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BOLOGNA – Il Giudice per l’udienza preliminare di Bologna, Francesca Zavaglia, ha deciso di rinviare a giudizio, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione contro la ‘ndrangheta “Aemilia” (LEGGI TUTTI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE), oltre 140 imputati. Il dispositivo è stato letto nell’aula speciale, allestita in alcune strutture della Fiera di Bologna a causa dell’elevato numero di imputati coinvolti.

La prima udienza del processo che riguarda la cosca Grande-Aracri originaria di Cutro nel Crotonese, che sarà celebrato con il rito ordinario è fissata per il prossimo 23 marzo 2016.

Tra gli oltre 140 imputati del processo ci saranno anche l’ex calciatore della Nazionale campione del mondo nel 2006 Vincenzo Iaquinta e il padre.

Per quanto riguarda l’ex attaccante della Juventus e della nazionale, l’accusa di cui dovrà rispondere e quella della violazione di reati in materia di armi, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso mentre il padre Giuseppe, che svolge l’attività di imprenditore, è contestata la partecipazione nell’associazione.

I RINVIATI A GIUDIZIO – Tra i rinviati a giudizio c’è, inoltre, l’imprenditore edile Augusto Bianchini, accusato di concorso esterno nell’associazione e Michele Bolognino, individuato dalla Dda di Bologna come uno dei promotori del sodalizio, ma che ha deciso di andare in dibattimento perché secondo il suo legale, l’avvocato Carmen Pisanello, «si sente di non essere parte di quest’associazione». Inoltre, a processo andranno i presunti organizzatori dell’associazione, come Gaetano Blasco e Antonio Valerio, i due che in una conversazione intercettata ridevano delle scosse del Sisma del 2012; ma anche dei presunti semplici partecipanti come Gianluigi Sarcone, Pasquale Brescia, Antonio Muto e Alfonso Paolini e imprenditori come i Vertinelli di Reggio Emilia e Gino Gibertini.

Erano stati in precedenza in 71 a chiedere il rito abbreviato, tra cui Nicolino Grande Aracri, gran parte dei vertici e degli organizzatori, oltre che dei concorrenti esterni come i politici Giuseppe Pagliani e Giovanni Paolo Bernini e la consulente fiscale bolognese Roberta Tattini. I due imputati per cui è stato pronunciato il non luogo a procedere sono invece un livornese di 53 anni, accusato di un essere un prestanome, e una donna russa di 26. 

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