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Lo stadio San Vito - Marulla

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Battuto dal Casarano il Cosenza Calcio che esce dai play-off: il 5-1 ha il sapore della vendetta e si riapre il processo alla società


COSENZA – Questa pesante sconfitta suona come una resa dei conti tra la società e tutto il mondo Cosenza calcio. Troppe le situazioni strane, per una società professionistica, che i giocatori, lo staff, i collaboratori hanno dovuto “sopportare” in questa maledetta stagione. Troppe, e prima o poi il karma colpisce, questo 5-1 ha il sapore della vendetta.

Finisce così, amaramente, la stagione del Cosenza calcio, una stagione difficile da capire, da comprendere, da giustificare.
Non bastano i ringraziamenti per tutti che la società manda in giro con una nota stampa di difficile comprensione di difficile accettazione.
Ecco alcuni  incomprensibili passi, dopo i rituali ringraziamenti, di cui bisognerebbe testimoniare se fatti con il cuore o sono solo di circostanza.

  1. “Il Cosenza Calcio guarda avanti con fiducia. La sconfitta è amara, ma sarà il punto di partenza per nuove prospettive”. Cosa vuol dire? Prospettive con una nuova proprietà?
  2. “La società crede fermamente nel proprio potenziale ed è consapevole di aver gettato negli anni basi solide”. E quali sarebbero? Un centro sportivo di proprietà? Un parco giocatori di valore?
  3. “confermando l’apertura a nuovi progetti. La proprietà osserva con interesse le manifestazioni di disponibilità da parte di potenziali nuovi acquirenti seri e motivati” E come dovrebbero dimostare di essere motivati? Forse offrendo cifre fuori mercato? Oggi il Cosenza calcio, società senza tifosi, senza sponsor, forse senza stadio, quanto può valere? Si pensa possa essere una cifra prossimo allo zero, stessa cifra pagata dall’attuale proprietà.
  4. “in attesa che vengano formalizzate nei termini di legge le ostentate offerte di acquisto”, termini di legge? Non è una società per azioni, basta fare una offerta e essere accettata
  5. “necessariamente si dovrà andare avanti con il massimo impegno, nel rispetto dell’intera città”. Scusate la franchezza, ma la parola rispetto suona molto strana.

La città prende atto della comunicazione formale della società e si prepara a 40 giorni decisivi per la vita futura dell’amata squadra di calcio cittadina. Il 16 giugno è vicino e quel giorni si capirà che fine farà il Cosenza calcio. Allo stato attuale le ipotesi sul tavolo sono solo due: La società vende a un prezzo ragionevole che tenga conto dello stato dell’arte sopra descritto, oppure il Cosenza calcio dovrà trovare uno stadio dove andare a giocare.

Un dato è però importante che succeda: l’unità di tutta la città. Basta fazioni pro e contro; basta divisioni e scontri inutili. Alla luce di come è finita la storia del campionato 25/26 non c’è motivo di essere divisi, la realtà è sotto gli occhi di tutti ed è inconfutabile: questa società negli ultimi anni ha fatto danni incalcolabili all’ambiente e all’immagine della città di Cosenza. Se ne prenda atto e civilmente lo si faccia capire al mondo intero.

Nel dopo partita nessun tesserato del Cosenza si è presentato a commentare la partita. Non sipensi che sia stata una fuga dalle responsabilità dei teserati, nessuno si è presentato perché al gruppo è stato comunicato il silenzio stampa. Una circostanza che lascia trasparire una timida paura che chi va a parlare spieghi tutte le cose che hanno contribuito a rendere una stagione di calcio da una gioia condivisa a una sofferenza.

Pazienza, si pensi al futuro, un futuro che sia diverso, che sia gioioso, che si svolga in concordia e amicizia nella consapevolezza che la squadra di calcio di una città è della città e dei suoi tifosi. Non di un singolo peraltro senza passione alcuna.

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