Il prefetto Franca Ferraro
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Nelle relazioni del ministro e del prefetto le motivazioni alla base dello scioglimento del consiglio comunale di Casabona per mafia
CASABONA – «Dopo le consultazioni elettorali dell’ottobre 2021, l’amministrazione comunale ha effettivamente concretizzato, direttamente ed indirettamente, il favore verso la cosca, così come documentato dall’attività investigativa e come anche riscontrato dalla commissione di indagine». Lo scrive il ministro Piantedosi nella relazione con cui, recependo in toto le conclusioni del prefetto di Crotone, Franca Ferraro, ha proposto lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose poi disposto dal Cdm e ratificato dal Presidente Mattarella.
Nella relazione si parla di “patto di scambio” e “accordo preelettorale”. Di “ricompense” in favore della cosca «per i servigi elettorali resi». Viene avvalorato, in sostanza, l’impianto dell’inchiesta che nell’ottobre scorso portò all’operazione “Nemesis”, condotta dai carabinieri contro la ‘ndrina di Casabona. «Dopo le elezioni facciamo quello che dobbiamo fare», diceva, del resto, il sindaco Francesco Seminario, noto esponente del Pd, tra i dieci arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha fatto luce sul presunto voto di scambio politico-mafioso alla base delle elezioni da lui stravinte nell’ottobre 2021con oltre il 60 per cento dei consensi.
LE RELAZIONI DI MINISTRO E PREFETTO SULLO SCIOGLIMENTO DI CASABONA E L’INCHIESTA NEMESIS
Seminario è finito in carcere. Ai domiciliari, invece, è stato sottoposto l’assessore allo Sport, Spettacolo e Turismo del Comune, Anselmo De Giacomo. Coinvolti anche il vicesindaco Leonardo Melfi e il consigliere comunale Vincenzo Poerio, all’epoca dei fatti direttore di un istituto di credito a Catanzaro. Tra gli otto finiti in carcere c’erano presunti affiliati alla ‘ndrina dei Tallarico, articolazione a Casabona del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò, i cui tentacoli si erano già allungati sul Comune tanto da determinare lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel 2018, alcuni mesi dopo la mega operazione “Stige”. L’inchiesta è già approdata in aula con la richiesta di 14 rinvii a giudizio. Secondo l’accusa, cambio di denaro, ma anche e soprattutto di appalti e assunzioni, la ‘ndrangheta avrebbe garantito un pacchetto di voti alla lista “Ripartiamo” che candidava a sindaco Seminario.
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PATTO ELETTORALE E OMBRE SU DIAPIRI SALINI
Assunzioni presso la ditta esercente l’appalto dei rifiuti, favoritismi alla Edil Tallarico di Ludovico Tallarico, figlio di Carlo Mario, presunto capo bastone locale, ritenuta impresa di riferimento del clan, alla quale il sindaco avrebbe consentito di operare in area Pip pur avendo a suo tempo la commissione straordinaria del Comune dichiarato la decadenza di una convenzione. Sono soltanto alcuni degli elementi lampeggiati nella relazione del ministro per documentare «l’interesse e la volontà degli esponenti di vertice dell’amministrazione comunale» di favorire la famiglia mafiosa. Come? Mediante «una sequela di atti calibrati sulle aspettative» del clan e tesi ad «ammantare di legalità un’annosa situazione di diffusa illegalità».
Spicca l’affare del “diapiri salini”, un sito di interesse geologico di oltre cinque milioni di anni fa, «individuato dalla cosca come fonte di ingenti guadagni, anche mediante l’intercettazione dei finanziamenti pubblici di provenienza comunitaria». Uno dei presunti affiliati avanzava pretese per poter esercitare una propria attività nella frazione Zinga di Casabona, dove insiste il geosito caratterizzato dalla presenza di rocce evaporitiche, meta di turisti e studiosi. Ovviamente in cambio del presunto sostegno elettorale all’ex assessore poi arrestato. Il presunto affiliato sembrava ben informato sui «lauti contribuiti europei per la realizzazione di sentieri», osserva il prefetto.
EVASIONI TRIBUTARIE
Ma la commissione d’accesso è andata oltre le carte dell’inchiesta. Dagli accertamenti svolti, in particolare, è emerso «un quadro di estese evasioni tributarie, sia in relazione all’Imu che alla Tari, da parte di alcuni amministratori locali, dipendenti comunali, nonché esponenti della locale consorteria». L’appalto dei rifiuti era stato rinnovato dall’amministrazione comunale senza bandire una gara, adempimento svolto durante la successiva gestione commissariale. Ce n’era abbastanza per rilevare «condizionamenti nell’amministrazione comunale di Casabona volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività». Da qui la necessità dell’intervento dello Stato per risanare l’ente locale.
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