X
<
>

Il Municipio di Roccabernarda

2 minuti per la lettura

Cinque condanne nel processo al clan Bagnato per il monopolio sui lavori del Comune di Roccabernarda, ma le più alte sono per i due pentiti


ROCCABERNARDA – Tra le cinque condanne disposte dal gup distrettuale di Catanzaro nel processo alla cosca Bagnato di Roccabernarda, quelle più alte sono per i pentiti. È il dato che più balza all’attenzione, se si esamina il dispositivo pronunciato dal giudice Mario Santoemma al termine del processo scaturito dell’inchiesta che avrebbe fatto luce sul monopolio della cosca sui lavori al Comune del piccolo centro del Crotonese.

La sentenza

In particolare, il giudice ha condannato a 4 anni di reclusione il boss Santo Antonio Bagnato. Per lui il pm Antimafia Pasquale Mandolfino aveva chiesto 9 anni e 6 mesi. Ma il giudice ha stabilito che per il reato di associazione mafiosa si applica il principio del ne bis in idem, essendo stato Bagnato già condannato nel processo Trigarium per lo stesso reato. La pena per il fratello Gianfranco Bagnato è di 4 anni e 4 mesi. Pena di 4 anni anche per l’imprenditore Antonio Lonetto, considerato l’imprenditore di riferimento della cosca. Tutti gli appalti dell’illuminazione pubblica erano gestiti dal clan, secondo l’accusa, tramite l’impresa di Lonetto. In meno di dieci anni Lonetto si sarebbe aggiudicato oltre 100 appalti. Per sbaragliare la concorrenza, il clan non avrebbe esitato a compiere danneggiamenti e intimidazioni, anche nei confronti dell’ex sindaco Nicola Bilotta e dei suoi familiari.

LEGGI ANCHE: Roccabernarda, la cosca monopolizzava i lavori di illuminazione pubblica – Il Quotidiano del Sud

I pentiti

Ma le pene più alte sono per i collaboratori di giustizia, che hanno fornito agli inquirenti preziose informazioni sulla cappa mafiosa che gravava sull’amministrazione comunale di Roccabernarda ai tempi in cui sindaco era Vincenzo Pugliese. Cinque anni e 4 mesi al pentito Domenico Iaquinta, nonostante l’attenuante concessa.  Otto anni a Tommaso Rosa, gola profonda del sistema delle false fatturazioni già venuto alla luce nel processo Basso Profilo e anche lui beneficiario dell’attenuante. Rosa era accusato anche di aver svolto un ruolo da “palo” per l’omicidio del boss rivale Rocco Castiglione e il tentato omicidio del fratello Raffaele. Nonostante lo squillo che non fece per avvisare i killer, poiché la vittima predestinata non era da sola, per l’accusa si configura il concorso materiale nell’agguato del maggio 2014. Per l’omicidio sono ormai definitive tre condanne all’ergastolo, tra cui quella per il boss Bagnato.

La difesa

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Simona Celebre, Manfredo Fiormonti, Antonio Ierardi, Sergio Rotundo, Aldo Truncè. Sono stati condannati anche a risarcire le parti civili, tra cui l’ex sindaco Bilotta. L’avvocato Truncè ha ottenuto per Lonetto l’assoluzione dall’accusa di incendio e la restituzione dei beni, dei quali la Dda chiedeva la confisca. Prosegue davanti al Tribunale penale di Crotone il processo per gli imputati che hanno scelto il rito ordinario. Tra loro l’ex sindaco Pugliese.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA