del Savuto. L’ingegnere e professore Massimo Ruffolo si trovava in California con altri specialisti del settore per capire come si diventa eccellenza nell’industria del software, quando ebbe la fortunata intuizione. Nelle terre della New economy si battezzano società e start up con toponimi che spesso richiamano l’altitudine. Conversando con i suoi interlocutori disse in inglese professionale «Noi abbiamo Montalto, ma anche Altilia». Annuirono i californiani e il professor Ruffolo, oggi gagliardo cinquantenne con felpa e zainetto, allora giovane dottore di ricerca e ricercatore del Cnr, disse: «Si chiamerà Altilia».

Stiamo parlando di una società che la rivista Fortune ha collocato in una sua classifica tra le 20 migliori start up italiane che hanno successo con l’Intelligenza artificiale e che Wired segnala tra le 10 più innovative da tenere d’occhio nel prossimo futuro.

I non addetti ai lavori non pensino alla fantascienza del film di Spielberg nato dal genio di Stanley Kubrick, la modernità del robot che aiuta l’uomo nella Crati valley di Rende è già realtà. Parliamo di prodotti informatici di nuova generazione. Sono basati su algoritmi capaci di automatizzare processi di business ripetitivi che richiedono la lettura di quantità enormi di documenti, in maniera da dedicare le risorse umane ad attività ad alto valore aggiunto. Un esempio di azienda nata e cresciuta al Sud nell’alveo dell’Università della Calabria, dove Ermelinda Oro, cofondatrice assieme a Massimo Ruffolo, è anch’essa autorevole docente. A marzo 2021 Altilia ha raccolto tre milioni di euro con un investimento di Cassa depositi e prestiti “Venture Capital”, come chiosa Wired. Soldi ben spesi, viene da dire a guardare i risultati.

Ai più è purtroppo sfuggito che, di recente, la start up calabrese è stata selezionata tra i dieci progetti più innovativi ammessi al supporto del Fintech Milano Hub, centro di innovazione promosso dalla Banca d’Italia con l’obiettivo di favorire le applicazioni di intelligenza artificiale per il miglioramento dell’offerta di servizi bancari, finanziari e di pagamento. Il servizio che si offre è nodale per comprendere il presente. Intelligenze robotiche vengono applicate alla disamina di complessi documenti che devono accertare capacità di investimento, ostacoli, parametri di crescita.

Istruttorie complesse che in una banca un tempo richiedevano tutta la sapienza di dieci specialisti che per analizzare 200 faldoni avrebbero potuto impiegare un mese, dedicandosi anche ad un lavoro molto ripetitivo. Gli algoritmi e le macchine intelligenti di Altilia sono invece in grado di processare 5000 documenti in una notte elaborando strategie e proposte attendibili al 90 per cento, e con un sistema che quando sbaglia viene corretto dalle persone per imparare a fare meglio.

Chi dovrebbe imparare meglio dal passato nell’andare avanti è la politica calabrese.

Giovedì scorso a Palazzo dei Bruzi, a Cosenza ha fatto tappa il minitour nazionale organizzato dall’intergruppo parlamentare che si occupa di Intelligenza artificiale. Tra i molti relatori c’erano anche Enza Bruno Bossio, del Pd insieme ad Anna Laura Orrico, Cinque stelle, co-relatrice del parere della Camera dei Deputati sul regolamento europeo che s’interessa della delicata e affascinante materia.

Un altro panel ha acceso luce sul meglio che produce nel settore in Calabria. Hanno preso parola e scena Salvatore Iiritano, ceo di Revelis, società che offre servizi a importanti realtà finanziarie per monitorare moltitudini ingenti di dati ma che è anche capace di intercettare operazioni di riciclaggio; Miriam Iusi di E way, che cura progetti 3d per individuare neoplasie attraverso le immagini. C’era anche Massimo Ruffolo di Altilia. Lo contatto il giorno dopo. Schietto e deciso, Ruffolo non si sottrae alla mia diretta domanda legata a capire se la politica calabrese è cosciente del nuovo che avanza nel dinamico settore globale. «Trovo positivo che si preoccupano delle questioni più stringenti del settore. Anna Lauro Orrico ci ha offerto grande disponibilità per supportare le nostre esigenze rispetto al regolamento europeo, e anche Enza Bruno Bossio. La quale non ha mancato di ricordare che io ho iniziato proprio con lei a TelCal per il Piano Telematico Calabrese. Non la ricordo come la mia esperienza migliore. Quando chiesi ai responsabili della Regione i dati sulla Sanità pubblica, quelli che erano ancora sul cartaceo, mi risposero che non era possibile averli».

Telcal, Crai, Cud ancronimi di investimenti pubblici finiti in coni d’ombra che magari l’intelligenza artificiale ci potrebbe aiutare a decifrare per capire chi ha i meriti e chi le colpe. Per fortuna l’Unical ha tenuto retta la linea di condotta fino ai giorni nostri. Poche settimane fa, un prestigioso riconoscimento per il team dell’Università della Calabria, formato dal dottorando Giuseppe Mazzotta e dai docenti Carmine Dodaro e Francesco Ricca, del dipartimento di Matematica e informatica, durante una delle più importanti conferenze internazionali sull’Intelligenza Artificiale, l’AAAI Conference on Artificial Intelligence (AAAI-22), organizzata in Canada. La ricerca fa parte di una rosa di 12 lavori, selezionati fra gli oltre 9200 articoli scientifici valutati dal comitato di programma, di cui meno del 15% è stato accettato per la presentazione alla conferenza. Il lavoro premiato dei ricercatori calabresi, dal titolo “Compilation of Aggregates in ASP Systems”, descrive una nuova tecnica di Intelligenza artificiale che consente di realizzare sistemi per il ragionamento automatico capaci di aggregare e dedurre conoscenza, per consentire alle macchine di risolvere problemi complessi anche per gli esseri umani.

Viene da questo prezioso fiume carsico il professore Ruffolo. Tutto nacque attorno ad uno spin off che il laureato all’Unical, approdato al Cnr, ha fondato per operare nel mondo Big data. Una preziosa fase di rodaggio della prima fase di start up che la colloca ai primi posti delle piccole e medie aziende dell’innovazione calabrese. Attenzione all’internazionalizzazione, con almeno tre mesi da trascorrere ogni anno negli Stati Uniti. Esperienza propedeutica per la nuova rifondazione di Altilia che oggi continua la sua corsa verso lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale. S’investe molto sui buoni cervelli. Che sono molto ambiti. A settembre 2021, Ruffolo ci confida che una ricercatrice bravissima, “Un vero genio”, non ha resistito alla chiamata in Irlanda per un incarico di prestigio e giustamente remunerato con 60000 euro l’anno. Desta curiosità il fatto che la rifondazione di Altilia è avvenuta in piena pandemia con la definizione del team specializzato a distanza, così come il lavoro che da due anni avviene in smart working.

Anche questo è un mondo che cambia. E che porta successo alla società fondata e guidata da Massimo Ruffolo. Altilia oggi ha grandi clienti nella prestigiosa lista dei primi 500 gruppi economici catalogati da Fortune, svolge ricerca innovativa con le principali università italiane e collabora stabilmente con l’ecosistema innovativo promosso da Entopan a Catanzaro, una frontiera di sviluppo che merita molta attenzione. Altilia è da poco stata inserita da Gartner, la multinazionale che si occupa di consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo della tecnologia dell’informazione con oltre 15.000 clienti nel mondo, nella “Market Guide for Intelligent Document Processing Solutions”. Nel 2021 Gartner aveva già evidenziato Altilia come player rilevante e “representative vendor” nel settore dell’Intelligent Document Processing. L’ unico player europeo indicato accanto ai colossi americani come Amazon Web Services, Google, Ibm e Microsoft.

Per Altilia i prossimi anni saranno decisivi. Potrebbero essere chiamati dai grandi loghi del settore per essere inglobati. O magari finiranno per quotarsi in Borsa e anche una start up calabrese potrà dare al mainstream nuovi epigoni di Bill Gates. Noi ci speriamo. Ah dimenticavo. Il professor Ruffolo è andato a visitare il paese di Altilia in cui non era mai stato. Perché anche l’Intelligenza artificiale ha i suoi romanticismi. Quasi fosse uno di quei romanzi di fantascienza che leggevamo agli inizi dei Novanta appassionandoci in molti a capire come il mondo potesse presto cambiare.

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