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Anna Kuliscioff

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Al Museo del Presente di Rende un convegno dedicato all’icona socialista Anna Kuliscioff nel centenario della morte


RENDE – In tempi in cui la politica è ridotta a un desolante vuoto di idee, di slogan urlati e di liturgie mediatiche senza contenuto, fa quasi impressione entrare nel Museo del Presente di Rende, come è successo al sottoscritto venerdì scorso, e assistere a un convegno dedicato ad Anna Kuliscioff, nel centenario della sua morte. Non a un’influencer o a una star dei talk show, ma alla “signora del socialismo italiano”, come recitava la locandina.

L’INIZIATIVA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI RENDE

All’amministrazione comunale di Rende, guidata da Sandro Principe, va il merito di investire su un binomio pressoché dimenticato come quello tra cultura e politica. Da più parti si pratica una politica che pensa di poter fare a meno della cultura, come se per mietere consensi bastasse l’intuito dei leader, il fiuto comunicativo, il marketing e qualche sondaggio ben confezionato.

Si dimentica che la politica, senza cultura, ha il fiato corto e resta mero politicantismo e affarismo. Per questo è sempre più difficile riportarla dentro i luoghi di pensiero e di ricostruzione di un tessuto civile fatto di approfondimenti storico-politici e di relazioni fra istituzioni.

L’iniziativa rendese, promossa dal Comune in collaborazione con fondazioni, ordini professionali, editori e Unical, è da questo punto di vista ancora più lodevole, perché mette in rete saperi diversi per interrogare il presente attraverso la spinta ideale di una grande protagonista del passato, cui è dedicata anche una mostra ospitata nello stesso Museo del Presente e aperta fino al 13 dicembre.

LA STRAORDINARIA FIGURA DI ANNA KULISCIOFF

Nel restituire un ritratto quanto mai inquieto di Anna Kuliscioff, è stato giustamente ricordato che fu medico, giornalista, militante politica, che ha segnato la storia del riformismo italiano, antesignana di una medicina praticata al servizio degli ultimi, specialmente di donne e bambini. Aggiungo che parlare oggi di Anna Kuliscioff ha senso per motivi diversi, tutti drammaticamente attuali.
Innanzitutto, per la questione dell’uguaglianza di genere. Kuliscioff si batteva per l’accesso delle donne alla cittadinanza e alle professioni. In un’epoca in cui diventare medico per una donna era quasi un’eresia, lei scelse proprio la medicina come spazio di emancipazione e responsabilità sociale.

La sua vicenda parla ancora alle ragazze che oggi si scontrano con stereotipi che sopravvivono sottilmente ovunque.
Inoltre, nel nome di Kuliscioff si intrecciano militanza politica ed esercizio rigoroso di una professione fondata sulla scienza, oltre che sulla responsabilità verso i più fragili. Si tratta di un messaggio prezioso in tempi in cui la competenza è spesso dileggiata o ridotta a mero orpello tecnocratico. Kuliscioff ci ricorda che non esiste buona politica senza visione, senza studio, senza riflessione, senza la fatica di formarsi.

LA PARABOLA DEL RIFORMISMO SOCIALISTA

Ancora, la sua parabola è la storia di un riformismo che sceglie radicalmente la strada democratica e parlamentare, contro ogni tentazione sovversiva. Kuliscioff risulta così doppiamente attuale nel suo rifiuto dei totalitarismi di ogni colore, come mostrano le sue reazioni al delitto Matteotti.

Se il compagno Turati, sconvolto, tende a escludere che il governo possa esserne il mandante («ne ricaverebbe troppo danno», dice), Kuliscioff lo invita a non illudersi, perché sa che «è nella natura della violenza sopprimere le tracce».

In quella differenza di sguardo si rivela già la sua capacità di cogliere nel fascismo non un semplice abuso di potere, ma la negazione radicale della dignità delle opposizioni.

