Uno degli studi di chirurgia estetica abusivi sequestrati a Crotone
2 minuti per la letturaStudi di chirurgia estetica abusiva sequestrati a Crotone, la Guardia di finanza denuncia due donne ucraine
CROTONE – Due studi medici completamente abusivi, gestiti da cittadine straniere senza alcun titolo abilitativo, individuati e sequestrati a Crotone dalla Guardia di Finanza. L’operazione, coordinata dal procuratore Domenico Guarascio, ha portato alla denuncia di due donne di nazionalità ucraina per esercizio abusivo della professione medica.
L’indagine è partita dal monitoraggio dei social network, in particolare Instagram, dove le sedicenti professioniste pubblicizzavano trattamenti invasivi a prezzi concorrenziali. Le cliniche privava iniezioni sottocutanee di botulino e acido ialuronico come interventi di routine, anche se la legge riserva la loro esecuzione solo a medici chirurghi specializzati.
Dubbia provenienza
I servizi di osservazione e pedinamento svolti dai finanzieri hanno confermato un afflusso anomalo e costante di clienti, principalmente donne, presso abitazioni private e locali adibiti ad ambulatorio. Uno era sul lungomare, l’altro alla periferia sud della città. Gli ambienti, seppur dotati di lettini e attrezzature apparentemente professionali, sono risultati in condizioni igienico-sanitarie precarie e totalmente privi di presidi salvavita, necessari per gestire eventuali complicazioni cliniche.
Il blitz ha permesso il sequestro di un ingente quantitativo di materiale sanitario. Si tratta di 66 fiale di tossina botulinica e filler dermico, 90 siringhe di acido ialuronico pronte all’uso, centinaia di aghi, siringhe sterili e farmaci anestetici. Il materiale di dubbia provenienza veniva somministrato in totale evasione d’imposta, con grave rischio per l’incolumità dei pazienti
L’attivismo delle denuncianti
Un elemento determinante per la riuscita dell’operazione, oltre alle banche dati e ai controlli tecnici, è stato l’attivismo di alcune giovani donne crotonesi. Inizialmente intenzionate a sottoporsi agli interventi, queste ragazze hanno intuito la pericolosità delle strutture e l’assenza di garanzie professionali, decidendo di denunciare i fatti alle autorità.
La loro scelta di non alimentare il circuito dell’abusivismo ha rappresentato un fondamentale presidio di legalità a tutela della salute pubblica e della corretta concorrenza nel settore medico-estetico.
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