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L'imprenditrice Maria Antonietta Ventura

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Appello a ottobre a Milano nel processo Doppio Binario sulle infiltrazioni dei clan di Isola nel settore ferroviario, in aula anche i Ventura


ISOLA CAPO RIZZUTO – C’è anche Maria Antonietta Ventura tra gli otto imputati per i quali la Corte d’Appello di Milano ha fissato il processo di secondo grado sulle presunte infiltrazioni delle cosche di ’ndrangheta di Isola Capo Rizzuto nei lavori di manutenzione della rete ferroviaria italiana. La 58enne imprenditrice di San Lucido – già indicata nel 2021 come candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Calabria, prima del dietrofront causato da un’interdittiva antimafia – tornerà in aula nonostante la netta assoluzione ottenuta in primo grado. Un’assoluzione giunta con motivazioni particolarmente stringenti che escludevano qualsiasi ombra di agevolazione mafiosa.

Chi sono gli imputati

Il presidente della Quarta Sezione penale della Corte d’Appello milanese, Vincenzo Tutinelli, ha ordinato la citazione per l’udienza del 27 ottobre prossimo, all’interno di un calendario serrato che prevede già le date di prosecuzione. Oltre a Maria Antonietta Ventura, difesa dall’avvocato Giuseppe Bruno, comparirà il fratello Pietro Ventura, di 60 anni, residente a Roma e difeso dagli avvocati Giuseppe Bruno ed Ermenegildo Costabile. Insieme a loro figurano il 71enne Oscar Esposito, di Caserta, difeso dall’avvocato Mario Murone; il 74enne Salvatore Esposito, di San Felice a Cancello (CE), assistito dall’avvocato Alberto Barletta. E ancora il 32enne Gianluigi Petrocca, di Isola Capo Rizzuto, difeso dall’avvocato Giuseppe Napoli. Il 46enne Maurizio Aloisio, di Isola, assistito dall’avvocato Anna Marziano. Il 43enne Francesco Ferraro, di Isola, difeso dall’avvocato Salvatore Iannone. E il 30enne Roberto Riillo, di Isola, difeso dall’avvocato Ninni Giardina

In primo grado gruppo Ventura scagionato

La presenza dei fratelli Ventura in questo secondo grado si scontra con la solidità di un verdetto di primo grado che ha totalmente scagionato i vertici del gruppo calabrese di costruzioni ferroviarie, a fronte di una richiesta di condanna avanzata dalla Dda di Milano a 2 anni e 10 mesi ciascuno. Nelle motivazioni firmate dalla gup Daniela Cardamone, l’ipotesi di un presunto regime di monopolio sui lavori in Calabria e Puglia legato alla vicinanza ai clan crotonesi è stata definita senza mezzi termini «indimostrabile». La giudice ha evidenziato l’assenza di prove sulla partecipazione all’associazione a delinquere e ha escluso qualsiasi intento di elusione fiscale

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Cessione al gruppo Salcef

Il gruppo Ventura, infatti, aveva pagato regolarmente l’Iva sia sui noleggi di mezzi che sulle prestazioni di manodopera, discostandosi dal tipico modus operandi del sodalizio criminale. Un’assoluzione piena che per la famiglia Ventura è arrivata solo dopo la dolorosa e forzata cessione dello storico gruppo al colosso Salcef spa, operazione necessaria per mettere in sicurezza i circa 500 posti di lavoro minacciati dall’interdittiva prefettizia. Nello stesso filone milanese, il primo grado si era concluso con cinque condanne per il solo reato di riciclaggio e con l’esclusione dell’aggravante mafiosa.

Fascicolo da Varese a Catanzaro

Mentre a Milano si attende l’apertura dell’appello, l’inchiesta madre denominata “Doppio Binario” – incentrata sul presunto controllo della manodopera nei subappalti ferroviari da parte delle famiglie Aloisio e Giardino – registra un terremoto geografico. Dopo che il Tribunale di Varese si è dichiarato incompetente per territorio, stabilendo che il reato più grave di bancarotta fraudolenta si sia consumato nel Crotonese, l’intero fascicolo riguardante 38 imputati, comprese diverse grandi aziende nazionali del comparto, è stato trasmesso alla Procura distrettuale di Catanzaro. Sono i 38 che scelsero il rito ordinario e vennero rinviati a giudizio dalla gup Cardamone.

Al vaglio della Dda le posizioni dei colossi

Attualmente il pm Antimafia di Catanzaro Roberto Cubellotti sta esaminando le carte per valutare come procedere. In caso di rinvio a giudizio, il processo a quel punto potrebbe celebrarsi dinanzi al Tribunale di Crotone, territorialmente competente. Sullo sfondo restano le dieci condanne per infiltrazione mafiosa già passate in giudicato in Cassazione in un altro filone d’indagine. Mentre sul territorio crotonese continuano a rimbalzare gli sviluppi di una nuova inchiesta per bancarotta e riciclaggio aggravati dal metodo mafioso.

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