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Aiello

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Il cantautore di origini calabresi, Aiello, torna con un nuovo album dal titolo “Scorpione” nel quale si mette a nudo imparando ad accettare le proprie fragilità. Lo racconta in questa intervista


CI sono momenti nella vita di un artista in cui il bisogno di fermarsi e guardarsi dentro diventa più forte del rumore di fondo. Per Aiello, questo momento è coinciso con la genesi di “Scorpione” (Sony), il suo ultimo album: un manifesto di amor proprio nato da un profondo percorso di consapevolezza. Il cantautore di origini calabresi si mette a nudo in un dialogo serrato tra la luce del suo segno zodiacale, il Leone, e le ombre del suo ascendente, lo Scorpione. Il risultato è un disco coraggioso, viscerale e dalle forti venature R’n’B lo-fi, che segna una vera e propria rinascita artistica e personale. Qui Aiello ci racconta la sua nuova stagione.

Aiello, intanto come stai?

«Molto provato da queste settimane che hanno anticipato l’uscita del disco ma molto grato per tutta l’attenzione e le belle parole che ho ricevuto».

Parliamo subito di “Scorpione”, il tuo ultimo album ma è anche il tuo ascendente, nel quale forse ti rivedi di più che nel tuo segno zodiacale?

«Io sono Leone e mi sento più Leone, ma nell’ultimo anno ho preso consapevolezza di un conflitto particolare che c’era fra il mio segno e l’ascendente: ho sempre avuto questa propensione alla luce, all’incontro, all’entusiasmo, a entrare in una stanza e in qualche modo dire la mia, non temere niente, atteggiamenti tipici del mio segno; ma al tempo stesso ho realizzato che sentivo molto spesso la voglia di dire ‘che nessuno mi guardi’, di essere un po’ nascosto sottoterra. Fatta consapevolezza di questo conflitto, ho deciso di dedicare l’album a questo aspetto un po’ più ‘dark’, che ognuno di noi peraltro ha».

Tra le tue passioni c’è quella dell’astrologia?

«Negli ultimi anni ho fatto letture sulla spiritualità, l’allenamento della mente, il potenziare una serie di pensieri e di percorsi e questo mio percorso sfiora anche il tema astrologico: per cui credo nel potere della luna, nel transito di pianeti, nelle energie che queste cose poi muovono».

“Scorpione”, l’album, è una celebrazione dell’amor proprio. Quanto è stato difficile iniziare a guardare anche alle proprie ferite con una sorta di tenerezza anziché con rabbia?

«Con un grande, credo, atto di coraggio e con non poca fatica, per la prima volta ho scritto una serie di canzoni guardandomi allo specchio e dedicando a me una serie di parole d’amore. Mi sono reso conto che in tanti anni non mi ero mai profondamente voluto bene, non avevo mai fatto una serie di confronti con me stesso veramente pesati, non avevo risolto una serie di nodi, non avevo fatto un percorso per liberarmi da una serie di pesantezze, schemi, giudizi. Quindi sì, oltre a un po’ di tenerezza c’era soprattutto la voglia di asciugare completamente qualsiasi forma di ego, rabbia, giudizio, anche perché sono molto duro con me stesso, e quindi piano piano ho voluto lasciare andare una serie di zavorre, accettare una serie di imperfezioni e cominciare a sorriderci su. Mentre lo facevo scrivevo il disco.

Ovviamente è un esercizio che continuo a fare, è un percorso che prevede un allenamento quasi quotidiano. Per questo spero che questo disco possa avere un’utilità ancora maggiore, perché non vuole insegnare niente a nessuno, ma spero possa essere un esempio, tra virgolette, di come uno può in qualche modo incontrarsi e darsi un’energia nuova, una luce nuova. Ciclicamente siamo tutti presi da una serie di eventi per cui a volte si appanna sia l’amor proprio che quella luce di cui siamo tutti quanti provvisti. E a me questo disco è servito a celebrare questa nuova luce, una nuova stagione personale e artistica che parte con questo disco».

Musicalmente c’è un bellissimo cortocircuito, che poi è un po’ quello che contraddistingue tutta la tua produzione musicale, una commistione di influenze, di generi. In che modo queste anime così diverse trovano un equilibrio in questo disco?

«Ammetto che dal giorno zero ho fatto sempre un mix di generi correndo anche una serie di rischi. Io purtroppo non ho mai fatto una scelta comoda e quest’anno in particolare ho preso tutto il mio amore che ho avuto sempre per R’n’B contemporaneo, in particolare quest’anno più lo-fi, e anziché mescolarlo in una dose un po’ ridotta, come in tutti gli altri dischi, questo l’ho proprio colorato totalmente di R’n’B, principalmente di R’n’B internazionale. Ovviamente per motivi di dna e di appartenenza culturale l’ho mescolato con il contemporaneo pop di cui io faccio parte, però principalmente la novità è proprio una grossa impronta di R’n’B».

Il brano “ADL (Artisti del Love)”, segna un cambiamento nella tua vita: dopo tanti anni a Roma ti sei trasferito a Milano. Questo come ha inciso sulla tua vita e sulla tua ispirazione?

«Da un po’ di tempo sentivo la chiamata milanese. Due anni fa mi sono trasferito a Milano, sentivo di aver bisogno di stare vicino al mio nuovo team e iniziare una storia nuova completamente. Il passaggio è stato in realtà non traumatico perché l’ho maturato a lungo, avevo bisogno di nuove energie, di costruire una casa nuova, di rimarcare nuovi confini, di fare nuovi incontri sia professionali che personali. Resto grato a Roma e molto legato a quella che per me è la città più bella al mondo e la più ispirazionale, ma ho fatto la scelta giusta. Milano mi ha regalato una serie di incontri professionali molto belli e la freschezza di realizzare un disco che comunque parla anche di Roma».

La traccia che poi dà il titolo all’album, “Scorpione” è un featuring con Leo Gassman, con il quale quest’anno hai anche condiviso il palco dell’Ariston come ospite nella serata dei duetti. Questo brano è un dialogo allo specchio con le proprie ombre. Com’è nata l’idea di condividere questo momento, forse anche così intimo, con Leo Gassman e che tipo di energia ha apportato in questo brano?

«Io e Leo siamo amici, molto legati. Febbraio per me è stato un mese magico, il mio ritorno a Sanremo è stato un momento di switch forte e sono molto grato a Leo perché mi ha invitato su quel palco e mi ha permesso di riscrivere una pagina della mia carriera importante. Quello che è venuto dopo in termini di apprezzamenti e critiche meravigliose è stato per me un regalo sperato e quindi sono molto orgoglioso, perché poi io sono uno che si giudica tanto, molto autocritico. Invece stavolta mi sono proprio goduto il momento accettando i complimenti che ogni volta faccio fatica ad accettare, e pieno di gratitudine ho detto a Leo di questa canzone importante, molto cruda, e che avrei voluto cantasse sopra di me.

E quando l’ho sentito cantare ho pensato fosse stata la scelta giusta. Sono contentissimo di questa traccia insieme a lui, mi sembrava giusto ricambiare quello che lui ha fatto per me, io ero nel suo Sanremo e ho voluto in qualche modo averlo al mio fianco nella mia cosa importante».

La musica dunque diventa un rifugio e non solo un mestiere. Che processo creativo, e non solo, c’è dietro?

«È stato un percorso psicoterapeutico di questi ultimi anni che mi ha sanato qualche ferita e fortificato sotto altri aspetti. Mentre facevo un percorso di crescita e di evoluzione, quando ho scritto queste canzoni ho capito che c’è stato un turning point sia di scrittura che di visione della mia carriera. Credo che chi faccia questo mestiere abbia bisogno di ricarburare, perché è un mestiere che ti fa costantemente vivere le montagne russe e poi tende a prosciugare un po’. Quindi o ti ricarichi e torni con una roba forte, centrata, nuova o rischi di andare per inerzia. Io non ho mai fatto questo mestiere per inerzia, quindi ho detto stop. E poi, quando ho scritto queste canzoni ho sentito che stava ritornando quel piacere e quel tipo di freschezza».

Nel disco ci sono anche le collaborazioni con Levante e Antonia.

«Levante è stato il primo capitolo di questo nuovo racconto, forse la canzone (“Sentimentale”; ndr) più pop del disco, più cantautorato italiano e quindi forse un modo anche per introdurre questo viaggio nuovo nell’R&B in maniera più morbida. Claudia (Levante; ndr) si è fidata di me e delle mie parole e ha scelto di accompagnarmi in questo racconto. Amo la sua voce, poi è una persona molto molto carina. Antonia era la voce giusta per accompagnarmi in questo viaggio R&B, perché lei ha una voce R&B incredibile e su “Fiammiferi” credo che abbia dato un plus importante. E poi è stata per me una scoperta anche umana, molto bella perché è una ragazza dolce, molto carina».

Nelle canzoni citi spesso il viaggio come una sorta di catarsi, in “Come ti pare” per esempio hai parlato del mare delle Eolie, però le tue radici calabresi restano ben salde. C’è un luogo fisico o mentale in cui ti senti davvero a casa oggi?

«Per me il viaggio puntualmente è sempre un’occasione di presa di consapevolezza, di ispirazione. Le Eolie sono un pezzo di cuore, negli ultimi anni in particolar modo. In realtà io mi auguro di essere capace di sentirmi a casa ovunque e di portare con me quello che poi è il frutto delle mie origini, della cultura di cui io faccio parte e di cui mi vanto da sempre, che fa rima con accoglienza, generosità, sorriso, con il potere del mare, della buona tavola, tutte cose che fanno parte dell’idea della bellezza, quindi dei greci, che fanno parte del nostro tessuto culturale, delle nostre radici. Certo che quando scendo giù in Calabria, ormai veramente molto poco, tutte le volte per me è sicuramente una carezza sul cuore».

Se dovessi fare un parallelismo culinario, che sapore ha questo disco e a che piatto calabrese lo assoceresti?

«Siccome è un disco che ha tirato su una bellissima luce, una bellissima energia, mi viene immediato citare il mio dolce preferito che è il tiramisù, dove io mi ci tufferei come in un mare. Un piatto calabrese… ce ne sono veramente tanti che amo, ma in realtà sono tutti diversi i sapori. Andrei in qualche modo sulla dolcezza del dolce, perché questo è un disco in cui io mi abbraccio. E come ti abbraccia un dolce non ti abbraccia niente. Si, è un bel tiramisù».

Dopo un disco, la prassi, partirà la tournée.

«A novembre torno con il mio tour nei club più importanti d’Italia, ma prima di novembre faremo delle tappe estive che annunceremo a breve, faremo diversi festival per riscaldare i motori e cominciare a riabbracciarci. La prima l’abbiamo già annunciata, ed è San Nicola Arcella (l’11 agosto; ndr)».

Quindi torni a casa.

«Sì, assolutamente, finalmente torno».

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