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L'ex super latitante Giuseppe Romeo al momento dell'arresto in Spagna

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In Appello 31 condanne per i narcos dei clan della Locride e crotonesi coinvolti nel processo Aspromonte Emiliano


CROTONE – Pene per quasi quattro secoli di reclusione. La Corte d’Appello di Bologna ha confermato l’impianto della sentenza con cui nel novembre 2024 furono inflitte condanne a 31 imputati nel processo scaturito dall’inchiesta che portò all’operazione “Aspromonte Emiliano”. È il processo scaturito dall’inchiesta che nel maggio 2023 portò a una maxi operazione con cui la Guardia di finanza e la Dda di Bologna disarticolarono inedite sinergie criminali nel narcotraffico internazionale tra cosche della Locride e personaggi vicini ai clan del Crotonese. I giudici hanno confermato in toto 28 condanne, accogliendo la richiesta della Procura generale. Ne hanno ritoccate soltanto tre, di cui due in seguito a concordati. Così la pena per Giovanni Generoso, di Cutro, scende da 7 a 6 anni e quella per il petilino Rosario Costanzo passa da 8 a 6 anni. Mentre la pena per il romano Massimiliano Masi è rideterminata da 10 anni a 9 anni e 10 mesi.

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SINERGIE TRA CLAN DELLA LOCRIDE E CROTONESI

Il nucleo della sentenza di primo grado resta intatto. Significativo che le pene più alte, a 20 anni di reclusione ciascuno, siano state quelle disposte per il presunto vertice dell’organizzazione, l’ex super latitante Giuseppe Romeo, della nota famiglia mafiosa detta “Staccu” di San Luca, e per il petilino Pietro Costanzo, che avrebbe svolto un ruolo primissimo piano dopo l’arresto del capo. L’emblema di quelle sinergie criminali sono rappresentate da lingotti d’oro puro. I proventi della droga venivano investiti, infatti, anche in beni rifugio di natura speculativa. Tant’è che al boss sanlucoto e a due imputati ritenuti vicini alle cosche del Crotonese, come il cutrese Francesco Silipo e il melissese Gennaro Lonetti, era contestato anche il riciclaggio.

IL “DISSOCIATO”

Generoso, che non riveste lo status di collaboratore di giustizia ma in seguito alle dichiarazioni accusatorie e autoaccusatorie rese è passato dal carcere ai domiciliari, nel corso di un interrogatorio ha ammesso di aver commesso reati insieme ai cutresi Francesco Procopio e Francesco Silipo e al melissese Gennaro Lonetti. Generoso ricorda bene anche una consegna di denaro a quello che poi ha saputo essere un agente sotto copertura. In particolare, l’undercover riceveva una somma di 260mila euro da Gennaro Lonetti, residente a Gualtieri, altri 290mila da Lonetti e Francesco Silipo, più 300mila da Silipo e Giovanni Generoso. Per conto della rete del narcotraffico, Generoso ha custodito, per un periodo, 800mila euro nel garage del suocero «a sua insaputa». Il compito di Generoso sarebbe stato quello di redigere fittizie bolle di accompagnamento per giustificare gli spostamenti di camion utilizzati per i trasporti di droga. «Le facevo io, con “word”, prendendo da Internet nomi di ditte a loro insaputa».

IL “NARCO” DEI TRE CONTINENTI

Impressionante il curriculum del boss arrestato in Spagna, detto “il Narco dei tre continenti”. Figlio di Antonio “Centocapelli”, capo del clan Romeo “Staccu” fino al suo arresto nel 1997 e alla successiva condanna a 30 anni, Giuseppe Romeo è ritenuto uno dei principali broker della droga degli ultimi anni. Cresciuto con una venerazione per i cartelli del narcotraffico e in particolare dei Los Zetas, noti anche per le decapitazioni e gli attacchi con bombe ad atri narcos e allo stesso esercito messicano, contro i quali, tuttavia, un commando di suoi uomini si sarebbe addirittura scontrato in una sparatoria in strada in Nord Europa, Romeo avrebbe iniziato la sua carriera criminale a soli 16 anni. A 22 anni già trafficava in droga.

APPOGGI NEI PORTI EUROPEI

Nel 2016 avrebbe iniziato la scalata internazionale facendo parte della “Banda del Belgio” insieme ai fratelli Domenico e Filippo. I tre avrebbero operato anche in Olanda dove avrebbero ricevuto le spedizioni dal Sudamerica. Condannato a 20 anni, Romeo si rese irreperibile fuggendo a Barcellona, da dove avrebbe gestito carichi di centinaia di chili di cocaina al mese, forte dell’alleanza coi narcos e di appoggi nei principali porti europei. Notevole la sua capacità di organizzare trasporti di stupefacenti su container dalla Colombia, dal Brasile, dal Perù passando per la Costa d’Avorio o Rotterdam.

MILLE CHILI DI DROGA

Dietro la regia di Romeo, i crotonesi emigrati sarebbero stati tra i corrieri più attivi nell’ambito della presunta holding della droga di matrice calabro-emiliana che avrebbe gestito traffici di oltre mille chili di cocaina, centinaia di chili di hashish, decine di chili di marijuana per un giro di affari di svariati milioni di euro.

Almeno cinque i milioni riciclati grazie all’apporto di cinesi dediti al cosiddetto fei ch’ien, il denaro volante. I proventi, infatti, sarebbero stati reinvestiti in società di capitali fittiziamente intestate a prestanome, utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e ottenere il supporto logistico e documentale con cui “mascherare” i trasporti di droga, in pieno lockdown per il Covid, attraverso false bolle di accompagnamento.