L’ANALISI SUL COMUNISMO DI ANNA KULISCIOFF

Anche la sua lettura del comunismo è tutt’altro che ingenua. Dopo aver salutato con entusiasmo la rivoluzione bolscevica come l’abbattimento del regime zarista che l’aveva perseguitata in gioventù, Kuliscioff finisce poi per giudicarla, nel carteggio politico e sentimentale con Turati, per ciò che è diventata sotto Lenin: una «dittatura terroristica». Arriva a definire Lenin «il primo zar del comunismo», cogliendo con lucidità come un potere che nasce in nome degli oppressi possa rapidamente trasformarsi in un autoritarismo non meno violento di quello che pretendeva di abbattere.

Fece suo il messaggio di Matteotti, che rivolgendosi ai comunisti ammoniva: «Voi siete comunisti per la dittatura e per il metodo della violenza delle minoranze. Noi siamo socialisti e per il metodo democratico delle libere maggioranze». Per questa fedeltà al socialismo democratico, Anna finì di fatto schiacciata tra l’intolleranza fascista, che perseguitava tutto il movimento socialista, e quella dei comunisti e massimalisti interni al Partito Socialista, fedeli a Lenin e ostili a ogni linea riformista. Fu in questo clima che, insieme a Turati, Matteotti e altri riformisti, nell’ottobre 1922 venne espulsa dal partito, colpita per la sua idea di un socialismo senza dittature, senza culto del capo, senza “zar”.
Nell’odierno clima pubblico che vive di apprendiste “zarine”, partiti personali, delegittimazioni reciproche e linguaggi d’odio, tornare a figure che hanno saputo unire rigore ideale e rifiuto della violenza è un esercizio di responsabilità democratica e civile.

LA LEZIONE SULLA SANITA’ PUBBLICA

Infine, la sua lezione parla direttamente alla grande questione della sanità pubblica. Kuliscioff capì che la salute non è un lusso per pochi, ma un diritto universale. Oggi quel diritto è seriamente messo alla prova, e non solo per l’azione di un governo che si è prontamente liberato di ogni richiamo alla vecchia destra sociale, consegnandosi mani e piedi al verbo mercatista e privatizzatore dei “più furbi”, per dirla con Giovanni Gentile, un altro gigante del ‘900. Quei furbi al potere stanno trasformando la sanità in un lucroso mercato privato, dinanzi al quali non bastano le denunce indignate.

Serve un socialismo autentico, riformista e nazionale, capace di ricollocare il diritto alla cura al centro di un progetto di giustizia sociale. I dati sul Servizio sanitario nazionale parlano di liste d’attesa interminabili, di milioni di italiani che rinunciano a curarsi perché non se lo possono permettere. Eppure il pieno esercizio del diritto alla salute è uno dei traguardi fondamentali della Repubblica.

L’ATTUALITA’ DEL PENSIERO DI ANNA KULISCIOFF

Recuperare figure esemplari del nostro passato significa rimettere al centro dell’agenda pubblica una domanda decisiva: che cosa vogliamo fare del patto di solidarietà che tiene insieme la nostra comunità nazionale?
Che questo interrogativo venga posto oggi a Rende, in una Calabria troppo spesso raccontata solo attraverso i cliché del disagio e delle emergenze, è motivo di speranza. Significa che è ancora possibile rilanciare il protagonismo di un Sud vivo, che non accetta di essere mero destinatario di politiche decise altrove per l’impotenza e l’inettitudine dei suoi rappresentanti in Parlamento e in Europa, e che proprio per questo ricomincia a pensare dal basso, a coltivare memoria, a esercitare autonomia culturale.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI NEL RICORDO DI ANNA KULISCIOFF

Non solo l’università, ma anche i comuni possono e devono farsi laboratorio di cultura politica, anziché limitarsi a gestire burocrazia e amplificare scontri di potere. Scegliere Anna Kuliscioff, e non l’ennesimo evento di intrattenimento a fini commerciali, significa credere che la cittadinanza abbia ancora voglia di nutrirsi di esempi esigenti, che ci costringono a pensare. Perché è di pensiero politico, oggi, che abbiamo urgente bisogno.

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