Il trapper cosentino Aj Aj
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 Come ti sei avvicinato alla musica?
- 2 Ci racconti questo tuo progetto discografico?
- 3 Usi anche il dialetto nelle tue canzoni?
- 4 Fare trap in Calabria è più difficile che altrove?
- 5 Proprio in questi giorni hanno vinto il talent Nuova Scena due rapper cosentini.
- 6 C’è un brano a cui sei legato più di tutti?
- 7 È questo quello che porti di nuovo nel mondo della trap?
Il trap racconta la Calabria: il cosentino AJ AJ ha annunciato l’uscita del suo nuovo progetto discografico
COSENZA – Ha appena firmato con la Warner Music Italy, il trapper cosentino AJ AJ, che grazie all’ingaggio è riuscito a tornare nella sua Calabria «facendo quello che mi piace: la musica», afferma con entusiasmo.
Classe 2001, AJ AJ ha annunciato l’uscita del suo nuovo progetto discografico: un lavoro intenso, autentico e profondamente identitario, nel quale il Sud non è lo sfondo del racconto ma il protagonista. «Il limite dei calabresi è che non sono affiatati come ad esempio i napoletani, se noi fossimo tutti così, capaci di supportarci a vicenda probabilmente oggi staremmo parlando di un’altra Calabria e i calabresi sarebbero visti in modo diverso», è la lettura del cantante.
Spiega, poi, che ha scelto di sfidare questo meccanismo e provare a conquistare (anche) il pubblico di casa descrivendo in musica le contraddizioni di questa terra, le sue ferite, ma anche la sua straordinaria capacità di generare talento, dignità e voglia di riscatto. La stessa chiave di lettura è quella con cui Amedeo Jorio ha scelto il suo nome d’arte in cui raddoppia le sue iniziali «per rafforzare il concetto che un calabrese vale per due» racconta AJ AJ con leggerezza.
È così che porta nella trap italiana una prospettiva diversa. Il suo progetto, infatti, fonde sonorità trap potenti e contemporanee con atmosfere intense e suggestive, creando un’identità musicale riconoscibile e personale. Un sound capace di trasmettere tutta la forza di una terra spesso raccontata soltanto attraverso luoghi comuni, ma «che continua a esprimere energie creative di grande valore», aggiunge.
Per conoscere la sua voce, la sua energia e i suoi obiettivi, sulle principali piattaforme digitali è possibile incontrare i suoi brani. Qualcosa in più sulla sua musica racconta invece in questa intervista.
Come ti sei avvicinato alla musica?
«Ho iniziato a fare musica nel 2022 quando mi sono trasferito a Bari per lavoro e sono dovuto andare via dalla mia amata terra. Frequentavo un gruppo di ragazzi che ora sono famosi – Kid Yugi, Rrari Dal Tacco, Young Hash, Lil. Grazie a loro ho iniziato a frequentare ambienti musicali, andare in studio e appassionarmi sempre di più. Lì ho cominciato a fare musica ma non ho mai perso la mia radice territoriale, ma l’ho coltivata anche fuori».
Ci racconti questo tuo progetto discografico?
«È un’esigenza mia, viscerale, quella che mi porta a parlare nei miei brani della Calabria, parlando di tutto quello che ha di bello e di brutto con la massima sincerità possibile. Così racconto del paesaggio, del calore delle persone, degli affetti, del cibo, della cultura; ma canto anche del brutto: dei limiti a livello lavorativo, così come dei limiti di pensiero delle persone; perché se è vero che con la globalizzazione si ampliano le prospettive è vero che spesso noi rimaniamo più radicati su tante cose».
Usi anche il dialetto nelle tue canzoni?
«Certo, è uno dei miei punti di forza. Il dialetto cosentino, poi, lo uso anche in modo provocatorio perché voglio far pensare chi c’è dall’altra parte, voglio che quando ascolti una traccia mia ti chiedi: “perché ha detto questa cosa?”».
Fare trap in Calabria è più difficile che altrove?
«Sicuramente all’inizio non è stato facile per il pregiudizio riservato da molti che non hanno mai ascoltato questo genere, mentre in città come Milano e Roma è decisamente più in voga. Eppure, la musica rap tutti sanno che viene dai ghetti americani e la nostra situazione sociale e urbana non è tanto diversa, ad esempio non abbiamo grandi città e molte dinamiche sono le stesse. Adesso, però, le cose stanno cambiando anche qui grazie a diversi ragazzi che fanno musica come me. E poi i più giovani ci seguono tanto».
Proprio in questi giorni hanno vinto il talent Nuova Scena due rapper cosentini.
«Si Flextony e Tigerplug, li conosco e questa è proprio una cosa buona. Per fortuna ora ci credono sempre più persone e per noi è davvero una cosa incredibile».
C’è un brano a cui sei legato più di tutti?
«Quello che trasmette l’amore e la passione che metto nel descrivere la mia terra è sicuramente quello che ho fatto con Camilway che si chiama “Pane nduja e ndr**” e parla proprio di alcuni aspetti belli che vengono alternati a quelli problematici della nostra Calabria».
È questo quello che porti di nuovo nel mondo della trap?
«Sì, porto la mia appartenenza alla Calabria e a Cosenza per dimostrare che non abbiamo niente da invidiare da nessuno e per togliere a questo genere musicale il suo essere “milanocentrico” portando grandi etichette a investire sui talenti che vengono da qui, come per fortuna sta accadendo».
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