CHAT CRIPTATE

Gli imputati, secondo l’accusa, creavano i gruppi sulla chat criptata SKY ECC per condurre indisturbati i loro affari di droga. I broker utilizzavano utenze telefoniche sudamericane per sondare la disponibilità dei prelevatori di denaro e dare loro indicazioni su giorno, ora, coordinate geografiche della consegna e informazioni utili ai corrieri incaricati. Dalle motivazioni della sentenza di primo grado si ricava un precedente che sancisce la genuinità delle prove acquisite nei processi contro i narcos della ‘ndrangheta. Secondo il gup di Bologna, «occorre conformarsi» ai principi stabiliti dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che hanno sancito l’utilizzabilità delle chat scambiate tramite criptofonini e acquisite dagli inquirenti francesi. Il servizio digitale Sky Ecc è uno dei meccanismi di comunicazione anonima preferito dai “signori della droga” in tutto il mondo. E sono milioni le conversazioni acquisite tramite criptofonini in oltre 70mila dispositivi ormai utilizzabili. Un patrimonio inestimabile di conoscenza per gli inquirenti rischiava però di andare sprecato.

UTILIZZABILITÀ PROCESSUALE

Una controversa questione era stata sollevata dai difensori di alcuni imputati dopo che le autorità francesi erano riuscite a bucare la piattaforma SKY ECC. In passato la Cassazione aveva escluso l’utilizzabilità processuale in quanto mancherebbe il legittimo consenso del titolare dei dati visto che chat e algoritmo di decriptazione erano stati acquisiti in modo occulto e, quindi, senza il consenso della Sky Global, la società che deteneva i dati. Essendosi formate varie posizioni giurisprudenziali, la questione è stata rimessa all’esame delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Secondo le Sezioni Unite, ai fini dell’emissione dell’ordine europeo di indagine per l’acquisizione delle chat, «non occorre la preventiva autorizzazione del giudice». Si applica la disciplina del sequestro che prevede la possibilità che questo atto probatorio venga adottato direttamente dall’organo inquirente. Il trasferimento dei dati – cioè dei messaggi su chat di gruppo scambiati con sistema cifrato – rientra nell’acquisizione di atti di un procedimento penale.

LA DIFESA

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Giovanni Mauro, Savino Lupo, Mattia Fontanesi, Alessandro Bavaro, Sandro Furfaro, Vincenzo Belli, Matteo Rampioni, Guido Contestabile, Luigi Campone, Federico De Belvis, Luca Cianferoni. E ancora, dagli avvocati Lorenzo Mario Zangari, Arcangelo Campilongo, Enrizo Fontana, Liborio Cataliotti, Roberta Vicini, Giosuè Naso, Debora Piazza. I legali hanno tentato di scalfire l’impianto accusatorio che però regge.

LE DECISIONI

  • Teresa Alfì, di 34 anni, di Cirò Marina: 5 anni.
  • Francesco Barbera (56), di Rizziconi: 12 anni.
  • Giuseppe Cardaciotto (37), di Cinquefrondi: 14 anni.
  • Giuseppe Condello (56), di Taurianova: 18 anni.
  • Niko Costanzo (32), di Petilia Policastro: 6 anni.
  • Pietro Costanzo (34), di Petilia Policastro: 20 anni.
  • Rosario Costanzo (62), di Petilia Policastro: 6 anni (8 anni).
  • Alessio Drago (33), di Cariati: 12 anni.
  • Claudio Fava (44), di Scandiano. 10 anni.
  • Vincenzo Ferrinda (44), di Oppido Mamertina. 10 anni.
  • Giovanni Generoso (32), di Guastalla (RE) ma originario di Cutro: 6 anni (7 anni).
  • Fortunato Giorgi (61), di San Luca. 16 anni.
  • Giuseppe Giorgi (30), di Melito Porto Salvo. 10 anni.
  • Giuseppe Giorgi (26), nato in Belgio 10 anni.
  • Nertil Hoxhaj (50), nato in Albania. 12 anni.
  • Gennaro Lonetti (39), di Melissa. 15 anni.
  • Massimiliano Masi (44), di Roma. 9 anni e 10 mesi (10 anni).
  • Domenico Napoli (40, di Locri. 9 anni e 4 mesi.
  • Daniele Pezzella (47), di Napoli. 6 anni.
  •  Francesco Procopio (43), di Melissa. 12 anni.
  • Ervin Proshka (35), nato in Albania. 9 anni e 4 mesi.
  • Giuseppe Romeo (40), di San Luca: 20 anni.
  • Costanzo Sanna (63), di Sassari. 6 anni e 8 mesi.
  • Francesca Santoriello (27), di Bagnolo in Piano (RE). 3 anni.
  • Michele Saracino (35), di Cerignola (FG): 12 anni.
  • Francesco Silipo (38), di Cutro. 18 anni.
  • Francesco Sirto (41), di Crotone: 3 anni.
  • Ottavio Sirto (65), di Isola Capo Rizzuto: 3 anni.
  • Ankeloid Tuci (44), nato in Albania: 12 anni.
  • Francesco Ventura (47), di Isola Capo Rizzuto: 4 anni e 6 mesi.
  • Chunxiong Ye (71), nata in Cina: 1 anno.

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