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L’Ospedale Maggiore di Bologna

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Tetti di spesa e ricoveri controllati: il piano Calabria – Emilia-Romagna contro la migrazione sanitaria. Tre anni di intesa per frenare la fuga dei malati


Tre anni di accordo, in teoria a partire dal primo novembre anche se manca ancora la firma, per cercare di arginare la migrazione sanitaria dei calabresi in Emilia-Romagna. Nel 2023, dati Agenas, la Calabria ha accumulato un debito poco più di 21 milioni di euro, l’Emilia-Romagna è la terza regione per volumi, vale a dire prestazioni che la nostra regione dovrà pagare perché fornite a cittadini residenti in Calabria. Prima c’è la Lombardia (38,7 milioni) e poi il Lazio (23,9 milioni di euro).

CURE FUORI REGIONE, LA CALABRIA DICE BASTA

L’accordo parte implicitamente da questo presupposto, base di partenza dell’intesa tra Roberto Occhiuto e Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna che negli ultimi giorni ha posto l’accento sull’insostenibilità del sistema, letteralmente “assediato” da pazienti provenienti da altre regioni.
Come spiegato dal Quotidiano si tratta di imporre un tetto di spesa per i ricoveri nelle strutture pubbliche e private e per le attività di specialistica ambulatoriale. Al superamento di quel tetto, “limite massimo riconoscibile”, scattano i meccanismi di regressione tariffaria, ovvero che le tariffe saranno ridotte in maniera proporzionale. Le cifre, però, nono sono immobili. Ogni anno si potranno rivedere le tariffe sulla base degli andamenti complessivi. Così come l’intero sistema delle regressioni tariffarie potrà essere revisionato di pari passo ad un miglioramento, ad oggi piuttosto lontano, dell’autosufficienza della Calabria rispetto alle necessità dei pazienti.

I TETTI DI SPESA

In sostanza l’Emilia-Romagna non potrà superare gli 11,5 milioni di euro di prestazioni fornite ai calabresi nelle strutture pubbliche regionali e i 9,1 milioni per i ricoveri nelle strutture private. Molto più basse le cifre per la Calabria: 400mila euro per ricoveri nel pubblico e 350mila euro per quelle in strutture private, più o meno quanto sborsa annualmente la regione del Nord alla Calabria.

ACCORDO ANTI FUGA, LIMITI STRINGENTI PER STRUTTURE PRIVATE

I limiti sono più stringenti per le strutture private, dove allo sforamento dei ricoveri per alta complessità dovrà corrispondere un calo di quelli a bassa e media complessità. Un rapporto che sembra complesso ma che di fatto dovrà “regolare” l’appropriatezza delle cure grazie al lavoro della commissione paritetica chiamata a valutare l’andamento della migrazione sanitaria tra le due regioni. Fuori dall’accordo resta l’Oncologia, operazioni complesse e anche riabilitazione intensiva ed estensiva.

SPECIALISTICA AMBULATORIALE, I TETTI

Per quanto riguarda invece la specialistica ambulatoriale i tetti di spesa sono di 2.601.200 milioni di euro al lordo del ticket nelle strutture pubbliche, “solo” 216mila 100 euro per le prestazioni erogate in strutture private. Anche in questo caso «nessun tetto – si legge nell’accordo – per prestazioni che rientrano nell’attività oncologica di chemioterapia e radioterapia, così come per la branca della medicina nucleare e della dialisi”. Oltre queste cifre definite, scattano ovviamente le cosiddette regressioni tariffarie. Anche in questo caso per la Calabria i tetti di spesa sono sensibilmente minori. Nel 2023 sono stati pochissimi i casi di cittadini emiliano-romagnoli passati dalle strutture sanitarie calabresi.

STRUTTURE PUBBLICHE

Il tetto di spesa per le strutture pubbliche è di 53mila 500 euro, 26mila 300 euro invece per le prestazioni fornite nel privato accreditato. E questo riguarda solo l’enorme quantità di servizi che il ministero ha inserito nei livelli essenziali di assistenza. per l’extra Lea, invece, non è garantito alcun rimborso.

CALABRIA, ACCORDO CON L’EMILIA, NON PENALIZZARE I CALABRESI

L’obiettivo adesso è testare l’effettività del programma senza andare a penalizzare ulteriormente i calabresi in cerca di cure e spostare l’attenzione sulle prime della lista: Lombardia e Lazio.

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