X
<
>

Le onde alte nel Catanzarese

3 minuti per la lettura

Maltempo in Calabria, piogge record e fiumi in piena dall’11 al 20 febbraio. L’Arpacal avverte: suoli saturi e rischio idrogeologico sempre più alto in tutta la regione. A Montalto caduti oltre 450 millimetri di pioggia. A Motta S. Giovanni venti a oltre 137 km/h


COSENZA – Sulle tre ondate di maltempo consecutive che si sono abbattute in Calabria dall’11 al 20 febbraio il centro multirischi dell’Arpacal arriva a conclusioni tutto sommato “scontate” ma importanti. È stato «un evento lungo e persistente, che ha determinato la saturazione del suolo e l’innalzamento dei livelli fluviali, aumentando considerevolmente il rischio idrogeologico».

I NUMERI DA RECORD DELL’ONDATA DI MALTEMPO IN CALABRIA NEI DATI ARPACAL

Cinque righe per riassumere il fatto che la Calabria non aveva mai visto tutta questa pioggia concentrata in un periodo così breve. L’analisi sull’ondata di maltempo diventa così anche una sorta di monito sul futuro, su cosa la Calabria dovrà affrontare nei prossimi anni, anche se l’Arpacal non fa stime o previsioni, né suggerisce strategie future. Il problema però è di pura attualità, la Calabria sarà colpita nei prossimi anni da straordinarie ondate di maltempo con un potenziale distruttivo considerevole. A partire proprio dal volume delle piogge.

TRE PERTURBAZIONI ATLANTICHE


Stando al rapporto le tre perturbazioni atlantiche arrivate a distanza di 24 ore l’una dall’altra nel mese di febbraio hanno scaricato una quantità consistente di pioggia sul suolo. Il dato più alto è stato registrato a Montalto Uffugo, dove dall’11 al 20 febbraio sono caduti 456 millimetri complessivi di pioggia, un numero vicino al 30% della media annua sul territorio. Gli accumuli sono stati estremamente consistenti anche ad Altilia (401 millimetri), Belsito (391 millimetri), Domanico (384 millimetri) e Decollatura (oltre 380 millimetri). In alcune stazioni sempre nell’area di Montalto Uffugo, invece, si sono toccati 192 millimetri in 24 ore e oltre 80 millimetri in poche ore. Altro paese fortemente colpito è stato Belsito: 164 millimetri in 24 ore, oltre i 107 in mezza giornata.
Le elaborazioni statistiche indicano tempi di ritorno superiori ai 70-100 anni per alcune precipitazioni, a conferma della rarità dell’evento.

IL DATO ALLARMANTE DELLE PIOGGE NEL RAPPORTO ARPACAL

Nello specifico l’Arpacal segnala come “notevoli” i dati relativi a Montalto Uffugo e Rogliano. Qui la stima sui tempi di ritorno, ovvero a dire l’intervallo tra un evento estremo e l’altro, va dai settantatré ai cento anni.
Le piogge prolungate hanno chiaramente comportato piene significative. Ondate che nella piana di Sibari hanno portato ad evacuazioni di intere famiglie e interventi straordinari sui debolissimi argini. Il fiume Crati, nell’area di Sibari, ha superato i 5 metri di livello idrometrico, con una portata stimata di 663 metri cubi al secondo, valore record per quel punto di misura. Incrementi rilevanti si sono registrati anche sui fiumi Savuto e Corace. Nei diagrammi contenuti nel rapporto Arpacal si nota proprio il movimento “a ondate” del flusso di acqua arrivata nell’area di Sibari attraverso il Crati.

MALTEMPO IN CALABRIA, IL DATO DEL VENTO


A questo bisogna aggiungere i venti. L’evento è stato accompagnato da venti molto forti, con raffiche oltre i 110 chilometri orari e punte di 137 chilometri orari nel Reggino, che hanno provocato mareggiate lungo la costa tirrenica. La zona più colpita è Motta San Giovanni, dove il vento ha viaggiato a 38 metri al secondo, superando i 137 chilometri all’ora. Subito dopo Melito Porto Salvo, con una velocità massima di 128,5 chilometri orari. E ancora il Reggino, con Siderno, a “dominare” la classifica dei venti più forti. Segue Gimigliano, Monasterace-Punta Stilo, Reggio Calabria, Capo Spartivento.

ARPACAL: UNA SEQUENZA DI PERTURBAZIONI RAVVICINATE

«L’analisi contenuta nel Rapporto – scrive l’Arpacal – evidenzia che non si è trattato di un singolo episodio temporalesco ma di una sequenza di perturbazioni ravvicinate, intervallate da brevi pause. Questa dinamica ha determinato la progressiva saturazione dei suoli e l’innalzamento dei livelli fluviali, aumentando il rischio idrogeologico su diverse aree del territorio regionale. La rete di monitoraggio meteoclimatico regionale ha consentito di controllare in tempo reale l’evoluzione dell’evento e di fornire informazioni tempestive alle istituzioni e al sistema di protezione civile».

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA