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La conferenza stampa dell'operazione Glicine-Acheronte

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Operazione Glicine-Acheronte, la Dda chiede il processo per 126 persone tra cui esponenti di spicco della politica calabrese come Sculco, Oliverio e Adamo


CROTONE – La Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 126 persone nell’ambito dell’inchiesta che nel giugno scorso portò alla mega operazione Glicine-Acheronte, con cui furono svelati i sofisticati interessi criminali della cosca Megna di Crotone, in grado di reclutare hacker tedeschi per muovere cifre a sei zeri attraverso il trading clandestino on line, e sarebbe stata fatta luce su un presunto comitato d’affari legato alla politica e alle istituzioni regionali il cui strapotere si sarebbe materializzato tra il 2014 e il 2020. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 6 maggio dinanzi al gup distrettuale di Catanzaro.

Tra le numerose parti offese figurano la Presidenza del Consiglio dei ministri, i ministeri dell’Interno e dell’Ambiente, la Regione Calabria, la Provincia e il Comune di Crotone. La mega richiesta di rinvio a giudizio è firmata dai pm antimafia Domenico Guarascio e Paolo Sirleo ma anche dal pm della Procura ordinaria di Crotone Alessandro Rho.

La Dda continua a contestare l’aggravante mafiosa (che era stata esclusa dal gip) in relazione all’associazione a delinquere, finalizzata a una serie impressionante di reati contro la Pubblica amministrazione, al cui vertice, in qualità di “promotori”, ci sarebbero stati l’ex consigliere regionale Enzo Sculco, finito agli arresti domiciliari, e big del Pd calabrese come l’ex governatore della Calabria Mario Oliverio, l’ex assessore regionale e parlamentare Nicola Adamo, l’ex segretario particolare di Oliverio ed ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Crotone Giancarlo Devona, l’ex consigliere regionale ed ex segretario provinciale Dem di Reggio Calabria Sebi Romeo, ma anche l’ex assessore al Comune di Mesoraca Ernesto Iannone.

Sotto accusa anche l’ex vicepresidente della Giunta regionale Antonella Stasi, che deve rispondere, insieme a due carabinieri in servizio presso il Comando provinciale di Crotone, Antonio Cono Tropiano e Roberto Maggio, di accesso abusivo alla banca dati delle forze di polizia. Avrebbero indotto un maresciallo ordinario della Stazione dei carabinieri di Belvedere Spinello, diretta da Tropiano, ad acquisire informazioni su tre persone da assumere nelle società di famiglia della nota imprenditrice crotonese. Col ruolo di “partecipi” nell’associazione a delinquere, tra gli altri, avrebbero agito, secondo la Dda, l’ex sindaco di Cirò Marina Nicodemo Parrilla, il dirigente della Provincia di Crotone ed ex dirigente del Comune Giuseppe Germinara, l’ex commissario e direttore generale dell’Aterp Calabria Ambrogio Mascherpa, il dirigente Aterp Nicola Santilli, i dirigenti dell’Asp di Crotone Francesco Masciari e Francesco Salvatore Bennardo, rispettivamente direttore amministrativo e responsabile patrimoniale all’epoca dei fatti contestati, l’ex presidente dell’Ance di Crotone Giovanni Mazzei.

Attraverso una serie di riunioni programmatiche, tenutesi, tra l’altro, in uffici riservati della Regione o durante incontri conviviali, sarebbe maturato il pactum sceleris. Sculco, leader del movimento “i DemoKratici”, avrebbe appoggiato la formazione politica riconducibile a Oliverio, presidente della Giunta regionale della Calabria (dal 9 dicembre 2014 al febbraio 2020), facendo convogliare un consistente pacchetto di voti da attingere al proprio bacino di consensi in occasione delle consultazioni che erano previste tra il 2019 e il 2020, in cambio dell’appoggio a sua figlia Flora, che però non ce la fece ad essere confermata dopo l’elezione del 2014.

Il patto prevedeva una serie di incarichi fiduciari, nomine e assunzioni, di matrice esclusivamente clientelare, presso vari enti pubblici. Ciò grazie anche all’individuazione di dirigenti graditi, in particolare Giuseppe Germinara, designato, con incarico fiduciario, alla guida del settore Lavori Pubblici del Comune di Crotone, su indicazione di Sculco, nonostante ci fosse una regolare vincitrice di concorso, Elisabetta Dominijanni. II condizionamento di appalti pubblici, in particolare, sarebbe avvenuto attraverso affidamenti illeciti a imprese gradite a Sculco, assicurati da Germinara alla Croton scavi srl, alla 2C Costruzioni, a All Point srl, i cui titolari avrebbero promesso il voto in favore di Flora Sculco.

La penetrazione nella società in house Crotone Sviluppo avrebbe fatto il resto, con l’individuazione di dg “graditi” come Teresa Sperlì, Giovanna Manna, Leo Pedace, Gianfranco Turino, anche loro imputati. Presunto condizionamento del voto anche alle elezioni provinciali del 2017 per far eleggere Nicodemo Parrilla a presidente. Ombre anche sugli affidamenti della Provincia a imprese vicine a Sculco e assicurati, secondo l’accusa, da Francesco Mario Benincasa, dirigente del settore Viabilità, in favore dell’impresa Coiv di Salvatore Rachieli che avrebbe appoggiato Flora Sculco alle elezioni regionali. Sculco avrebbe sollecitato anche la nomina di Arturo Crugliano Pantisano per un incarico dirigenziale alla Provincia sempre in cambio dei voti alla figlia, ed è pertanto imputato anche l’ex presidente facente funzioni Giuseppe Dell’Aquila.

La penetrazione era anche all’Aterp dove l’ex governatore Oliverio, il suo segretario e il solito Sculco avrebbero inciso sulla nomina a dg di Ambrogio Mascherpa. Mani anche sull’Asp, dove un ruolo importante alo avrebbe giocato Pietro Vrenna che dopo l’incarico dirigenziale di selettore del personale avrebbe chiesto voti per Flora Sculco nella lista in cui Oliverio aveva intenzione di concorrere alla carica di governatore anche se poi vi rinunciò. Non sfuggivano nemmeno gli appalti per i distributori automatici di bevande calde, fredde e prodotti alimentari preconfezionati da installare nei locali dell’Asp. Perfino i servizi di prenotazione e riscossione del ticket sanitario erano cosa del presunto “comitato” sgominato dalla Dda di Catanzaro.

C’è anche un’ipotesi di turbativa d’asta contestata, oltre che a Sculco, all’imprenditore Dario Ritorto Bruzzese, operante nel settore postale privato, a sua moglie, ex assessora del Comune ai Beni culturali, la sculchiana Valentina Galdieri, e a tre dirigenti Asp: il direttore amministrativo Francesco Masciari, il selettore del personale Pietro Vrenna, il responsabile del Cup (Centro unico prenotazioni), Gaetano Caterina, al quale era stata promessa l’assunzione, sempre nell’Asp, di una figlia.

C’è anche un’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle elezioni regionali del 23 novembre 2014. Secondo l’accusa, Sculco avrebbe “interessato” Giuseppe Berardi, ex assessore comunale di Cirò Marina, e Roberto Siciliani, ex sindaco della cittadina jonica, entrambi condannati (anche in Appello) nel processo Stige, in virtù del legame parentale tra Berardi e la cosca Farao e dell’”impegno” di Sculco, tramite il movimento dei Demokratici, ad appoggiare la candidatura di Siciliani a presidente della Provincia.

Un capitolo dell’inchiesta ruota attorno alla gestione del ciclo dei rifiuti in Calabria e ai rapporti tra esponenti politici, in quel momento al governo della regione, e gli imprenditori Gianni e Raffaele Vrenna, rispettivamente presidente ed ex presidente del Crotone calcio. Traffico illecito di rifiuti è l’accusa, e, oltre ai Vrenna, ne rispondono l’ex assessora regionale all’Ambiente Antonietta Rizzo e l’ex governatore Oliverio ma anche Domenico Pallaria, Orsola Reillo e Antonio Augruso, all’epoca dei fatti dirigenti del dipartimento Ambiente della Regione. Non finisce qui, perché per violazione della legge elettorale sono imputati, oltre all’ex assessora Rizzo, anche Massimo Paolucci, candidato al Parlamento europeo nel maggio 2019, Salvatore Mazzotta, legale rappresentante della Ecosistem srl, società impegnata nel settore dei rifiuti, Alfonso Dattolo, collaboratore di Ecosistem ma noto soprattutto per essere stato assessore regionale dell’Udc con la Giunta Scopelliti e attuale sindaco di Rocca di Neto.

L’inchiesta ricostruisce una serie di transazioni internazionali che il gruppo di trader ed hacker coordinato dal presunto referente tedesco del clan Megna, Francesco, Aracri avrebbe eseguito tra il maggio 2019 e il giugno 2020. Aracri, uno che pagava in Bitcoin broker brasiliani, aveva “agganciato” la gallina dalle uova d’oro Marc Ulrich Goke, esperto di transazioni bancarie e frodi informatiche. C’è tutto un mondo che si apre alla polizia federale tedesca nel corso della perquisizione a carico di Goke.

Particolarmente rilevante il rinvenimento di un vademecum sul funzionamento delle piattaforme finanziarie clandestine, che riporta uno schema sulle modalità degli investimenti e le percentuali di guadagno. La posizione di Goke e di altri tre residenti all’estero è stata però stralciata. Il gruppo di trader tedeschi su cui ha indagato la Dda di Catanzaro sarebbe stato in grado di hackerare il sistema bancario grazie anche a complicità di funzionari della Deutcshe Bank. Forse è questo uno degli più

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