3 minuti per la lettura
Con una magnitudo di 5.1 il terremoto registrato all’alba del 10 gennaio al largo della costa del reggino si è rivelato il quarto più potente in Calabria dal 2000 ad oggi
Il terremoto dell’altra notte (magnitudo 5,1, epicentro nel Mar Jonio al largo delle coste calabresi) è stato il quarto per grandezza in Calabria dall’inizio del secondo millennio. Il 26 ottobre 2006 (alle 14;28) al largo di Tropea, si verificò un sisma del 5,8 Mw. Ma distanza dalla costa e profondità (221 km) furono tali che la scossa fu avvertita solo parzialmente.
Stesso discorso per l’evento del 5 gennaio 2023 (4 e 41 del mattino). Al largo della costa tirrenica, all’altezza di Paola e Fuscaldo, si registrò una scossa del 5,2. Ma la profondità (269 km) fu tale che pochi se ne accorsero. Fenomeno uguale per la scossa verificatasi il 17 maggio del 2001 alle 11:43). La magnitudo raggiunse il 5,1 ma l’evento si svolse a 258 km di profondità in mare aperto all’altezza di Vibo Valentia. Insomma: quattro dei cinque terremoti più significativi avvertiti in Calabria dal 2000 a oggi, si sono verificati tutti in mare. Quello dell’altra notte, forse, è stato avvertito più degli altri sulla terraferma perché la profondità (69 km) era relativamente inferiore.
L’unico terremoto che ha provocato una vittima in Calabria negli ultimi 25 anni è quello della notte tra il 25 e il 26 ottobre del 2012 con epicentro a tre chilometri da Mormanno nel parco del Pollino. La magnitudo (5,2) e la scarsa (10 km) profondità fecero sì che fosse avvertito in quasi tutta la Calabria, parte della Basilicata e della Puglia. Ci fu una vittima indiretta perché un signore di Scalea (84 anni) ebbe un infarto in seguito allo spavento causato dalla scossa e morì.
TERREMOTO NEL REGGINO QUARTO PER MAGNITUDO IN CALABRIA, GLI ALTRI CASI IN ITALIA
E, a proposito di vittime, i 36 terremoti di grado pari o superiore al 5,1 registrati dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ne hanno fatto registrare 671 dirette e 37 indirette. Tra le morti indirette, purtroppo, vanno conteggiate le 29 persone che persero la vita nell’Hotel Rigopiano – Gran Sasso alle 16:48 del 18 gennaio 2017 nel comune di Farindola in provincia di Pescara. Quel giorno ci furono almeno quattro importanti scosse di terremoto (tra il 5.1 e il 5.4 di magnitudo) in Abruzzo tra Pitignano e Barete che interessarono un po’ tutte le province della regione. Una delle scosse provocò una slavina che si staccò dalle pendici orientali del Gran Sasso e travolse l’albergo seppellendo una quarantina di persone. Solo undici si salvarono.
Delle 671 vittime dirette di terremoti in Italia, dall’inizio del millennio, ben 608 sono ascritte ai due sismi più gravi che tutti ricordiamo. Quello dell’Aquila (6 aprile 2009 alle 3:32 del mattino) di magnitudo 6,3 che fece 309 morti e quello del 24 agosto del 2016 (3:36 del mattino) che ebbe per epicentro il comune di Accumoli (in provincia di Rieti) con una magnitudo di 6,0. Oltre ad Accumoli vennero distrutti gli abitati di Amatrice e Arquata del Tronto. I morti furono 299. Nel 2012, a pochi giorni di distanza tra il 20 e il 29 maggio, la terra tremò a Finale Emilia (5,9 di magnitudo) e Medolla (sempre in provincia di Modena). A Medolla ci furono venti morti e a Finale sette.
LA TRAGEDIA DI SAN GIULIANO
Assurda, fu invece la tragedia a San Giuliano di Puglia (comune molisano in provincia di Campobasso) accaduta il 31 ottobre del 2002. L’epicentro (alle 10:33 del mattino) fu a Bonefro, la magnitudo del 5,4. Un terremoto di per sé non tra i più gravi (ci furono due morti diretti nei comuni colpiti), ma purtroppo, sufficiente a far crollare la scuola elementare “Francesco Iovine” rifatta da poco. Sotto le macerie rimasero 57 bambini, 8 insegnanti e due bidelle. Alla fine, le vittime furono 28: 27 bambini e una maestra. San Giuliano di Puglia perse praticamente un’intera generazione.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA