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I resti del barcone affondato

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I ritardi nei soccorsi al centro del processo per la strage di Cutro, la Finanza assicurava: “Gestiamo noi, mare permettendo”


CROTONE – «L’operatore della Capitaneria di porto dice che ha la possibilità di avvisare i propri assetti. Ma quello della Guardia di finanza ribadisce più volte che è un’operazione di polizia che gestiscono le Fiamme gialle. “Mare permettendo”». Tutto ciò avviene nella «consapevolezza, da parte degli attori istituzionali coinvolti, delle condizioni meteorologiche avverse e di una burrasca imprevista». Sono alcuni dei passaggi chiave della testimonianza del maggiore dei carabinieri Roberto Cara, uno dei principali testi dell’accusa nel processo per la strage di Cutro, che vede imputati sei ufficiali per gli omessi soccorsi. L’udienza è stata interamente occupata dalla deposizione dell’allora comandante dei carabinieri del Reparto operativo di Crotone (oggi comandante della Compagnia di Cosenza). Fu lui, infatti, a curare la dettagliata informativa sul tragico naufragio in cui, tre anni fa, morirono un centinaio di migranti.

RITARDI NEL SAR

Secondo la Procura di Crotone, all’origine della tragedia ci sarebbe la mancata attivazione del piano Sar (il Piano per la ricerca ed il salvataggio in mare). L’ufficiale, rispondendo alle domande del pm Matteo Staccini, ha ripercorso la ricostruzione cronologica degli eventi, iniziando dall’operato della Guardia di finanza. Uno dei passaggi più controversi si consuma quando, alle 23.08 del 25 febbraio, la centrale operativa del Comando generale della Guardia di finanza gira la segnalazione di avvistamento alla Sala operativa del Roan (Reparto operativo aeronavale) della Guardia di finanza di Vibo Valentia. L’avvistamento, si ricorderà, era stato fatto da Frontex. Il velivolo Eagle 1 aveva monitorato il natante a 40 miglia da Isola Capo Rizzuto. Inoltre, aveva captato una chiamata satellitare da un numero turco.

L’AVVISTAMENTO

Il teste, attenendosi a diari di bordo e comunicazioni intercorse tra le sale operative, ha sottolineato un punto importante. Tra le ore 23:30 e le ore 23:32, il luogotenente Antonino Lopresti inviava sul gruppo “Whatsapp” del Corpo due messaggi relativi all’avvistamento del target. Nel primo precisa: “Trattasi di natante con migranti a bordo”. Nel secondo fornisce indicazioni operative sulle imbarcazioni da impiegare per la ricerca in mare. In navigazione c’era la motovedetta 5006 della Sezione operativa navale di Crotone, mentre il pattugliatore “Barbarisi” avrebbe mollato gli ormeggi da Taranto.

RISPOSTA TERMICA

Poco dopo, il maggiore Pasquale Caiazza (non imputato) scriveva al tenente colonnello Lippolis, comandante del Roan, il reparto incaricato del monitoraggio dell’’imbarcazione dei migranti. Ecco la comunicazione tra i due. “Sò migranti”. “Un mesetto tranquillo”. “In realtà non si è visto nessuno ma è una barca tipica”. “Sotto il flir è nero”. Il riferimento alla termocamera è importante. Un punto che il presidente del Tribunale, Alfonso Scibona, ha voluto approfondire, ottenendo una puntualizzazione dal teste. «Era nero perché c’era risposta termica». Il sospetto che ci fossero persone a bordo era più che concreto, insomma.

STIME VARIABILI

La scheda di sighting di Eagle 1, infatti, conteneva i dati tecnici del target avvistato alle ore 21:26 del 25 febbraio 2023. Frontex segnalava “una persona visibile in coperta, possibili altre sottocoperta” per la “significativa risposta termica dai boccaporti”.

Dopo la mezzanotte, le comunicazioni tra le sale operative di guardia costiera e guardia di finanza si infittiscono. L’attenzione del teste si è soffermata su un aspetto. Le sale operative fanno il punto sulla rotta e la velocità della Summer Love, il caicco con a bordo 180 migranti che sembra puntare verso Le Castella. Le stime dei tempi di arrivo variano tra le 2.30 e le 3. L’operatore del Roan precisa: «Per il momento è un’attività di polizia che stiamo valutando noi. Abbiamo la nostra vedetta che l’attenderà… mare permettendo».

«POSSO AVVISARE»

«Più volte», come ha sottolineato il maggiore Cara, il capo Domenico Spanò (non imputato) della Direzione marittima di Reggio Calabria mette a disposizione gli assetti navali della Guardia costiera. «Noi assetti in mare non ne abbiamo in questo momento. Posso avvisare Roccella e Crotone». «Per il momento è un’attività di polizia che gestiamo», la risposta del finanziere.

Soltanto alle 2.46 il pattugliatore Barbarisi mollerà gli ormeggi. Dopo meno di un’ora, sia il pattugliatore che la motovedetta rientrano perché «il mare è alto». E soltanto alle 5 i finanzieri apprendono che la motovedetta 321 della Capitaneria di porto ha mollato gli ormeggi perché l’evento è classificato come Sar. Un’operazione di soccorso, non più di polizia giudiziaria. Il resto è cronaca.

“HELP”

Cosa era successo? Alle ore 4:08, l’operatore della centrale operativa dei carabinieri di Crotone riceveva una prima chiamata da parte della Sala operativa della Guardia di Finanza di Vibo Valentia che segnalava, nel tratto di mare tra Steccato di Cutro e Botricello, l’imbarcazione “individuata in precedenza”. Lo stesso operatore della Guardia di finanza specificava che le unità marittime del Corpo inviate sul posto erano state costrette a rientrare in sede a causa delle condizioni climatiche avverse. Alle 4:11, mentre l’operatore dei carabinieri di Crotone era ancora al telefono (in “viva voce”) con l’operatore della Finanza, arriva sul numero unico d’emergenza “112” una chiamata di un cittadino straniero. “Help”, riferirà a posteriori lo stesso centralinista dei carabinieri dopo aver riascoltato la conversazione registrata.

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LA TRAGEDIA

Alle 4.24 il target viene individuato a Steccato. Ma il naufragio è già avvenuto. Sul posto vengono inviate pattuglie da terra di carabinieri, finanzieri, poliziotti. I messaggi si infittiscono. Alle 5.50 la drammatica comunicazione del tenente Gaetano Barbera, comandante della Sezione operativa navale di Crotone, non imputato. «Le pattuglie riferiscono che ci sono diversi morti sia in mare sia sulla battigia. Una tragedia». Il numero dei morti continuerà a salire. Le comunicazioni tra gli ufficiali si fanno sempre più drammatiche. “La barca si è distrutta”. “Ci sono diversi morti”. “Che brutta storia”.

LA STRAGE DEI BAMBINI

Alle 4.59 era arrivata la nota del vicecomandante della Capitaneria di porto che avvisava che la loro motovedetta stava uscendo ma non poteva arrivare troppo sotto costa. A un finanziere scappa il commento “sono fulminati”. Soltanto alle 6.50 la motovedetta CP321, intervenuta dal porto di Crotone, raggiunge il luogo del naufragio per iniziare un’attività di ricerca e soccorso a largo. Viene recuperato un bimbo morto nelle acque gelide. Saranno 35, su 94, i bambini morti nel naufragio di Cutro. la strage dei bambini.

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