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L'ex presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini

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CUTRO (CROTONE) – Il “secondo livello”. E’ quello che la super cosca Grande Aracri di Cutro sarebbe stata in grado di avvicinare per infiltrarsi in maniera sofisticata nel redditizio mercato farmaceutico, grazie all’appoggio dell’ormai ex presidente del consiglio regionale Domenico Tallini, ai tempi in cui il noto politico catanzarese era assessore al Personale.

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C’è anche lui, che nel novembre scorso finì agli arresti domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio anche se il Tribunale del riesame di Catanzaro annullò nei suoi confronti l’ordinanza di custodia cautelare consentendogli di rientrare come consigliere regionale a Palazzo Campanella, tra i 24 destinatari della richiesta di rinvio a giudizio depositata dal procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal sostituto Domenico Guarascio nell’ambito di un’inchiesta che avrebbe delineato i nuovi assetti del clan i cui vertici erano stati decapitati dopo l’operazione Kyterion del gennaio 2015.

A novembre undici persone finirono in carcere, otto ai domiciliari, tra cui l’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello del boss ergastolano Nicolino, accusato di intestazione fittizia e reimpiego di capitali illeciti ma la cui posizione è stata stralciata.

Ecco i nomi degli imputati: Santo Castagnino (59 anni), di Mesoraca, Giuseppe Ciampà (43), di Cutro, Elisabetta Grande Aracri (39), di Cutro, Salvatore Grande Aracri (35), di Cutro, Salvatore Grande Aracri (42), di Cutro, Gaetano Le Rose (49), di Cutro, Giuseppina Mauro (57), di Cutro, Pancrazio Opipari (46), di Sellia Marina, Salvatore Romano (33), di Cutro, Domenico Scozzafava (40), di Catanzaro, Leonardo Villirillo (54), di Crotone; Pasquale Barberio (66), nato a Lamezia ma residente a Isola Capo Rizzuto, Paolo De Sole (47), di Roma, Domenico Tallini (69), di Catanzaro, Raffaele Sisca (49), di Crotone, Domenico Grande Aracri (56), di Cutro, Tommaso Patrizio Aprile (56), di Potenza, Maurizio Sabato (55), di Catanzaro, Donato Gallelli (46), di Catanzaro; Giovanni Abramo (45), di Cutro, Serafina Brugnano (44), di Cutro, Lorenzo Iiritano (62), di Catanzaro, Gaetano Le Rose (46), originario di Cutro ma residente nel Parmense.

Le indagini condotte dai carabinieri dei Reparti operativi di Crotone e Catanzaro si erano incentrate sul consorzio Farma Italia e la società di capitali collegata Farma Eko, i cui magement erano direttamente controllati dalla cosca. Tallini, secondo gli inquirenti, avrebbe speso il suo ruolo di assessore regionale per favorire la conclusione dell’iter amministrativo per il rilascio delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento dell’attività del Consorzio FarmaItalia riconducibile alla cosca Grande Aracri, ovvero la commercializzazione all’ingrosso di prodotti farmacetuci e parafarmaceutici. Fu costituito un network con una ventina di punti vendita in Calabria, due in Puglia e uno in Emilia. Ma sullo sfondo c’era anche il progetto di truffare il Servizio sanitario nazionale esportando illegalmente farmaci oncologici rivendendoli all’estero con profitti enormi.

Tutto nasce, manco a dirlo, nella ormai famigerata del boss di Cutro, nel giugno 2014, dove il boss oggi ergastolano, allora in un periodo di libertà, fu monitorato dalle Dda di mezza Italia.

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