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La Compagnia “Il Teatro dei Visionari” in scena a Saracena (CS) con la loro commedia in vernacolo cosentino.
Quella che può sembrare un esclamazione dialettale noiosa, vaga e ripetitiva, detta “tanto per dire”, diventa un passepartout per quelle situazioni in cui sembra che tutto debba andare a rotoli, ed arrivati a un certo punto (di non ritorno?) cambiare prospettiva per provare a vedere la faccenda da un altro punto di vista, tentando di rimettere le cose a posto, appare perfino più difficile che affrontare il disastro in arrivo.
Ma la speranza è una cosa seria, e chi non ce l’ha…beh, non va d’accordo con Zia Ginuzza! Lei è un’anziana signora di borgata, protagonista indiscussa della commedia brillante in due atti in vernacolo cosentino, intitolata “Ah! s’avissimu nu poch’i speranza” della scrittrice Maria Virginia Basile, con regia di Ivana Lindia per la sua compagnia “Il Teatro dei Visionari” di Casali del Manco, che ne ha fatto un’interpretazione magistrale. Rappresentata nella serata del 20 Agosto nel borgo di Saracena in provincia di Cosenza, lo spettacolo è stato uno degli ultimi appuntamenti del cartellone “Saraestate”. Presente anche il sindaco Renzo Russo e il rappresentante della Pro Loco Dino Mastroianni, moderatore l’evento.
Nell’occasione la compagnia è stata premiata con il primo posto per la 4ª edizione del Sipario D’Oro Premio Biagio Di Benedetto, per l’opera “Ohj…chi natale”, rappresentata durante la rassegna invernale dello scorso anno all’Auditorium Orti Mastromarchi di Saracena.
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UN’OPERA IN VERNACOLO COSENTINO
Affacciata perennemente al suo balcone, perfettamente reso dalla scenografia, ora ad annaffiare le piante e stendere i panni, ora a sentire qualche “inciucio” dei passanti e a diffondere qualche buon consiglio, la signora Gina, chiamata affettuosamente Zia come vuole la tradizione, rappresenta gli occhi e le orecchie della cittadina, ed è forse anche per questo che tutti gli abitanti vi fanno affidamento.
Abitanti che non sono sicuramente lo specchio della tranquillità. C’è chi esce da casa in pigiama con “la raggia ‘ncapa” alla ricerca di un prete che la faccia rinsavire. Chi scappa dagli obblighi domestici del marito per andare al mercato. Chi si scola la quinta birra della giornata seduto all’unico bar del posto approcciando “fimmine” all’insaputa della moglie. Per non parlare di chi ruba ed elude i debiti con nonchalance e di chi dopo essere rimasto solo, vede tutto in bianco e nero e non fa che vagare senza meta tra i vicoli, come farebbe chi nella vita ha perso l’orientamento. E forse qualcuno l’ha perso davvero.
Ma cos’è che spunta all’improvviso, e che potrebbe risolvere magicamente tutto?
Denaro. Tanto denaro. Dritto dritto dall’America da parte di un misterioso Zù Peppe per la sua nipotina Marianna, rimasta con i suoceri malitrattanti, dopo che il marito è partito per lavoro in America.
La speranza per i compaesani non è la stessa che predica giornalmente Zia Ginuzza, ma quella ipocrita e parassita di ricevere una parte dell’eredità.
Ed è qui che nel paesino si crea una voragine della vergogna: a decidere è Marianna, indecisa a chi destinare i soldi che le arriveranno. Ma Zu Peppe è chiaro, li verserà ad una sola condizione: che essa si accerti che chi le sta intorno, non lo faccia solo per un tornaconto.
DUNQUE CHI MENTE? E CHI LE VUOLE BENE DAVVERO?
Una verità da scoprire passo per passo lungo i sanpietrini, e con discrezione, origliando da dietro le tende della porta finestra.
La commedia, basata sulla tipologia “maschere e costumi”, riprende detti, caratteri e modi di fare tipici del territorio cosentino, estremizzandoli alla massima potenza.
La comicità sta proprio nella realizzazione che ogni mondo è paese. Ma soprattutto, nel riconoscere che personalità simili sono all’ordine del giorno ovunque ci si trovi, e che forse sono proprio questi soggetti e le dinamiche che creano, a mantenere un equilibrio anche nella nostra vita.
Il dialetto, che alleggerisce e contiene il peso di un’atmosfera di divertita trepidazione verso ciò che accadrà dopo, costituisce il perfetto connubio assieme a quegli insulti velati generali che rimbalzano da un personaggio a un altro, facendo passare il messaggio che nessuno è meglio di nessuno, e che anzi, tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo meritati anche in più occasioni, l’appellativo di “ciuatu” o perché no, quello di “stuartu”.
Lo spettacolo si chiude con la dimostrazione che la speranza, quando la si evita, può travolgere tutta a un tratto senza preavviso, oppure, può rimanere sulla soglia, senza affacciarsi mai, nel corso di un’intera vita.
È doveroso dunque, un invito alla visione dal vivo delle opere di questa scoppiettante compagnia, prossimamente in scena nelle seguenti date:
- 22/08 Fagnano Castello (CS)
- 05/09 Castiglione Cosentino (CS)
- 17/09 Spezzano della Sila (CS)
- 26/10 Catanzaro (CZ)
- 06/12 Lamezia Terme (CS)
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