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Il lido Chiaraluna di Steccato di Cutro incendiato

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I titolari del lido Chiaraluna di Steccato di Cutro puntavano al dissequestro, pista dolosa sullo stabilimento incendiato


CUTRO – Un cumulo di cenere e travi annerite è tutto ciò che resta del Lido Chiaraluna. L’incendio che l’altro pomeriggio ha divorato la struttura in legno non ha distrutto solo uno stabilimento, ma ha spazzato via le concrete speranze di una riapertura che sembrava ormai vicina, dopo anni di battaglie legali e sacrifici della famiglia Muto. La notizia è un colpo durissimo per i titolari. Nonostante il lido fosse chiuso da due anni, i proprietari stavano lavorando alacremente per riaprire i battenti proprio per l’imminente stagione estiva.

VERSO IL DISSEQUESTRO

I titolari avevano già ottemperato ad alcune prescrizioni, intervenendo per il ripristino dello stato dei luoghi richiesto dalle autorità. In particolare, hanno demolito alcuni interventi abusivi. Un passo fondamentale che faceva presagire un esito positivo della vicenda amministrativa. Il loro legale, l’avvocato Salvatore Salerno, stava infatti lavorando per ottenere il dissequestro della struttura, puntando su una solida linea difensiva basata su un caso analogo riguardante un altro lido a Steccato, risolto favorevolmente.

IL FRONTE GIUDIZIARIO

Il rogo arriva in un momento processuale delicatissimo. La vicenda ha origine dal sequestro operato dalla Capitaneria di Porto di Crotone per presunte carenze nelle autorizzazioni demaniali. Da quel provvedimento è scaturito un processo, attualmente in fase di istruttoria dibattimentale, che vede coinvolti il titolare Giuseppe Muto e la proprietaria del chiosco. Proprio mentre la difesa cercava di dimostrare la regolarità della posizione dei Muto nelle aule di tribunale, le fiamme hanno azzerato tutto.

L’IPOTESI DEL DOLO

Mentre i Vigili del fuoco e i Carabinieri proseguono i rilievi, l’ipotesi della matrice dolosa si fa sempre più consistente. Con l’impianto elettrico fermo e la struttura non operativa, l’autocombustione appare improbabile. Colpire una realtà già provata da un lungo fermo amministrativo e nel pieno di un percorso di regolarizzazione significa voler infliggere il colpo di grazia. Se l’incendio dovesse essere confermato come doloso, si aprirebbe uno scenario inquietante sui motivi che hanno spinto qualcuno a distruggere un’impresa che stava faticosamente tentando di rialzare la testa. Le indagini vanno avanti per accertare se dietro il rogo si nasconda un’intimidazione o un tentativo di bloccare definitivamente lo sviluppo turistico di quel tratto di costa.

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IL PRECEDENTE

Lo scorso giugno si registrò un principio di incendio al Chiaraluna, nonostante la struttura fosse ancora inattiva. I vigili del fuoco fecero le dovute comunicazioni al Comune di Cutro che emanò un’ordinanza per l’attuazione degli interventi urgenti necessari all’eliminazione dei pericoli per la pubblica e privata incolumità. Un episodio che ridiventa attuale e suscita interrogativi alla luce del più vasto rogo che ha devastato lo stabilimento.

LE REAZIONI

Appena la densa nube di fumo si è alzata su Steccato, il sentimento di profondo sconcerto ha invaso i social e le strade di Cutro e della frazione marina. Numerosi cittadini, turisti storici e colleghi imprenditori hanno espresso piena solidarietà alla famiglia Muto, descritta da tutti come composta da lavoratori instancabili. Tra quanti hanno espresso solidarietà anche il segretario del circolo Pd, Salvatore Frontera, candidato a sindaco.

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