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La Dda di Milano chiede condanne per quasi 6 secoli nel processo al consorzio mafioso lombardo, proposti 20 anni per i calabresi Rosi e Crea.
CATANZARO – La Dda di Milano ha chiesto condanne per quasi sei secoli di reclusione nei confronti di 75 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nel processo sul consorzio mafioso lombardo. Soltanto tre le assoluzioni proposte. È il processo scaturito dall’inchiesta che ha portato all’operazione Hydra, con cui sarebbe stata disarticolata una confederazione orizzontale costituita da esponenti di cosche di cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra operante prevalentemente nel Milanese e nel Varesotto. Un unicum nella storia della criminalità organizzata italiana. Altri 59 hanno scelto il rito ordinario, e per quasi tutti loro i pm Antimafia Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno chiesto il rinvio a giudizio. Altri imputati hanno chiesto di patteggiare.
LE RICHIESTE
Le pene più elevate, a 20 anni di reclusione, sono state chieste, tra gli altri, per i calabresi Massimo Rosi, presunto reggente del “locale” di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo, cellula al Nord della cosca Farao Marincola di Cirò, indicato come uno dei principali fautori dell’alleanza tra le mafie, e Filippo Crea, ritenuto esponente di vertice della cosca Iamonte di Melito Porto Salvo. Vent’anni è la pena proposta anche per Giuseppe Fidanzati, vertice dell’omonima famiglia mafiosa di Palermo. L’altra componente di ‘ndrangheta è quella rappresentata da Antonio Romeo, esponente di punta dell’omonima famiglia di San Luca, per il quale la Dda chiede 12 anni. Tra le pene più alte proposte anche quella a 18 anni per Giacomo Cristello, uomo dell’organizzazione di matrice cirotana.
LA CONFEDERAZIONE
Come si ricorderà, il gip di Milano non aveva creduto all’ipotesi del consorzio tra le mafie e, a fronte di 154 richieste di misure cautelari avanzate dalla Dda, ne dispose soltanto 11. Ma il Tribunale del riesame smontò l’ordinanza del gip, riconoscendo l’accordo stabile tra gli imputati. Non una struttura “verticistica”. Ma una confederazione “orizzontale” costituita da condannati per associazione mafiosa sia nei territori della genesi storica delle organizzazioni criminali che in Lombardia. L’ipotesi della cupola mafiosa è ricomparsa nell’avviso di conclusione delle indagini e nella requisitoria dei pm, per i quali «Milano è come la Calabria».
IL PENTITO
Per il super pentito William Cerbo, referente lombardo del clan Mazzei di Catania, la richiesta di 5 anni tiene conto dell’attenuante per la collaborazione con la giustizia. Le sue rivelazioni sono già confluite nel fascicolo processuale. Parla di traffici di droga, di usura, di investimenti con infiltrazioni illecite in aziende cliniche e nel settore delle costruzioni. Parla anche di campagne elettorali con il coinvolgimento della ‘ndrangheta.
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LA DIFESA
Tra i calabresi che hanno scelto il rito ordinario Vincenzo Rispoli, capo storico del “locale” di Legnano e Lonate Pozzolo e nipote del boss cirotano Giuseppe Farao. Sono entrambi ergastolani. La parola alla difesa alle prossime udienze. Tra i legali degli imputati di origini calabresi interverranno Francesco Calabrese, Guido Contestabile, Antonino Curatola, Antonio D’Amelio, Giacomo Iaria, Luigina Pingitore.
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