La Guardia di finanza alla Provincia di Crotone
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Crotone, anche Combariati ai domiciliari dopo rivelazioni sul sistema degli appalti alla Provincia di Crotone, l’inchiesta Teorema si amplia
CROTONE – Consegna un memoriale di cinque pagine, descrivendo il sistema degli appalti alla Provincia di Crotone, e ottiene anche lui gli arresti domiciliari. La gip Assunta Palumbo ritiene che siano affievolite le esigenze cautelari anche nei confronti dell’ingegnere Giacomo Combariati. E dopo aver rivisto la decisione nei confronti di Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia, passato dal carcere ai domiciliari in seguito a parziali ammissioni rese nel corso di un interrogatorio, ha concesso la misura meno afflittiva anche al professionista, ritenuto il referente operativo del noto esponente politico di FI.
PARERE FAVOREVOLE DEL PM
Manica e Combariati sono i principali indagati nell’inchiesta su un presunto giro di tangenti che ha portato nelle settimane scorse all’operazione Teorema. Il parere favorevole del procuratore Domenico Guarascio e della sostituta Rosaria Multari alle scarcerazioni sarebbe riconducibile a un atteggiamento collaborativo da parte degli indagati.
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L’istanza difensiva dell’avvocato Antonio Domenico Rizzuti è stata avanzata al termine di un serrato interrogatorio, nel corso del quale Combariati ha confermato ciò che ha riportato nel suo manoscritto. Il manoscritto è attualmente secretato. Se lo stesso gip che aveva emesso la misura cautelare in carcere, confermata dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, ha cambiato idea nel giro di così poco tempo è perché sono, dunque, emersi elementi nuovi. Manica avrebbe ammesso alcune responsabilità in ordine a fatti illeciti che, secondo i suoi difensori, non sono qualificabili giuridicamente come corruzione. Non ha ammesso di aver fatto parte di un’associazione a delinquere. Combariati, dal canto suo, avrebbe chiarito il modus operandi alla Provincia.
LE ACCUSE
Secondo l’accusa, Manica, ritenuto il promotore, e un gruppo di professionisti avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere dedita a reati contro la PA. Tra gli altri reati contestati, quelli di corruzione, falso, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata. La figura di Manica emerge non solo come politico di spicco. Il meccanismo ruotava attorno alla società Sinergyplus, che avrebbe percepito i ricavi provenienti da appalti truccati, affidati in maniera diretta e in assenza di requisiti. Si tratta di interventi di progettazione presso il liceo scientifico “Filolao”, il liceo classico “Pitagora”, gli istituti “lucifero e “Gravina”.
IL SISTEMA
Il passaggio di denaro, secondo l’accusa, avveniva attraverso la società Sinergyplus, di fatto amministrata da Manica, e tramite trasferimenti sui conti del rappresentante legale Giacomo Combariati. In una prima fase, parte del denaro ottenuto dai destinatari degli appalti veniva versato a Sinergyplus. Il secondo step prevedeva il passaggio sui conti dell’amministratore Combariati. La sequenza si concludeva col dirottamento su un conto di Combariati di cui Manica, sempre secondo l’accusa, aveva piena disponibilità. L’inchiesta della Guardia di finanza prosegue per verificare se il “sistema” fosse più ampio. E potrebbe trarre nuovo impulso proprio dalle dichiarazioni di Manica e Combariati.
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